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Quello dei Droids non è un nome entrato nella storia, la loro musica non è neanche invecchiata benissimo, eppure a quasi trent’anni di distanza vale ancora la pena riportarli alla luce. Il principale input alla nascita del progetto proviene da Fabrice Cuitade, negli anni ’70 impiegato presso la Barclay Records, storica etichetta francese oggi facente parte del gruppo Universal; profondamente segnato dalla visione del primo film della serie Star Wars (IV episodio - Una nuova speranza), Cuitade ritiene che quelle atmosfere siano l’ispirazione ideale per un concept album da pubblicare proprio per la Barclay e propone l’idea al compositore Yves Hayat, sancendo ufficialmente la nascita del progetto.
Un anno dopo, nel 1978, il lavoro di composizione di Hayat (impegnato con tutti i sintetizzatori, moog in testa) si concretizza nel primo ed unico album a nome Droids, intitolato, con un pizzico d’ironia, “Star Peace”; a completare la formazione troviamo il batterista Jean-Paul Batailley e il tastierista Richard Lornac. La proposta musicale è un’elettronica dai suoni ancora completamente analogici, sicuramente attenta alla lezione dei Kraftwerk, ma con diverse idee interessanti in nuce, come ben dimostra la opener “(Do You Have) The Force - Part One”, che prefigura di almeno un paio d’anni il synth-pop dei primi lavori di gruppi come Depeche Mode, OMD e Visage. Interessante anche la presenza di momenti maggiormente psichedelici e dilatati (che oggi qualcuno non esiterebbe ad etichettare ‘ambient’) come “Tchong Fou” (ed la sua coda introduttiva “Interspace”) e la parte iniziale di “Renaissance De L’Amour”, mentre le atmosfere si fanno più convenzionali quando ci si lascia andare a ritmiche in 4/4 mutuate dall’ allora imperante discomusic (e infatti “Shanti Dance” –la parte due in particolare- presenta qualche analogia col Cerrone di “Supernature”, peraltro all’apice del successo in quel periodo ed anch’egli francese).
Il sodalizio avrà vita breve, limitandosi alla produzione dell’album (ristampato in cd nel 2003) ed una manciata di singoli da esso tratti, ma il contributo dei Droids alla scena di quel periodo resta comunque interessante, per quanto misconosciuto. Seppure le loro sonorità risultino oggi inevitabilmente datate, si tratta di un ascolto utile a comprendere in maniera esauriente l’evoluzione che a cavallo tra i decenni ’70 ed ’80 ha trasformato la musica elettronica da analogica a digitale. Hayat inciderà un singolo a nome Tumblack nel 1979 prima che la sua attività di musicista si diradi sempre più; oggi è (a meno di un improbabile caso di omonimia) un affermato fotografo, titolare di svariate mostre internazionali. Ne approfittiamo infine per linkare il
filmato di un’esibizione dei Droids registrata per la storica trasmissione Discoring: una coreografia che oggi non può non suscitare un po’ di ilarità.
Tony
Aramini
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