Presto o tardi la parola Helmet potrebbe diventare (non a torto, sia chiaro) sinonimo di "band sottovalutata". Se Page Hamilton e soci in circa otto anni di onorata carriera (tanti ne intercorrono tra il singolo di debutto "Born Annoying" ed il canto del cigno "Aftertaste") hanno raccolto molto meno di quanto hanno seminato, è colpa probabilmente del loro essere costantemente ed ostinatamente in anticipo sui tempi, almeno nella prima parte della loro esistenza.  

Ci restano i loro dischi, ed a loro ci rifacciamo per scandire le tappe di una carriera che avrebbe meritato di essere più longeva.   

 

BORN ANNOYING - 1989 (Amphetamine Reptile)

Tracklist: Born Annoying / Rumble / Shirley MacLaine / Geisha To Go / Taken / Your Head / Oven / No Nicky No / Primitive / Born Annoying ('93)

All’indomani della pubblicazione di “Love Agenda” Page Hamilton decide improvvisamente di abbandonare i Band Of Susans, uno dei più promettenti act della scena alternativa Newyorchese. A quanto pare vuole  mettersi in proprio, sviluppare nuovi e più personali orizzonti sonori. Ed ecco nel giro di pochi mesi (siamo nel 1989) far capolino “Born Annoying”, esordio della sua creatura, gli Helmet. In origine un semplice 7” E.P., al momento della fatidica ristampa su cd si trasforma in un vero e proprio album, arricchito da altro materiale risalente a quegli anni. E qui l’essenza della band Newyorchese c’è tutta: la furia dell’Hardcore si unisce a cascate di feedback di scuola Sonic Youth per ribadire in maniera ancor più estrema il discorso portato avanti dai Big Black, senza per questo disdegnare certa New Wave “avanguardistica” (Killing Joke su tutti). La title-track è il brano manifesto di questi primi anni di vita del combo americano: ritmiche nervose, voce urlata, a tratti straziante, improvvise inversioni di marcia che sfociano in un ritornello cadenzato ed uno psicotico finale in crescendo con tanto di distorsioni Noise. Per il resto, “Geisha To Go” sembra una cover dei P.I.L. suonata dai Killing Joke, mentre “Oven” e “Primitive”, che cover lo sono per davvero (rispettivamente di Melvins e, guarda caso, Killing Joke), chiariscono definitivamente gli ultimi dubbi su chi ha fornito l’input necessario allo sviluppo di certe idee. In chiusura una versione della title-track registrata nel 1993, riarrangiata seguendo le successive evoluzioni musicali della band. Ottima cosa, non c’è che dire, ma la furia dell'originale resta su un altro pianeta.

 

Tony Aramini

 

STRAP IT ON - 1990 (Amphetamine Reptile/Interscope)

Tracklist: Repetition / Rude / Bad Mood / Sinatra / FBLA / Blacktop / Distracted / Make Room / Murder

Nel 1990 “Strap It On” segna il “vero” debutto e meglio definisce i canoni del suono degli Helmet. Stavolta è possibile parlare di NoiseCore in tutto e per tutto: la voce di Page continua ad essere un urlo che tanto sa di agonia (“Repetition”), feedback e dissonanze ancora una volta in quantità industriale (“FBLA”), ritmiche squadrate e precise (“Bad Mood”) impegnate a scandire tempi cadenzati ed accelerazioni furibonde. Checché se ne dica, a quasi quindici anni di distanza è doveroso riconoscere, oltre che l’indubbio valore artistico, la notevole rilevanza storica di questo disco. Parecchie delle evoluzioni sonore che successivamente daranno vita ad almeno una parte del cosiddetto NuMetal (etichetta che peraltro odio, ma tant’è) trovano origine proprio in questi trenta minuti. La riprova delle mie parole è chiaramente riscontrabile in “Make Room”, pezzo che dà il là a certe soluzioni con almeno un lustro d’anticipo. La stessa “Make Room”, assieme a “Blacktop”, rappresenta probabilmente il lato più “musicale” del disco, quello che per un attimo distoglie l’occhio dal feedback in favore di una forma canzone leggermente più canonica, ennesimo segnale di una band alla costante ricerca di una dimensione in cui esprimersi al meglio.

 

Tony Aramini

 

MEANTIME - 1992 (Interscope)

Tracklist: In The Meantime / Ironhead / Give It / Unsung / Turned Out / Hee Feels Bad / Better / You Borrowed / FBLA II / Role Model

Nonostante “Strap It On” non abbia venduto cifre stratosferiche, nel 1992 accade il clamoroso: gli Helmet firmano un contratto major con la Interscope per la “misera” cifra di quasi un milione e mezzo di dollari. Ormai si inizia a chiacchierare dei Nirvana, e le major, appurata la “commerciabilità” di certo rock duro, fanno a gara per cercare la nuova gallina dalle uova d’oro. Gli Helmet rispondono a tutto ciò con “Meantime”, disco che, causa anche il maggior budget a disposizione, riesce a lavorare il diamante grezzo “Strap It On” e contemporaneamente a sviluppare uno stile dai tratti somatici sempre più chiari: chitarre stoppate a go-go, ritmiche dall’incedere sempre più nervoso e “a scatti”. Le sfuriate improvvise rimangono, mentre iniziano ad affievolirsi rispetto al passato i momenti più cacofonici e Noise. L’apertura con “In The Meantime” propone una formula a cui si rifaranno di lì a due anni addirittura i Pantera con la loro “I’m Broken”, mentre “Unsung”, con il suo riff assassino ed il finale in furioso crescendo, rappresenta probabilmente il loro pezzo più noto. Tutto questo quando alcune novità già si scorgono all’orizzonte: se “Give It” paga il giusto dazio ai Black Sabbath, “Ironhead” sposa con straordinaria naturalezza una ritmica dal sapore Funk. Il riscontro di pubblico inizia a farsi sentire, per molti gli Helmet sono una sorpresa, “Meantime” in realtà è solo un’ottima conferma.

 

Tony Aramini

 

BETTY - 1994 (Interscope)

Tracklist: Wilma's Rainbow / I Know / Biscuit For Smut / Milquetoast / Tic / Rollo / Street Cab / Clean / Vaccination / Beautifu Love / Speechless / The Silver Hawaiian / Overrated / Sam Hell 

Il 1994 è l'anno della consacrazione definitiva del rock "duro", che dopo timidi tentativi, sbarca anche su Mtv. Il grunge è all'apice del successo, con le uscite di "In Utero" dei Nirvana, "Superunknown" dei Soundgarden, "Ten" e "Dirt", rispettivamente di Pearl Jam e Alice in Chains; il crossover si apre alle masse con Faith No More, Rage Against The Machine e Red Hot Chili Peppers in testa...tutto è pronto per far conoscere al grande pubblico gli Helmet. Cosi il gruppo di Page Hamilton, nel nuovo disco "Betty", opta per la ricerca melodica, che possa far apprezzare la band anche ai neofiti del genere, rimarcando però i caratteri distintivi della band (sonorità oscure, noise, al limite dell'hardcore) per non deludere i vecchi fan (alla chitarra appare per la prima volta Rob Echeverria, turnista di spicco della scena punk, successivamente nelle fila di Biohazard). Così il riff accattivante e la voce suadente del pezzo d'apertura "Wilma's raimbow", lascia subito spazio alle note più arrabbiate e alle urla di "I know", lungo quello che sarà un pò il filo conduttore del disco ("Street crab" e "Clean" Vs. "Tic" e "Rollo"...). Non mancano lungo i 14 brani, momenti più starmpalati, come la rivisitazione dello standard jazz "Beautiful love", catchy, dell'oscuro funk di "The silver hawaiian" e addirittura country ("Sam Hell"). Considerazione finale per l'anthemica "Milquetoast", riassuntiva del concetto "helmet": melodia perfetta, stop and go di chitarre (ben condotti da una batteria nervosa), intervallati da rumori provenienti dall'aldilà, voce che si muove tra distorto e pulito, testo sulle"buone abitudini americane"...ovviamente la suddetta non potrà che finire nella colonna sonora del film culto "The Crow"!

 

Matthew Hopkins

 

AFTERTASTE - 1997 (Interscope)

Tracklist: Pure / Renovation / Exactly What You Wanted / Like I Care / Driving Nowhere / Birth Defect / Broadcast Emotion / It's Easy To Get Bored / Diet Aftertaste / Harmless / (High) Visibility / Insatiable / Crisis King 

Dopo un lungo periodo d'attesa durato 3 anni, gli Helmet tornano con un nuovo disco, "Aftertaste", che ha il compito di smentire le poche critiche di coloro i quali non avevano apprezzato la lieve svolta sperimentale del precedente "Betty". Nonostante l'ennesimo abbandono alla seconda chitarra (dopo Peter Mengede è la volta di Rob Echeverria), che posticiperà l'uscita dell'album di un anno, Page Hamilton e soci, sotto la supervisione di Dave Sardy, entrano in studio per incidere le nuove 13 traccie. Il suond di questo quarto full-length, pur mostrando la volontà di sperimentare nuove sonorità, più industriali e con riff di chitarra più nervosi e staccati ("Pure", "Exactly what you want") continua a muoversi sulle coordinate dei precedenti: hardcore-noise senza troppi compromessi. Anzi, in questa nuova relase, se da una parte si fà ancora più avanti la parte melodica ("Like I care", "Diet Aftertaste"), insinuata nel vecchio disco, vengono a mancare quei rumori e quelle atmosfere più oniriche, a favore di un maggiore impatto, a tratti punk ("Renovation"). Il cinismo delle liriche di Hamilton è sempre presente: "I'd rather be insulted by you / than someone I respect. If I don't share the same view / It's just my birth defect." ("Birth Defect"). Album di commiato quindi che tenta di smuovere il suo numeroso pubblico, diviso tra "straight-edge" e incerti verso le ultime produzioni, facendo leva su un approccio più diretto e spaccatutto, quasi thrash-metal ("Harmless"): missione compiuta...in parte.

 

Matthew Hopkins