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COLLOQUIO
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Solitudine,
abbandono, volontaria reclusione e stremante ricerca d’amore
negato o rimpianto sono i perni portanti del discorso e
dell’evoluzione di Colloquio, una piccola, lacerante realtà che
è cresciuta lentamente, nel tempo, affidando l’urgenza
comunicativa a semplici demotape rilasciati con perseverante
regolarità, nella consapevolezza che quello che si narra è un
discorso per pochi, mai con propositi pretestuosamente elitari
quanto piuttosto consci che la disperante desolazione interiore di
cui si racconta è rivolta necessariamente a chi quelle sensazioni
le conosce bene, senza cercare intrusioni da chi non può né
vuole lasciarsi coinvolgere.
Nella speranza che presto si provveda
alla ristampa in cd della prima produzione (le cassette Il
Giardino Delle Lacrime, Inferno, Le Dolci Carezze della Tristezza,
lo split con Menarca Lettere a una Tessitrice D’ombra, Io e
L’altro), presentiamo qui le due emissioni ufficiali di
Colloquio, più qualcos’altro. Buona lettura.
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...E LO
SPETTACOLO CONTINUA - 1997 (SelfProduced) |
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Tracklist: Ciao
Ciao / Uomo Del Silenzio / Marta / Madre / Tu Sai / C'è Chi C'è /
Meravigliosa / L'Ultimo Giro Di Danza / Un Giorno...Vedrai |
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Il
tema dell’impossibile convivenza con un mondo che si riconosce
popolato unicamente da maschere di falsa felicità e vacui simulacri
è il perno portante dell’intero percorso della realtà bolognese
(il cui cantante/tastierista Gianni Pedretti è leader e compositore
unico), ma è proprio nell’esordio autoprodotto …E Lo Spettacolo
Continua che la trattazione di tali insistenti problematiche trova
pieno compimento. Composto e assemblato con mezzi poverissimi, più
per necessità che per scelta (produzione rustica e suoni non sempre
all’altezza), il disco è comunque capace di riservare perle
inattaccabili di lirismo e rigore fin dalla lancinante opener Ciao
Ciao, il cui testo è sicuramente da annoverare tra le vette più
alte mai raggiunte dall’ispiratissima penna di Pedretti (“Ho
consumato tutto questo mio tempo/ nascondendomi dietro a maschere
dipinte con i colori della felicità/ e in questo circo che suona/
le sue note son come proiettili puntati dritti al cuore/ Ma anche se
cado... tanto nessuno mi vedrà.”). Ma l’intero lavoro è un
continuo susseguirsi di parole e musica la cui intensità sembra
risvegliare l’intera canzone italiana dallo stato di torpore
comatoso in cui versa da anni e da cui poche isolate realtà sono
riuscite a innalzarsi (Frankie Hi NRG, i primi devastanti
Diaframma): nulla è inopportuno, niente suona fuori posto in questa
inarrestabile sequenza di schermaglie di dolore che portano il nome
di Uomo del Silenzio, Marta,
Madre, Tu Sei, C’è Chi C’è (disperata invettiva a Dio di
rara efficacia e persuasione), Meravigliosa,
L’ultimo Giro di Danza, fino all’unico spiraglio di pace e
sollievo che si intravede nella bellissima Un
Giorno… Vedrai. E quando le lacrime arrivano inesorabili è
impossibile frenarle, perché piangere è l’ultimo passo che porta
all’identificazione totale in un disco letteralmente magnifico.
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(AAVV)
INTIMATIONS OF IMMORTALITY VOL.4 - 1998 (Energeia) |
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Tracklist: Colloquio
presenti con il brano Metamorfosi |
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Nel
quarto volume della compilation emessa da Energeia Colloquio
presentano l’inedito Metamorfosi,
breve storia di un amore finito, poche righe di testo sussurrate
quasi si stesse pensando ad alta voce, niente chorus, una scia di
tastiere che meglio di ogni altra cosa descrive la desolazione che
si respira nelle strade deserte di un’Emilia nebbiosa a notte
fonda.
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VA TUTTO
BENE - 2001 (Eibon) |
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Tracklist: Un
nome, una data / L'appuntamento / Va tutto bene / Solo con me / Benvenuti
/ Tu che passi / L'unica cosa che ho / Va tutto bene (II parte) /
Irraggiungibile / Io sono gli altri |
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Tema
persistentemente analizzato in Va Tutto Bene è la vecchiaia, tanto
come inevitabile divenire psicofisico quanto come stato mentale
forse precocemente raggiunto, con esiti emotivamente spiazzanti.
Vecchiaia come inesorabile dissolversi di un tempo vissuto con
amarezza, in una stasi perenne, un tempo il cui ricordo è ancora più
amaro perché irrecuperabile, indipendentemente da come lo si è
impiegato. Tutto riconduce a una percezione temporale forse falsata
negli attimi di maggiore disperazione, quando il groppo alla gola
sale lancinante e inevitabile (la sconvolgente, bellissima Solo
Con Me), ma della cui ineluttabilità è sempre radicata la
certezza, esplicitata tramite il periodico ticchettio di un orologio
che scandisce la durata del programma inserendosi tra un brano e
l’altro come sinistro monito di mortalità. Altissima
l’ispirazione che porta all’assemblaggio di autentici gioielli
di raggelante pop-wave, freddi e distanti nelle soluzioni adottate
(dove il sax in L’appuntamento
invece di mitigare il clima lo rende ancora più gelido e scostante)
quanto brucianti totalizzante passione nelle splendide liriche. E se
lo schianto apparente non potrebbe risolversi in maniera più
riuscita, la spietatezza delle riflessioni di Pedretti spesso porta
la soglia della commozione a livelli insopportabili: la glaciale
sensazione di perdita sviscerata nei momenti strumentali (Un
Nome, Una Data, Io
Sono Gli Altri, gli allarmanti gorghi dronici iniziali in Benvenuti,
poi destinati a cedere spazio a una melodia di tastiere tra le più
commoventi del disco) si sposa a momenti di assoluto lirismo (L’unica
Cosa Che Ho, Tu
Che Passi, Irraggiungibile,
scritta il giorno della morte del padre e a lui dedicata),
trasudanti disperazione, analisi che non chiedono né cercano pietà
o partecipazione, semplici descrizioni di stati mentali generati da
uno stato di sofferta solitudine le cui origini e conseguenze, dalla
necessità del distacco alla constatazione dell’assoluta mancanza
di calore umano, di semplici presenze a popolare una casa ormai
vuota, trovano corpo in lapidarie sentenze dall’efficacia brutale
(“Ci
sarà solo la mia ombra in queste stanze a farmi compagnia/ E non di
certo le voci che sento squillanti, curiose, piene di allegria”)
dove, se la salvezza immediata vi è energicamente preclusa,
l’unico chimerico riscatto si identifica in un processo catartico
di cui non è prossima ma a questo punto si auspica la fine (“Ma
se un giorno mi rialzerò, sarò irraggiungibile”). Capolavoro
assoluto e insindacabile, tra i più bei dischi di musica italiana
usciti negli ultimi anni.
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(CANAAN)
A CALLING TO WEAKNESS - 2002 (Eibon) |
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Tracklist: Gianni
Pedretti ospite in Un Ultimo Patetico Addio / Essere Nulla |
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Breve
menzione per l’ultimo album dei milanesi Canaan (si attende ora il
ritorno per Code666), dove Gianni è chiamato a interpretare i due
brani in italiano Un
Ultimo Patetico Addio ed Essere
Nulla (di quest’ultimo scrive anche il testo), due pezzi in
cui lo stile dimesso e sofferto di Gianni si integra perfettamente
alla musica più ‘piena’ e passionale di Canaan: Un
Ultimo Patetico Addio è una sorprendente elegia dark cantata ed
eseguita con raro trasporto, mentre in Essere
Nulla uno scarno e minimale tappeto di synth glaciali accompagna
la spietata autoanalisi di Pedretti lungo liriche del tenore di “Improvvisamente,
nel silenzio, mi accorsi di esser stato il niente/ forse per noia, o
per educazione, lasciai pensieri e parole su fogli sparsi chissà
dove/ e la paura accompagnò i miei desideri a un cielo immobile/
privo di oggi/ privo di ieri...”. Ancora una volta, come
sempre, diventa letteralmente impossibile reprimere le lacrime.
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Dragone
Nervoso
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