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PULP
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I Pulp sono stati uno dei più grandi gruppi del pop
inglese. O forse anziché Pulp sarebbe più corretto dire Jarvis Cocker.
Sta di fatto che nel corso della lunga carriera del complesso di
Sheffield sono stati ben 24 i musicisti che si sono alternati al
suo fianco: se non è un record, poco ci manca.
Probabilmente
qualcuno li ricorderà durante il loro periodo di maggior successo a cavallo tra il
1994 ed il 1998, anni durante i quali il britpop fu sensazionalmente accolto nel mondo della musica
mainstream; in realtà i Pulp sono in circolazione da molto prima,
dal 1978 per esser precisi.
E' in quel periodo che Jarvis Cocker
forma gli Arabacus Pulp (poi accorciato nel più breve e coinciso
nome che tutti conosciamo), influenzato dalle nascenti sonorità
New Wave e SynthPop e dal Glam Rock d'alta classe di scuola Roxy Music
(in particolare per quanto riguarda registro vocale di Jarvis, così
sfacciatamente dandy in un periodo in cui ormai non fa più
tendenza).
Riscuotono i primi interessi dei media nel 1982, quando
vengono invitati ad una session di registrazione per il famoso
programma radiofonico di John Peel sulla BBC. E' solamente
l'inizio di una carriera che regalerà qualche delusione e molte
soddisfazioni, una carriera in cui la band avrà modo di
sperimentare in lungo e in largo tendenze musicali
differenti.
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IT -
1983 (Red Rhino/Fire) |
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Tracklist: My
Lighthouse / Wishful Thinking / Joking Aside / Boats And Trains / Blue
Girls / Love Love / In Many Ways / Looking For Life |
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La
prima persona a credere nei Pulp è Tony Perrin, futuro manager dei The
Mission, è infatti lui a finanziare le registrazioni dell'album di
debutto del gruppo inglese. La band al momento di registrare il disco
compie una mossa apparentemente inspiegabile, rivoluzionando totalmente il
proprio stile. La musica abbandona infatti qualunque velleità SynthPop per
abbracciare un sound più morbido, totalmente acustico, leggermente
imparentato con certe cose di Leonard Cohen. Il risultato sono
le 8 vellutate canzoni di "It", dolci come l'amore ed il
romanticismo idealizzati nei testi di quest'album (in maniera piuttosto innocente,
va detto) da un giovanissimo
Jarvis. Nonostante il disco sia una valida
alternativa all'imperante New Wave, il messaggio di differenziazione
proposto dalla band paradossalmente non viene recepito né dalla critica,
né dal pubblico, così il "It" finisce col vendere pochissimo. Ad
ogni modo si tratta di un debutto interessante, che ci consente di vedere
all'opera una versione diametralmente opposta, ma non per questo meno valida,
dei Pulp che verranno dopo.
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VOTO: 6,5
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FREAKS -
1987 (Fire) |
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Tracklist: Fairground
/ I WanT You / Being Followed Home / Master Of The Universe / Life Must Be
So Wonderful / There's No Emotion / Anorexic Beauty / The Never-Ending
Story / Don't You Know / They Soffucate At Night |
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Passano
la bellezza di quattro anni prima di poter ascoltare un nuovo album dei
Pulp, che tornano nel 1987 con Jarvis Cocker unico superstite della
formazione che ha dato alle stampe il precedente album. "Freaks"
si rivela come il possibile capolavoro della band: oscuro, spettrale, ricco
di atmosfere Dark, i cui testi rivelano innanzitutto un Jarvis ormai
disilluso, solo lontano parente del ragazzino innocente ed idealista di
"It". La musica acquista anche in teatralità, come ben
dimostrato dalle vocals quasi parlate della opener "Fairground"
(cantata dal chitarrista Russel Senior). L'ansioso crescendo di "Being
Followed Home" resta senz'altro tra le cose migliori mai
registrate dalla band, assieme a "Master Of The Universe" e all'ossessivo
tormento di "The Never-Ending Story", dall'arrangiamento
quantomeno spiazzante. Un oscuro concentrato di fobie ed angosce che
difficilmente può lasciare indifferenti; ingiustamente sottovalutato da
critica e pubblico anche all'indomani dell'affermazione commerciale della
band.
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VOTO: 8
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SEPARATIONS
- 1992 (Fire) |
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Tracklist: Love
Is Blind / Don't You Want Me Anymore / She's Dead / Separations / Down By
The River / Countdown / My Legendary Girlfriend / Death II / This House Is
Condemned |
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"Separations"
non è un album che ha fatto la storia della musica ma, almeno per la band
che lo ha concepito, ha segnato un importante punto di svolta. "Separations"
è infatti il "ponte" tra i vecchi Pulp e quelli che le
classifiche accoglieranno a braccia aperte negli anni '90. E pensare che
si tratta di un disco che non sarebbe neanche dovuto uscire: contiene
infatti materiale registrato nel 1989, tenuto nel cassetto quasi tre anni
dalla Fire Records, che non se la sentiva di puntare ancora sui Pulp dopo
l'insuccesso commerciale di "Freaks". Musicalmente ci troviamo
di fronte a notevoli cambiamenti si diceva, la musica è stata composta
infatti alla fine degli anni '80, un periodo importante per la musica
alternativa inglese. Esplodono gli Stone Roses, i Charlatans, gli Happy
Mondays ed i Primal Scream, l'Indie Rock inizia ad accorgersi delle
possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Proprio da questa
constatazione nasce "Separations": superato un periodo della sua
vita piuttosto difficile (almeno stando alle sue stesse dichiarazioni), Jarvis mette in naftalina la depressione di
"Freaks" per riscoprire la sua anima pop, minata dai vecchi
influssi New Wave che si incontrano amabilmente con i primi sprazzi di
sintetizzatori. Il materiale non è ancora all'altezza delle produzioni
successive, ma lascia intravederne l'anima, offrendo già un classico
come "My Legendary Girlfriend", imprescindibile punto di
riferimento per i futuri sviluppi del loro sound.
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VOTO: 6
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INTRO -
1993 (Island) |
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Tracklist: Space
/ O.U. (Gone Gone) / Babies /Styloroc / Razzmataz / Sheffield Sex City /
Stacks / Inside Susan / 59 Lyndhurst Grove |
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Concluso
ogni impegno con la Fire i Pulp iniziano a pubblicare una serie di singoli
su Gift Records in cui la musica inizia ad acquisire la nuova forma i cui
tratti somatici si intravedevano già in "Separations". I ritmi
si fanno ballabili, le canzoni non perdono mai di vista un'ammiccante
sensibilità squisitamente pop e i testi a base di eros, romanticismo e
decadenza glamour iniziano a regalare notorietà al personaggio Cocker. E
finalmente arriva il tanto agognato contratto major quando la Island si
accorge dell'interesse che questi singoli stanno suscitando uno dopo
l'altro all'interno del Regno Unito. "Intro", prima
pubblicazione della nuova casa discografica, si limita a raccogliere
all'interno di un unico album il materiale uscito su singolo per la Gift, che ancora
stava riscuotendo consensi. La mossa, in attesa che i Pulp completino
un nuovo disco, si rivela senz'altro azzeccata.
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VOTO: 6+
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HIS'N'HERS
- 1994 (Island) |
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Tracklist: Joyriders
/ Lipgloss / Acrylic Afternoons / Have You Seen Her Lately ? / Babies /
She's A Lady / Happy Endings / Do You Remember The First Time ? / Pink
Glove / Someone Like The Moon / David's Last Summer |
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"His'n'Hers"
fa la sua comparsa nei negozi nella prima metà del 1994, segnando difatti
per i Pulp il primo vero successo commerciale. L'album continua a
sviluppare la direzione musicale intrapresa da un paio d'anni, con
tastiere e ritmi ballabili sempre più importanti nell'economia del loro
suono ("She's A Lady" su tutte). Cocker scrive i testi
rileggendo sotto un velo malinconico il tema della sessualità
adolescenziale, un tema che si sposa in effetti alla perfezione con la
musica di quest'album, ben dimostrato da canzoni come "Do You
Remember The First Time?". Il resto è una raccolta di buoni brani in
linea con il nuovo corso della band, da "Lipgloss" fino ad una
nuova -memorabile- versione di "Babies", dal precedente "Intro".
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VOTO: 7+
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DIFFERENT
CLASS - 1995 (Island) |
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Tracklist: Mis-Shapes
/ Pencil Skirt / Common People / I Spy / Disco 2000 / Live Bed Show /
Something Changed / Sorted For E's & Wizz /
F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E. / Underwear / Monday Morning / Bar
Italia |
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Sulla
scia del successo di "His'n'Hers" i Pulp tornano sul mercato nel
giro di un anno e mezzo solo per riscuotere consensi ancora maggiori.
Musicalmente non ci si discosta di una virgola
dallo stile dell'album precedente, di cui "Different Class" si
dimostra una versione più curata e meglio arrangiata. Jarvis continua a raccontare le sue
classiche storie in anthem di successo come "Common People" e
"Disco 2000" (brani destinati a rimanere tra i più grandi
successi rock degli anni '90), contemporaneamente ne approfitta per
estendere l'argomento dei testi a qualcosa di più del solito eros
(comunque presente in "Pencil Skirt" e "Underwear").
Si parla di droga in "Sorted For E's & Wizz", mentre "Mis-Shapes"
riporta in auge il vecchio tema dell'emarginazione e del "noi-contro-di-loro".
Pop-Rock di altissima classe, probabilmente lo zenit commerciale (non
artistico, sia chiaro) dei Pulp.
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VOTO: 7,5
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THIS IS
HARDCORE - 1998 (Island) |
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Tracklist: The
Fear / Disches / Party Hard / Help the Aged / This Is Hardcore / TV Movie
/ A Little Soul / I'm A Man / Seductive Barry / Sylvia / Glory Days / The
Day After The Revolution |
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Ripetere
un successo multimilionario come quello di "Different Class" era
un'impresa praticamente impossibile, è per questo che "This Is
Hardcore" venne bollato come flop dai più ancor prima della sua
uscita. Nonostante le previsioni scoraggianti l'album raggiunge ugualmente
le vette delle classifiche inglesi, senza tuttavia offrire singoli dal
riscontro commerciale pari a quelli estratti dal precedente album. Musicalmente i Pulp spiazzano
ancora una volta la critica, abbandonando le atmosfere più sfacciatamente
pop degli ultimi due album per abbracciare un suono per certi versi più
"duro". "This Is Hardcore" è infatti un album
costruito su un pessimismo quasi disturbante, fatto di testi ricchi
d'angoscia e sonorità che dopo anni tornano finalmente ad essere oscure e
melodrammatiche. Jarvis Cocker passa in rassegna le sue visioni come non
faceva da tempo: la title track è spettacolare nel suo incedere sofferto,
su cui il cantante stende un testo che al solito riprende l'ennesima
variante del
doppio senso erotico. Non sono da meno
l'altrettanto oscura "Seductive Barry", "Dishes" e
"Help The Aged", in cui si riscopre addirittura l'interesse del cantante nei
confronti di alcuni aspetti della musica Soul. Senz'ombra di
dubbio il lavoro più maturo e personale.
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VOTO: 8+
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WE LOVE
LIFE - 2001 (Island) |
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Tracklist: Weeds
/ Weeds II (Origin Of The Species) / The Night That Minnie Timperley Died
/ The Trees / Wickerman / I Love Life / The Birds In Your Garden / Bob
Lind / Bad Cover Version / Roadkill / Sunrise |
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Con
"We Love Life" i Pulp cambiano nuovamente faccia, abbandonando
parzialmente il pessimismo e l'oscurità di "This Is Hardcore" per riscoprire
la loro dimensione più classicamente Rock. Accanto a tipici brani
"alla Pulp" come "The Night That Minnie Timperley Died",
"Bad Cover Version" e "Trees", troviamo infatti fughe
psichedeliche come "Weeds II (Origin Of The Species)", che si
riallaccia alla tradizione anni '70, "Wickerman",
mortale escursione nel torbido immaginario di Jarvis, e la
stupefacente "I Love Life", chiusa da un muro di feedback che
mai ci si sarebbe aspettati da loro. Un disco vario, ancora un ottimo lavoro, perfetto per consegnare alla
storia il nome dei Pulp. E' infatti al termine del tour promozionale di
quest'album che i membri della band decidono di intraprendere
strade separate, non escludendo comunque di tornare a lavorare
insieme in futuro.
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VOTO: 8
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Tony Aramini
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