Per molti i Cult sono solo uno dei tanti scherzi del rock, una band d'opportunisti che segue le mode cambiando intenti musicali manco fossero biancheria intima, per di più capitanati da un vocalist che crede di essere Jim Morrison. 

Ma se riesci a suonare con la stessa bravura indipendentemente dal tipo di musica che proponi, significa che un briciolo di talento ce l'hai, no ? E se Robby Krieger e Ray Manzarek, i Doors, ti chiamano a sostituire l'insostituibile, non vuol dire che come cantante vali qualcosina in più d'un semplice imitatore ? 

Benvenuti nell'onirico mondo di Ian Astbury... 

 

DREAMTIME - 1984 (Beggars Banquet)

Tracklist: Horse Nation / Spiritwalker / 83rd Dream / Butterflies / Go West / Gimmick / A Flower In The Desert / Dreamtime / Rider In The Snow / Bad Medicine Waltz / Bonehag / Sea And Sky / Resurrection Joe

Dopo un paio d'anni passati a produrre Gothic Punk di qualità non eccelsa sotto il nome di Southern Death Cult, Ian Astbury, giovane emulo di Jim Morrison, unisce finalmente le sue forze con Billy Duffy, chitarrista che invece dai Theatre Of Hate (sua effettiva band di provenienza) pare uscire direttamente dagli Stray Cats (micidiale il taglio di capelli stile rockabilly): il risultato è "Dreamtime", primo album ad uscire sotto la definitiva sigla "The Cult" (dopo qualche E.P. come Death Cult). Ciò nonostante ci troviamo di fronte a quello che ancora non sembra un lavoro di squadra: il ruolo di Duffy è infatti oscurato da un Astbury piuttosto smanioso di apparire. La musica è un Gothic Rock inglese ovviamente imparentato con la scena dell'epoca (dai The Mission in poi i nomi li conosciamo tutti), dalla quale prova però a differenziarsi con un intelligente ed atipico uso della sezione ritmica ("Horse Nation", "Resurrection Joe"). Già presente in questi solchi "Spiritwalker", che non tarderà a diventare uno dei classici della band, ma la vera punta di diamante può non a torto essere considerata "Bad Medicine Waltz", di sicuro il pezzo più Dark del lotto, un crescendo segnato da una sentita performance  vocale di Astbury. 

VOTO: 7,5
 

LOVE - 1985 (Beggars Banquet)

Tracklist: Nirvana / Big Neon Glitter / Love / Brother Wolf Sister Moon / Rain / The Phoenix / Hollow Man / Revolution / She Sells Sanctuary / Black Angel

A distanza di un anno i Cult ci riprovano con "Love", ed i risultati sono ancora migliori del pur buono debut album. La chitarra di Billy Duffy acquista notevole importanza nell'economia del sound della band facendogli acquistare un'immediatezza tipicamente Rock, contemporaneamente continua a dilatarsi la vena onirica/psichedelica di Ian Astbury: è così che il mix risultante dalla somma delle parti rende i Cult un gruppo dalle sonorità piuttosto riconoscibili rispetto ad altri acts a loro contemporanei. La dolcezza di "Revolution" è il momento di gloria del singer, mentre per il resto a farla da padrone sono i riff di Duffy, quelli che hanno reso "She Sells Sanctuary" e "Rain" due pezzi di storia della musica anni '80, e quello prefigurante l'Hard della title-track, un riff che inconsapevolmente anticipava una svolta che in pochi in sarebbero aspettati. 

VOTO: 8
 

ELECTRIC - 1987 (Beggars Banquet)

Tracklist: Wild Flower / Peace Dog / Lil'Devil / Aphrodisiac Jacket / Electric Ocean / Bad Fun / King Contrary man / Love Removal Machine / Born To Be Wild / Outlaw / Memphis Hip Shake

Nel 1987 i Cult decidono all'ultimo momento di scartare un intero album ormai pronto ad uscire (il cui titolo provvisorio era "Peace", probabilmente a segnare una linea di continuità col precedente "Love"), per chiudersi in studio col noto Rick Rubin e ricominciare a lavorare ad un nuovo disco partendo da zero. Il risultato è "Electric", disco hard rock che volta completamente le spalle a quanto fatto fino ad allora per rivolgersi al mercato americano con una musica agli antipodi rispetto a quella del precedente "Love". Il risultato è un disco tutto sommato buono per gli amanti del genere, soprattutto grazie alla produzione di Rubin, scarna e senza fronzoli, che fa sembrare il gruppo una versione dei primi Danzig con Angus Young alla chitarra. "Lil'Devil" è sicuramente il pezzo più interessante ed originale, il resto sono brani rock n'roll piuttosto lineari che saccheggiano in maniera quasi scandalosa da AC/DC e Rolling Stones ("Love Removal Machine" e "Wild Flower" per dirne due). Fa capolino addirittura una cover del classico biker rock degli Steppenwolf "Born To Be Wild", manco i nostri fossero diventati gli Zodiac Mindwarp (da cui comunque recluteranno il bassista Haggis in sostituzione di Jamie Stewart, che, capita l'antifona, migrerà verso altri lidi). Un'inversione molto brusca che se da una parte ha disorientato parecchi fans dall'altra ha permesso alla band di rendere il suo nome credibile presso un altro tipo di pubblico.

VOTO: 6+
 

SONIC TEMPLE - 1989 (Beggars Banquet)

Tracklist: Sun King / Fire Woman / American Horse / Edie (Ciao Baby) / Sweet Soul Sister / Soul Asylum / New York City / Automatic Blues / Soldier Blue / Wake Up Time For Freedom / Medicine Train  

Reclutato alla batteria il futuro Guns N'Roses Matt Sorum, i Cult si riaffacciano sul mercato con "Sonic Temple", disco che mostra una ritrovata verve artistica ed una band in un buono stato di forma. Musicalmente ci troviamo di fronte alla perfetta sintesi di quanto fatto dai nostri negli ultimi due album, ossia pezzi che uniscono la decadenza e l'oscurità di "Love" con l'immediatezza e l'impatto di "Electric". "Sonic Temple" risulta così un disco imprescindibile per tutti quelli che anni dopo dichiareranno di suonare "goth'n'roll" (un nome su tutti: i 69 Eyes di "Wasting The Dawn"). La produzione di Bob Rock, patinata quanto basta, lo rende competitivo ed appetibile anche ai fans dell'hard da classifica (non dimentichiamoci che siamo pur sempre nel 1989), e così il successo commerciale viene ancora una volta confermato. Punte di diamante senz'altro la "dannata" "Fire Woman" (forse il classico dei classici), e la trasognante ballad "Edie (Ciao Baby)". Probabilmente gli anni '80 non potevano chiudersi in maniera migliore.   

VOTO: 7,5
 

CEREMONY - 1991 (Beggars Banquet)

Tracklist: Ceremony / Wild Hearted Son / Earth Mofo / White / If / Full Tilt / Heart Of Soul / Bangkok Rain / Indian / Sweet Salvation / Wonderland 

Vedendo che il precedente tentativo parecchio era piaciuto ai fans del Mainstream Metal americano pur non essendone pienamente addentro, i Cult pensano di fare cosa gradita completando appunto la virata verso territori che arrivano talvolta ai limiti dello Street. "Ceremony", pur essendo registrato con suoni parecchio "heavy", paradossalmente finisce con l'essere l'album più fiacco della loro discografia. Degni di nota i testi, ispirati ad un concept di natura pellerossa, ma per il resto l'album stenta davvero a decollare ed offre davvero pochi picchi degni di menzione. Ormai siamo nel 1991, l'attenzione dei fans e della critica rock sembra essere sempre più rivolta verso nord-ovest...

VOTO: 5
 

THE CULT - 1994 (Beggars Banquet)

Tracklist: Gone / Coming Down / Real Grrrl / Black Sun / Naturally High / Joy / Star / Sacred Life / Be Free / Universal You / Emperor's New Horse / Saints Are Down  

Tutto il mondo guarda a nord-ovest, e allora i Cult ricominciano da Seattle: capelli corti, camicie di flanella, ed una musica che molti non faticherebbero a bollare come "alternativa". Come un camaleonte Astbury e Duffy cambiano pelle ancora una volta: saranno anche opportunisti, eppure questo "The Cult" non è affatto male come disco, sebbene abbia goduto di un briciolo di notorietà solamente grazie al testo (in cui vengono citate parecchie vite spezzatesi prematuramente, da River Phoenix fino a Andrew Wood e Kurt Cobain) di "Sacred Life", ipnotica ballad in cui Astbury dà sfogo alla sua carica spirituale come ai tempi migliori. "Star" e "Cominng Down" pure godono di discreto airplay televisivo, ma se ne accorgono in pochi: i rockettari/metallari sono troppo impegnati a gridare al tradimento, mentre gli alternativi hanno diverse uscite dal nome (o forse dalla provenienza) più altisonante da tenere d'occhio, così "The Cult", che fin dal titolo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di nuovo inizio, finisce col diventare l'epitaffio della band. Di Billy Duffy per un po' non si sente parlare, mentre Astbury registra prima un album tutto sommato insipido con gli Holy Barbarians, quindi un discreto lavoro da solista. 

VOTO: 7
 

BEYOND GOOD AND EVIL - 2001 (Beggars Banquet)

Tracklist: War (The Process) / The Saint / Rise / Take The Power / Breathe / Nico / American Gothic / Ashes And Ghosts / Shape The Sky / Speed Of Light / True Believers / My Bridges Burn

Nel 2000 tutte le maggiori tv musicali iniziano a passare il clip di "Painted On My Heart", tema portante della pellicola con Nicholas Cage "Fuori in 60 Secondi". Si tratta di un pezzo struggente, nel cui clip a cantare è una figura che sembra voler essere a tutti i costi la reincarnazione del mito Jim Morrison: i Cult sono tornati. A quella partecipazione fa seguito "Beyond Good And Evil", ottimo disco che prova ad aggiornare al nuovo millennio la formula vincente tanto cara ad Astbury e Duffy (di nuovo assieme al figliol prodigo Matt Sorum): sonorità decadenti, pesanti e morbose che s'incontrano a metà strada con l'immediatezza tipica della rock song classica. "Rise" è probabilmente la migliore canzone composta dai tempi di "Fire Woman", "Nico" potrebbe tranquillamente esser pescata dal repertorio dei Placebo, mentre "American Gothic" già dal titolo fa presagire un escursione nel loro lato più oscuro. Un ritorno coi fiocchi, non c'è che dire, peccato che si tratti del secondo (forse definitivo) epitaffio per la band, che questa volta si ferma proprio a causa del fantasma di Jim Morrison. Ray Manzarek e Robby Krieger decidono infatti di riformare i Doors (poi divenuti Doors 21st Century), chiamando proprio Ian Astbury a sostituire la scomparsa leggenda: un'occasione alla quale chiaramente sarebbe stato impossibile rinunciare. Billy Duffy forma i Dead Man Walking assieme a Kirk Brandon, suo ex compagno nei Theatre Of Hate, e membri di Sex Pistols, Alarm e Stray Cats, mentre Matt Sorum, assieme ai suoi ex compagni dei Guns N'Roses, si unisce a Scott Weiland degli Stone Temple Pilots nel progetto Velvet Revolver. Per ora ognuno continua a proseguire dritto per la propria strada, anche se tutti abbiamo ormai imparato che con i Cult la parola "fine" ha sempre un significato molto relativo, dunque è lecito aspettarsi qualche sorpresa, prima o poi. 

VOTO: 7,5

Tony Aramini