Discografia:

-Prepare To War (1994, Evil Omen)

-Stormblade (1996, Evil Omen)

-The Fire And The Wind (1999, Osmose)

Lo ammettiamo: l’unica ragione dietro la redazione di un articolo sui Demoniac non è altro che avere una scusa per proporre la rassegna di immagini che trovate qui accanto. E’ pur vero che nella prima metà degli anni 90 l’odore delle chiese bruciate in Norvegia si espanse rapidamente in tutto il mondo, ma che sarebbe arrivato fino in Nuova Zelanda probabilmente non l’avrebbe pronosticato neanche il Conte Burzum in persona. Eppure è proprio lì che nel 1993 un manipolo di giovanotti celati sotto i simpatici appellativi di Behemoth (voce/basso), Heimdall (chitarra), Adramolech (batteria) e The Magnus (tastiere) risponde presente al richiamo della nera fiamma.

I più grandicelli tra di voi magari ricorderanno “Prepare For War”, il loro disco di debutto, oltre che per una delle copertine più brutte di sempre, per esser stato stroncato sistematicamente e senza appello da TUTTE le riviste del settore. Si tratta in realtà di un quasi discreto album black metal di matrice norvegese arricchito da qualche spunto atmosferico/tastieristico: dato l’abbassamento generale della qualità media oggi forse avrebbe sfigurato meno, ma, considerando che in quello stesso anno (1994) venivano pubblicati dischi come “Hvys Lyset Tar Oss” e “Bergtatt”, non ce la sentiamo proprio di dar torto a chi si trovò a dover giudicare prima di noi.

Dato il fallimento dell’opera prima, venne deciso che la giusta maniera per rifarsi una verginità fosse abolire le tastiere (che avevano forse fornito i pochi spunti interessanti dell’album precedente) e dar sfogo a tutta la passione per il più rozzo metal dei primi anni ’80. I risultati furono addirittura peggiori: “Stormblade”, uscito nel 1996 sempre su Evil Omen, resta una delle cose più oscene mai incise su un supporto rigido dall’invenzione del grammofono. Un caotico pastone che richiama ora gli Anvil, ora la NWOBHM, ora certo power crucco, condito da zoppicanti parti vocali in screaming che contribuiscono solo ad aumentare la perplessità in chi ascolta. Chi sentisse realmente il bisogno di una sottomarca da discount dei Bewitched non è mai venuto a sapersi.

Siccome non c’è due senza tre, i capoccia Behemoth e Heimdall decidono che non è ancora il momento di gettare la spugna e tentano la svolta lasciandosi alle spalle la Nuova Zelanda in favore dell’Europa. Stabilitisi a Londra, ricostruiscono la formazione chiamando a sé un virtuoso della sei corde nato a Hong Kong, un batterista sloveno ed un bassista sudafricano: una campagna acquisti che neanche il Perugia di Gaucci post-sentenza Bosman. Gli innesti sembrano portare davvero nuova linfa vitale nella band, che spunta un contratto con una Osmose già in caduta libera dopo i fasti di metà anni ’90: ne converrete che firmare i Demoniac era una di quelle occasioni da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

“The Fire And The Wind” (la cui copertina in versione non censurata –ritratta qui a lato- è di quelle in grado di migliorarvi anche la peggiore delle giornate) arriva così nei negozi nella prima metà del 1999, mantenendo fede alle aspettative di chi aveva già intuito che le nuove proposte dell’etichetta francese sarebbe stato meglio evitarle a priori. L’ingresso del virtuoso di Hong Kong sposta la musica della band su territori esplicitamente power metal: a fare da contorno al sempre zoppicante screaming di Behemoth troviamo dunque melodie prima d’ora mai cosi allegre ed orecchiabili, assolini masturbatori infilati un po’ dove capita e qualche raro momento più tirato in cui sembra di ascoltare uno a caso tra i loschi cloni che hanno contribuito a rendere il death svedese qualcosa di insopportabile.

Dopo tre buchi nell’acqua su tre, i neozelandesi demoniaci si rendono conto che forse non era il caso e decidono di lasciar perdere. D’altronde se dopo tre album l’unica cosa degna di nota restano le tette delle procaci fanciulle in compagnia delle quali la band usava farsi fotografare qualcosa vorrà pur dire. Sul destino di Behemoth non ci giungono notizie, mentre Heimdall e il virtuoso di Hong Kong non hanno perso tempo ed hanno subito messo insieme una nuova formazione più vicina alle loro inclinazioni power metal.

Se può risultarvi utile sapere: il vero nome di Heimdall è Sam Totman e il virtuoso di Hong Kong si chiama Herman Li. Quelli dei Dragonforce, sì.

Tony Aramini

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