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Discografia:
-Bleach [Nirvana] (1989,
Sub Pop)
-Loudest Love EP [Soundgarden]
(1990, A&M)
-Lo Flux Tube [Old] (1991,
Earache)
-Dropped [Mindfunk] (1993,
Megaforce) |
Come fu in precedenza per l’articolo sui Demoniac (pubblicato il giorno 06/06/06), anche stavolta Moonlight decide di sfruttare una data per riportare alla luce una storia che merita di essere raccontata. Il 16 agosto compie 39 anni Jason Everman, nato ad Ouzinkie, Alaska, nel 1967. Se nel caso dei Demoniac l’articolo fu una scusa per proporre una galleria di foto che non poteva cadere nel dimenticatoio, in questo caso specifico l’articolo
potrebbe essere una scusa per parlare di “Lo Flux Tube”, il capolavoro inciso da Everman nel 1991 con gli Old. “Perché non scrivere un articolo su di loro ?”, si chiederà magari qualcuno. Presto detto: qui a Moonlight peroriamo la causa di Jason Everman ed
il suo ambiguo rapporto con la malasorte. Ci identifichiamo un po’ con lui e speriamo di rivederlo con una chitarra in mano, prima o poi. Quindi, due piccioni con una fava.
Verso la fine del 1988 Kurt Cobain è in cerca di un finanziatore disposto a pagare le sessioni di registrazione di “Bleach”, esordio dei Nirvana per Sub Pop, ed un secondo chitarrista che gli faciliti il compito di cantare e suonare contemporaneamente. Anche per lui due piccioni con una fava: la fava è, nello specifico, Jason Everman. Introdotto a Cobain dal suo migliore amico Dylan Carlson e da Chad Channing (ai tempi batterista del gruppo di Seattle), Everman ottiene il posto come chitarrista e paga i 600 dollari per le registrazioni del disco (apparirà poi nella foto di copertina e verrà creditato come membro del gruppo, pur non avendo in realtà suonato neanche una nota) con parte dei risparmi messi da parte lavorando come pescatore nella sua natia Alaska nel corso delle estati passate. La sua permanenza nel gruppo però dura meno di nove mesi a causa di divergenze sia dal punto di vista musicale che personale. Jason vorrebbe più voce in capitolo dal punto di vista compositivo, ma preferisce il grunge lento e sporcato di metal di “Bleach” alla svolta ‘pop’ che sta preparando Cobain, ed il suo stile di vita è parecchio lontano dagli eccessi degli altri membri del gruppo (Everman non fuma neanche marijuana). Fa in tempo a partecipare ad una sola sessione in studio che frutta due brani: una cover di “Do You Love Me” dei Kiss (destinata ad apparire su “Hard To Believe”, tribute album pubblicato da un’etichetta australiana) ed una prima versione di “Dive” (disponibile nel box set “With The Lights Out” del 2004), poi la sua strada e quella dei Nirvana si separano nel luglio del 1989. Lui dice di essersene andato, loro di averlo cacciato senza aver mai avuto il coraggio di dirglielo in faccia. Senza Jason incideranno “Nevermind” e diventeranno milionari.
La disoccupazione però dura solo qualche giorno: ben presto arriva la chiamata dei Soundgarden che, orfani del bassista Hiro Yamamoto all’indomani delle registrazioni di “Louder Than Love”, cercano un rimpiazzo. Everman è un fan del gruppo e ne conosce discretamente il repertorio, è dunque un gioco da ragazzi per lui passare dalle sei alle quattro corde ed appropriarsi del posto vacante. I rapporti coi nuovi compagni inizieranno presto ad incrinarsi per colpa di una cattiva abitudine ereditata dal suo periodo coi Nirvana: sfasciare il proprio strumento. Specialmente il chitarrista Kim Thayil mal digeriva quei gesti, soprattutto perché se il basso iniziava a dare problemi nel bel mezzo di un concerto, Everman anziché provare a ripararlo gli dava l’eventuale colpo di grazia senza preoccuparsi se ce n’era disponibile un altro con cui continuare. Durante il suo anno di permanenza nel gruppo Jason prende parte ad un considerevole numero di concerti (da questo tour sarà poi tratto l’home video “Louder Than Live”), ai videoclip di “Loud Love” e “Hands All Over” e all’EP “Loudest Love”. Viene messo alla porta nella seconda metà del 1990, quando il gruppo (parole di Kim Thayil) lo avverte ancora come un corpo estraneo nonostante un intero anno passato in tour. Senza di lui i Soundgarden incideranno “Badmotorfinger” e “Superunknown”, diventando milionari.
Dopo aver perso due volte in un anno la possibilità così concreta di diventare un milionario, nessuno si sarebbe stupito se nel 1990 Jason Everman fosse stato ritrovato sul fondo del lago di Washington con un mattone legato al collo. E invece no. Jason Everman riparte ancora una volta da zero, cambiando però giro di amicizie. Nel 1991 lo ritroviamo infatti, sempre come bassista, negli Old di Alan Dubin e Jimmy Plotkin (gli attuali Khanate, sì), con cui riesce finalmente ad incidere il suo primo full lenght. “Lo Flux Tube”, pubblicato nel novembre di quello stesso anno, tutt’oggi uno dei segreti meglio custoditi della Earache dei tempi d’oro: una malatissima rilettura dell’operato di compagni di etichetta come Godflesh e Scorn (di “Vae Solis”) con lo screaming invasato di Dubin a rendere l’atmosfera ancora più apocalittica. In ambito di produzione va segnalato il contributo di uno John Zorn in stato di assoluta grazia (erano d’altronde i tempi di “Torture Garden”), che presta anche il suo sassofono alla title-track, riuscendo a fornire al disco un valore aggiunto che lo rende ancora più imperdibile agli amanti di certe sonorità. In definitiva, una delle migliori fusioni tra industrial e metal estremo mai messe su disco; purtroppo però, nonostante l’assoluta validità, l’album viene schiacciato dalla pubblicazione più o meno contemporanea delle nuove uscite dei più grossi nomi di casa Earache (Carcass, Entombed, Napalm Death…), passando praticamente inosservato e ritagliandosi poco più di un seguito di culto.
Neanche il fiasco commerciale del capolavoro “Lo Flux Tube” riesce a mettere KO Jason Everman, che, imbracciata di nuovo la chitarra, ritroviamo (con un inedito paio di baffi) un anno dopo nei Mindfunk, i quali, scaricati dalla Epic, si apprestano ad incidere per Megaforce il loro secondo disco ai Bad Animals Studios di Seattle, sotto la supervisione del veterano Terry Date (Mother Love Bone, Pantera, Soundgarden). L’ingresso di Everman è determinante, e “Dropped”, questo il titolo del disco, risulta il miglior lavoro del gruppo, richiamando i Soundgarden nei momenti più duri, aprendosi a meravigliosi passaggi psichedelici in quelli più calmi e prefigurando qui e lì certo stoner a venire. Le cose sembrano finalmente girare per il verso giusto, i Mindfunk suonano anche alla storica edizione del 1993 del Dynamo festival, ma alla fine decidono di promuovere il disco con un tour da headliner supportati dai Nudeswirl (pure loro in scaletta al medesimo festival), e la mossa non si rivela la migliore, non avendo ancora conquistato il seguito necessario ad un tour in proprio. Le vendite di “Dropped” infine sono piuttosto deludenti, anche perchè la scena grunge & affini è in quel periodo ormai prossima alla saturazione. Jason Everman capisce che è tempo di darci un taglio netto: nel settembre del 1994 lascia i Mindfunk per arruolarsi nell’esercito americano.
Comunque non siamo i soli a perorare la sua causa: Spike Xavier (cantante dei Mind Over Four, nonché ex bassista dei Mindfunk) ha dichiarato di aver addirittura scritto un libro intitolato “Driving With Jason”, in cui racconta di quanto lui e Jason abbiano legato durante il tour dei Mindfunk e di come la loro amicizia sia proseguita anche dopo l’ingresso del chitarrista nell’esercito. Il titolo si riferisce al fatto che i due, in quanto unici non fumatori, anziché viaggiare sul tourbus preferivano guidare il camion che trasportava strumenti ed attrezzature da un concerto all’altro. Ovviamente non ha ancora trovato un editore disposto a pubblicarlo.
E’ sempre grazie a Spike Xavier se abbiamo un’ulteriore chicca da raccontare: nel 1995 i Mind Over Four pubblicano il sesto lavoro, “Empty Hands”, in cui compare un fantomatico membro di nome Tackle Box, segnalato come partecipante alla composizione di quasi tutte le tracce del disco. Xavier dichiara che è tutto uno scherzo e che non esiste alcun Tackle Box, ma nel booklet del cd è stampata anche la sua foto. Foto che raffigura nient’altro che Jason Everman in divisa militare. I Mind Over Four si scioglieranno all’indomani di quel disco dopo circa tre lustri di onorata carriera.
Tony
Aramini
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