DANZIG

 

DISCOGRAFIA

 

Danzig

(Def American - 1988)

 

Lucifuge

(Def American - 1990)

 

How The Gods Kill

(Def American - 1992)

 

Thrall Demonsweat-live

(Def American - 1993)

 

Danzig 4

(American - 1994)

 

Blackacidevil

(Hollywood - 1996)

 

6:66 Satan's Child

(Nuclear Blast - 1999)

 

Live On The Black Hand Side

(Restless - 2001)

 

777: I Luciferi (Spitfire - 2002)

Miracoli: forse non si poteva trovare termine più ambiguo per definire ciò che ha fatto Glenn Danzig nella sua lunga e varia carriera, per un uomo che si è ed è stato definito un vero e proprio demone del rock. La sua voce unica, bassa ed oscura ha ridefinito le regole del punk, del metal e del dark, influenzando centinaia di gruppi che ancora oggi continuano a ispirarsi al suo stile. Nato il 23/06/1955 e diplomatosi alla Lodi High school nel 1973, Glenn inizia la sua carriera suonando in numerose band,alcune delle quali anche discretamente conosciute, quali Talus e Whodat and the Boojang, prima di formare, nel 1977, i più che leggendari Misfits.

Nati dalla mente di Glenn Danzig e di Manny Martinez, compagno di scuola di Glenn nonché primo batterista della band, i Misfits con le loro sonorità gotiche e darkeggianti, con i loro continui riferimenti alla cultura dell’horror e dei b-movies, hanno sconvolto generazioni di musicisti e di ascoltatori a partire dal primo singolo, ”Cough/Cool”, pubblicato nell’agosto del ’77, in cui troviamo un rock’n’roll oscuro e decadente,fino al quasi hardcore di “Earth A.D.”(1983).

I Misfits si scioglieranno giusto nella notte di Halloween del 1983, la band poi si riunirà nel 2000, ma con un altro cantante. Danzig, che aveva già pubblicato da solo nel 1981 il singolo “Who killed Marylin?”, nel 1983 formerà i Samhain con il bassista Erie Von, fotografo e roadie dei Misfits, e il batterista dei Mourning noise Steve Zing. All’inizio musicalmente i Samhain sono molto simili agli ultimi Misfits, tranne per delle influenze un po’ più “metalliche”, ma molto diversi come testi e come immagine: abbandonato quasi totalmente il mondo degli horror anni settanta, in questa band i riferimenti al paganesimo e al satanismo si sprecano, a partire dal nome stesso del gruppo.

Con brani come "Samahin" e "The Howl", pubblicati sul primo Lp della band, ”Initium”, si sente che qualcosa sta decisamente cambiando, il sound si è fatto ancora più cupo e spettrale e il punk sembra quasi un ricordo. Questo sarà ancora più evidente nell’album successivo “November-coming fire”, che definirei un vero e proprio capolavoro: ci si avvicina ancora di più all’heavy metal, ma con un atmosfera più cupa, che viene messa in risalto da tastiere ed effetti da brivido. Nonostante si senta ancora l’influenza dei Misfits, Glenn sembra quasi voler dimenticare il proprio passato, pubblicando una “Halloween II” dove viene messa in risalto una sorta di atmosfera da messa nera ed il cui ritmo viene reso più lento e incalzante rispetto all’originale “Halloween” pubblicata con la sua vecchia band.

Nel 1987 da Samhain il nome della band cambia in Danzig, e con l’arrivo del chitarrista John Christ pubblica nello stesso anno un album omonimo; uscito per Def American nel 1988, il disco segna un importantissimo passaggio per Glenn Danzig: qui il metal domina in tutti i pezzi, a partire dall’anthem Twist of Cain fino alla lenta e storica Mother. Le influenze sembrano venire da bands come Black Sabbath e Led Zeppelin, ma con l’attitudine dei Misfits e i testi dei Samhain; fatto sta che l’album ottiene un successo strepitoso da parte della critica: l’angoscia e il “male” espresso al meglio dal cantante fanno sì che questo venga considerato il miglior disco della band e forse della sua intera carriera.

E l’album seguente, Lucifuge, uscito sempre per Def American nel 1990, vuole bissare il successo del suo predecessore, rendendosi però ancor più cupo e infernale, con espliciti riferimenti musicali al blues,agli spirituals, alle ritmiche tribali del voodoo, in alcuni pezzi sembra addirittura di sentire Nick Cave. Brani come Long way back to Hell, 777 e Killer Wolf  mettono in risalto le indubbie doti vocali di Glenn, mentre la potenza di altri come Girl e Snakes of Christ non può non mettere i brividi.

La band raggiunge il suo apice con il terzo album, How the Gods kill, che non aggiunge niente di nuovo, ma che al tempo stesso sconvolge con Left Hand Black, emoziona con Heart of the devil e che soprattutto è dotato di una grandissima “ballata” quale Sistinas, ciliegina sulla torta di un grande disco. Intanto nel 1992 Danzig incide una sorta di opera tutto da solo, senza l’ausilio della band, Black Aria (Plan 9), che si potrebbe definire una vera e propria sinfonia dove il cantante esprime al meglio tutta la sua personalità oscura.

E così, dopo la parentesi di Thrall Demonsweat-live (1993), un’EP contenente solo due inediti, la band giunge a Danzig:4 , edito da American nel 1994,album molto criticato per la sua poca varietà, ma che influenzerà molto le sonorità della band sino ad oggi con campionamenti e abbozzi di elettronica.

E appunto in BlackAcidDevil (Hollywood 1996) il discorso iniziato con 4 prosegue: le chitarre si fanno ancora più distorte, i riff più duri e l’elettronica sembra dominare. Questo fa sì che gran parte della critica e dei fan critichi duramente il disco, anche se, personalmente, devo dire che non condivido: il sound è decisamente cambiato, questo è fuori dubbio, ma il filo conduttore che lega questo lavoro con i dischi precedenti della band è sempre la voce angosciante e unica di Glenn, che sembra essere decisamente ben accompagnata dalle sonorità sintetiche e violente di pezzi come 7th House e Sacrifice.

Arriviamo così a 6:66 satan’s child, uscito per la Nuclear Blast nel 1999, che probabilmente è stato l’album più criticato in assoluto nella carriera del cantante, in cui il suono è ancor più stravolto che nel disco precedente: le influenze sembrano arrivare da band come Ministry e Nine Inch Nails, dei Misfits non c’è traccia, dei Samhain giusto in qualche episodio. La voce è quasi sempre filtrata, i campionamenti si sprecano, si aggiungono sintetizzatori e drum machine e i riff si fanno ancor più violenti e marziali. Il tutto secondo me però riesce a convincere in molti episodi: come sempre è la voce di Danzig a fare la differenza in Belly of the Beast, East Indian Devil e nella dark-ballad Cold Eternal, mentre in Apokalips la band si cimenta in un doom più elettronico che mai. Purtroppo il disco sembra essere troppo ripetitivo in alcuni casi, e a volte il fantasma del nu-metal sembra arrivare anche da queste parti.

Dopo il magnifico Live on the black hand side (Restless,2001), arriviamo ad oggi: 777:I luciferi, uscito nel 2002, stavolta per la Spitfire, sembra portare all’estremo la semplicità dei riff, anche se in questo disco l’elettronica è meno evidente e le melodie sembrano ritornare quelle dei primi lavori della band. Purtroppo, come per altri lavori, il difetto più grande del disco è la ripetitività, le canzoni in alcuni casi sembrano tutte uguali e  la ritmica non varia di una virgola. L’ambientazione stavolta è meno oscura, la line-up è cambiata (da segnalare l'introduzione alla chitarra di Tomnmy Victor dei Prong), e il nostro eroe sembra essere diventato quasi una parodia di se stesso. In ogni caso speriamo non sia questa la fine di una lunghissima e gloriosa carriera, che ha visto Glenn Danzig oltre che come musicista, come vera e propria icona oscura del rock.

Asdomar