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Titolo: |
Dogtown
And Z-Boys |
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Regia: |
Stacy
Peralta |
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Cast: |
Stacy Peralta, Jay Adams, Craig Stecyk, Tony Alva, Glen E. Friedman, Jeff
Ho, Nathan Pratt, Shogo Kubo |
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Genere: |
Documentario |
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Nazionalità: |
U.S.A.,
2005 |
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Durata: |
1h
31' |
Spesso, nelle storie che narrano del talento,
della forza vitale che spinge gli uomini a creare qualcosa di unico, della volontà di rompere gli
schemi, di evadere dalla società precostituita per esprimere se stessi, lanciando un grido
possente in grado di scuotere le menti dei "dormienti" che vivono tutt'intorno, le forme d'arte
per mezzo delle quali ci si esprime finiscono tutte per assomigliarsi, compenetrarsi, fondersi.
Nello stupendo documentario firmato da Stacy Peralta, si narra come un gruppo di ragazzini
vissuti durante i primi anni '70 nel sobborgo di Los Angeles Dogtown, a metà strada tra
Santa Monica e Venice, per evadere dal loro mondo fatto di degrado e povertà,
incanalarono tutte le loro forze nella disciplina del surf e successivamente
in quella dell'ormai dimenticato sport dello skateboard, facendo letteralmente
rinascere lo stile e la bellezza di questa pratica.
La trama non sembra
differire molto dalla storia, ad esempio, di molte rock-band, ed infatti gli
Zephyr-Boys (team il cui nome prendeva dall'omonimo negozio di di sufisti gestito dal
mentore Skip Engblom e l'ingegnere geniale ed incompreso Jeff Ho), usciti allo
scoperto grazie alle rinate gare come quella storica di Del Mar del 1975, gettarono
scompiglio tra coloro i quali continuavano ad usare la tavola come fosse uno strumento per
bambini o uno strano oggetto per esercizi ginnici, per cavalcarla come fossero in mare,
tra le onde, azzardando movimenti e uno stile incredibile e impensabile per l'epoca. I
più lungimiranti cominciarono ad immortalarli in stupendi reportage fotografici e, iniziati a
considerare come vere e proprie rockstar, vennero presto invitati in giro per
il mondo a sponsorizzare le tavole a loro nome (veri e propri endorser primordiali), chiamati
ai più lussuosi party di Hollywood...tutte cose che tuttavia li porteranno
presto a sciogliersi e dimenticarsi delle proprie origini, dei vecchi amici, in nome
del dio-denaro.
Una storia come molte altre,
quindi, ma, poichè vera, estremamente commuovente ed esaltante al tempo stesso.
Dogtown and Z-Boys non e’ solo un documentario, ma e’ prima di tutto un’autobiografia. Peralta infatti era lui stesso
parte integrante della storia che ci racconta; all’inizio degli anni ’70 ha fatto insieme J. Adams, Tony Alva e gli altri
Z-Boys la storia dello skating. Peralta sceglie i documenti storici, album di fotografie, filmati della BBC,
molto materiale amatoriale piuttosto che ammaliarci con facili immagini tratte da qualche
contest di skating di NY o LA. Ed affida agli ormai invecchiati Z-Boys, l'onore di raccontare la
loro storia.
Ma proprio il
connubio col rock torna prepotentemente, e accanto a loro, parlano quelli che
all'epoca erano ancora più piccoli e leggevano sulle riviste specializzate, delle loro
imprese, traendo ispirazione a loro volta per divenire da grandi i vari Henry Rollins, Ian
MacKaye, Stone Gossard. La stessa colonna sonora, fatta del rock più ribelle e capellone di
quei mitici anni '70, ha il pregio di immergerci completamente nelle vicende: Black Sabbath, Hendrix, Aerosmith, Thin Lizzy, Stooges, Ted Nugent,
ZZ Top. Insomma a Dogtown and Z-Boys è stato chiesto il compito di rappresentare con
realismo un gruppo di ragazzi, vissuti nei fantastici anni'70, passati dalla
povertà al successo: i loro dissapori,
le loro rivalità, il loro riavvicinarsi sotto l'egida di una passione comune, insomma
che alla base ci fosse non solo un talento sportivo, ma una storia di vita,
quella dei ragazzi di Dogtown, una leggenda americana.
Matthew
Hopkins |