ALBERTO CAMERINI

 

DISCOGRAFIA

 

Cenerentola e il pane quotidiano

(Cramps - 1976)

 

Gelato metropolitano

(Cramps - 1977)

 

Cosmici cosmetici

(Cramps - 1978)

 

Alberto Camerini

(CBS - 1980)

 

Rudy & Rita

(CBS - 1981)

 

Rockmantico

(CBS - 1982)

 

Angeli in blue jeans

(CBS - 1986)

 

Dove l'arcobaleno arriva

(Duck - 1994)

 

Arlecchino elettronico

(Duck - 1995)

 

Metropolitano

(CBS - 1998)

 

Rockmanticollection

(CBS - 1999)

 

Cyberclown

(316 Rec. - 2001)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parlare di un artista quale Alberto Camerini equivale per me allo sfondare una porta già spalancata. Un uomo che merita rispetto innanzitutto perché nella sua carriera non si è mai negato nulla, spesso fuori da ogni schema e sempre due passi in avanti rispetto al resto della musica italiana. Probabilmente è stata proprio questa voglia di fare tutto alla sua maniera, di scendere molto difficilmente a compromessi, che gli ha regalato un paio di memorabili stagioni di successo e parecchi anni di musica prodotta in sordina, ma dallo spessore artistico da non sottovalutare.

Camerini nasce musicalmente a Milano (città nella quale si è trasferito attorno ai dieci anni dalla natia San Paolo, Brasile, dov’è nato da genitori italiani, anche se alcune fonti riportano padre italiano e madre brasiliana), dove si inserisce nell’imperante movimento proletario metropolitano instaurando buoni rapporti con personaggi quali Eugenio Finardi e Demetrio Stratos degli Area. Grazie all’interessamento di un’etichetta di culto come la Cramps vedono la luce i suoi primi due lavori, “Cenerentola e il pane quotidiano” (1976) e “Gelato Metropolitano” (di un anno più tardi), che presentano Alberto sotto le vesti di cantautore socialmente impegnato, sebbene dal taglio ovviamente “alternativo” rispetto ad altri colleghi coi medesimi intenti. Il primo album tenta infatti un curioso ibrido tra ballate Folk di protesta, richiami rock n’roll ed i ritmi latini che dalla nascita fanno parte del suo patrimonio culturale. Il successore si muove sulla stessa scia, abbassando l’elettricità in favore del Folk acustico.

Si tratta tuttavia di una scelta condizionata anche da una serie di fattori esterni, quali la precarietà delle condizioni economiche di Alberto, secondo cui un disco realizzato solamente con voce e chitarra è riproducibile dal vivo ovunque e con una spesa minima, mentre un disco realizzato con una band al completo porterebbe uscite insostenibili per essere trasformato in uno show live. Significative in questo senso le sue dichiarazioni rilasciate all’epoca ad un cronista del magazine Ciao 2001: “Spero che questa situazione cambi, perché a me andrebbe di fare anche un certo tipo di spettacolo in quanto la musica è anche questo e poi perché il mio sogno segreto è quello di diventare una rock-star, non scherzo; una cosa che proprio non mi va giù della musica italiana è che nessuno cerca di diventare un personaggio, secondo me non è una cosa sbagliata; non credo che rock-star sia sempre sinonimo di stronzo”. 

Ed è così che “Cosmici Cosmetici”, del 1978, si rivela il primo passo verso la realizzazione del sogno segreto di Camerini. I testi socialmente impegnati smorzano i toni in favore di un’ironia sottile ed arguta, Alberto scopre finalmente l’importanza del fatto gestuale, il suo personaggio ora fa perno sulla mimica e sulla teatralità. Anche la musica cambia, pesantemente influenzata dall’esperienza vissuta in visita a Londra in piena epoca 77/78. Il calderone di stili inizia ad abbracciare un Rock più duro che in precedenza, qualche accenno Ska, ed ovviamente il Punk, grande amore di Camerini, che di lì a poco inserirà stabilmente “Cretin Hop” degli statunitensi Ramones nelle scalette dei suoi concerti. “Cosmici Cosmetici” è anche l’ultimo disco ad uscire per la Cramps, che, scaduto il contratto, verrà lasciata in favore di un accordo major con la CBS. 

Ed è proprio in questo periodo di cambiamenti che Camerini compie altri passi molto importanti per la sua ascesa: il sodalizio con il produttore Roberto Colombo, i primi tentativi di musica elettronica e soprattutto la scoperta dell’antico teatro italiano, della commedia dell’arte e delle sue caratteristiche maschere, in primis quella di Arlecchino. E’ questa la formula dietro il nuovo album “Alberto Camerini”, fuori nel 1980 ed indubbiamente avanguardistico per la musica italiana dell’epoca. Un disco che ancora attinge da Punk, Ska e Rock N’Roll, ma che filtra il tutto attraverso i suoni elettronici dei sintetizzatori, che frattanto erano entrati prepotentemente alla ribalta nel Rock internazionale. Il tutto concettualmente incentrato attorno alla figura di Arlecchino, un Arlecchino figlio dei nostri tempi, un Arlecchino Elettronico. “L'Arlecchino del 1980 è elettronico. L'Arlecchino significava la maschera dell'attore popolare giovane, colui che rappresentava non il bello, ma il servitore, la persona comune. E’ una maschera che mi ha interessato per varie ragioni: un po' perché me la sono trovata addosso, è un personaggio al quale mi sento molto simile. Anche Arlecchino suonava, cantava, ballava, era sempre in movimento”

Le reazioni, sia tra la critica che tra il pubblico, sono discordanti. Probabilmente l’Italia non è ancora pronta per musica Rock suonata da sintetizzatori e cantata da un personaggio dal look così sfacciatamente teatrale. In realtà sono solamente le prove generali per il trionfo che arriva di lì ad un anno. Il singolo “Rock N’Roll Robots” difatti scala sorprendentemente le classifiche, trainando con sé l’intero album “Rudy e Rita”, pubblicato nell’autunno del 1981. Le vendite sono incoraggianti, le apparizioni televisive si moltiplicano e gli show successivi, che hanno molto più dello spettacolo teatrale che del semplice concerto, registrano incassi ottimi. La musica assume finalmente connotati ben definiti: l’elettronica acquista un ruolo sempre più importante, avvolgendo letteralmente le ballate, il Punk, il Rock N’Roll e tutte le caratteristiche peculiari della musica di Alberto, si fa sentire non poco l'influenza dei primi lavori di bands come O.M.D. e Depeche Mode. 

Da sottolineare come le intuizioni di Camerini non osino assolutamente riciclare nel nostro idioma concept presi a prestito da qualche fortunato gruppo SynthPop, quanto piuttosto provare ad “appropriarsi” di quello stile, assimilarlo assieme a tutte le sue influenze al fine di tirarne fuori qualcosa di proprio, che sia davvero “Rock italiano”, anziché semplice “Rock cantato in italiano”. “Le mode vanno e vengono, oggi c'è lo ska, domani qualcos'altro, ma il denominatore comune è sempre lo stesso: il rock and roll. Soltanto che bisognerebbe cercare di appropriarsene, di dargli almeno un contenuto italiano e, a meno che non si voglia fare del manierismo, non è una cosa facile. E' una cosa possibile però e spero che sia proprio il mio Arlecchino Elettronico a dimostrarlo”. E lo dimostra di lì ad un anno, quando l’album “Rockmantico”, trainato dalla grandissima popolarità della canzone “Tanz Bambolina”, supera addirittura il successo dell’album precedente. Il sogno di Alberto si è finalmente realizzato, adesso è una vera rock-star, un fenomeno di proporzioni nazionali. Ospite in tutte le più prestigiose trasmissioni Tv (spesso in contesti che non c’entrano molto con la sua musica, ma d’altronde è inevitabile), uomo-copertina premiato in tutte le salse, spettacoli perennemente campioni d’incassi: si tratta senz’ombra di dubbio del suo periodo commercialmente più felice. 

Tuttavia è risaputo che il successo di massa oltre ad onori e gloria porta con se anche i dovuti rovesci della medaglia, ed a cavallo tra il 1982 ed il 1983 tocca inevitabilmente anche a Camerini farne le spese: ”Ho avuto un esaurimento nervoso. A gennaio sono stato in una clinica svizzera e ne sono uscito conciato peggio di prima. Comunque le attrezzature che ho visto lì dentro hanno ispirato il mio nuovo pezzo, 'Computer capriccio'...". E’ proprio questo il titolo del singolo che spedirà Alberto direttamente in cima alle classifiche di vendita per il terzo anno consecutivo, regalandogli quello che probabilmente è a tutt’oggi il suo ultimo successo di tali proporzioni. Il fortunato singolo stavolta però non viene bissato da un nuovo full lenght, un po’ a causa delle condizioni di salute di Alberto, non ancora rimessosi completamente, un po’ perché ormai il periodo d’oro della New Wave è passato e l’autore si rende conto che, dopo un successo di tale portata, è forse il momento di fermarsi un attimo a riflettere. 

Lo ritroviamo un po’ a sorpresa al festival di Sanremo del 1984, dove si presenta con un look più sobrio e con “La Bottega del Caffè”, un brano dallo stile molto posato che risente più che mai l’influsso delle sonorità latine. Ancora una volta la storia si ripete e, anziché pubblicare un disco nuovo, Alberto si limita ad uscire solamente con il singolo, quindi, incurante del basso riscontro ottenuto dalla sua canzone, si reca per un periodo in Brasile per ricaricare le batterie in vista di un suo futuro ritorno sulle scene. “Angeli In Blue Jeans”, al solito inciso in collaborazione con Roberto Colombo, vede finalmente la luce nel 1986, presentando un Camerini dall’immagine più convenzionale ed un nuovo sound diviso tra pezzi rock e ballate melodiche. Si tratta di un disco che poco aggiunge e nulla toglie alla sua carriera, che sancirà praticamente la sua uscita dal mercato discografico “che conta”: si tratta infatti dell’ultimo disco da lui inciso per la CBS. 

Negli anni seguenti Alberto si dedica soprattutto allo studio dell’antica commedia dell’arte, scoprendo addirittura in una biblioteca veneziana 104 ariette dall'autore anonimo che hanno il carnevale come tema centrale. Alberto ne riproduce fedelmente i suoni ed i testi in attesa di presentarle al pubblico durante i suoi concerti. Contemporaneamente si sviluppa in lui anche un ritorno d fiamma per le sonorità brasiliane che da sempre hanno fatto capolino qui e lì nei suoi lavori, ed è così che, grazie all’interessamento della Duck Records esce nel 1994 “Dove l’arcobaleno arriva”, senz’altro l’album più “latino” della sua carriera. Sempre su Duck Records esce l’anno successivo “Arlecchino Elettronico”, raccolta di tutti i suoi successi più famosi riletti in nuove versioni dal taglio più moderno. 

Tutto questo è il preludio all’ennesimo stravolgimento del volto musicale di Camerini, che verso la fine degli anni ’90 ritorna a quello che è l’altro suo grande amore assieme alla musica brasiliana: il Punk Rock. In “Cyberclown”, uscito nel 2001, si presenta infatti assieme ai ragazzi del gruppo Punk Skidsoplastix, ormai suoi fedeli accompagnatori, un look a tema con tanto di cresta ed un sound che al Punk di base miscela influenze reggae, ska ed anche escursioni in territori più metallici. Degno di menzione anche il concept sul quale si basa il disco: come facilmente intuibile dallo stesso titolo, la storia di “Cyberclown” è per certi versi la diretta evoluzione del vecchio Arlecchino Elettronico. 

Sicuramente Alberto Camerini è un artista che durante gli anni del suo maggior successo è riuscito, secondo forse ai soli Krisma, a sdoganare anche in Italia sonorità relativamente nuove per l'epoca, come appunto il SynthPop, ad ogni modo non sarebbe giusto rendergli merito solamente per questo. Si tratta di un personaggio che non ha mai avuto paura di fare le sue scelte e di concedersi escursioni musicali che ne hanno confermato un’apertura mentale meritevole di parecchio rispetto, visto che in tutti i casi i risultati sono stati quantomeno dignitosi. Sinceramente non mi sembra affatto cosa da poco.  

Tony Aramini