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Titolo: |
Match Point |
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Regia: |
Woody Allen |
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Cast: |
Scarlett Johansson,
Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, Matthew Goode,
Penelope Wilton. |
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Genere: |
Drammatico |
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Nazionalità: |
U.S.A. / Gran Bretagna,
2005 |
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Durata: |
2h 04' |
In una Londra
manhattan-iana, l'istrionico Woody ci offre innumerevoli spunti di
riflessione grazie alla sua ennesima zampata da Maestro, Match Point. In
questa pellicola lo spettatore è continuamente stimolato
(...cerebralmente) con quelle inquadrature (sfacciatamente geniali e
riflessive) verso dei personaggi tormentati e dalla psiche alterata; il
filo doppio è intrecciato e lega quest'Opera alla Fortuna e alla
casualità della vita in un modo più che geniale; lo strapotere della
Fortuna nei confronti della predestinazione, del fato, dei valori
morali, sociali e -persino- di Dio è disarmante e rende impotenti.
Chris (Jonathan Rhys-Meyers)
è un ex-tennista professionista che stringe amicizia con Tom (Matthew
Goode), conosciuto in un circolo di tennis, il quale gli presenta sua
sorella, Chloe (Emily Mortimer), e tra i due nasce presto una storia
d'amore; storia che viene interrotta (almeno nella testa e nella patta
di Chris) da Nola (Scarlett Johansson), fidanzata di Tom, e tra i due
nasce una passione clandestina. Chris inizia ad arrovellarsi sulla
casualità degli eventi, perché siamo barche in balia dell'oceano, e non
riesce a decidersi. Magistralmente diretto, con una fotografia da premio
Oscar (ottimo il connubio tra l'ancestrale e splendida campagna
londinese e i volti struggenti e mistiki dei protagonisti), il film si
erge a monumento grazie ad una serie di particolari (oltre alla già
citata fotografia segnaliamo un continuo udire di arie e mostre di
capolavori pittorici e trovate filmiche geniali, metaforiche e nuove)
che rendono il tutto un fluido sapientemente plasmato dalle mani
(fatate!) del genio Woody. Agli stolti la sceneggiatura puo' sembrare
molto più che lacunosa, in realtà il passo felpato e tenue è un semplice
e dovuto riferimento Hitchcock-iano e quello che i vili possono definire
"insormontabile spaccatura de' cojoni" è, in realtà, un'attentissima
analisi della società Europea odierna: siamo cinici (pensiamo ai soldi e
basta), distratti (non ci accorgiamo se i nostri cari ci tradiscono o
commettono crimini), superficiali (pensiamo solo ai beni materiali),
snob (trattiamo male chi è di classe sociale inferiore); il buon vecchio
Woody Allen fa bene a ricordarci ciò e a puntare il dito contro
un'Europa vecchia, stanca e vuota (a differenza della sua amata
Manhattan). Sempre e solo agli occhi degli stolti e distratti
(sicuramente le persone a cui si riferisce il buon Woody!) il film puo'
sembrare un noioso monologo di Chris, cinico e indeciso a cui ruotano
attorno tutta una serie di orpelli più che superflui; oltre che una
ricca e florida pisciata fuori dal vaso (cerca di far RIDERE perché
appena esci dal tuo orticino ANNOI perdendo personalità, dimostrando di
NON essere in grado di creare dei buoni film senza far bagnare la
bruda). Ma sono stolti e vanno isolati e istruiti. Siamo qui per questo.
Il plot altamente filosofico, attuale e -perché no?- di genialità che ha
quasi dell'alieno alla razza umana, puo' anche presentare delle lacune
in sede di sceneggiatura, ma il fine giustifica i mezzi e se il fine è
questo stupendo capolavoro e primo vero esempio di Arte nel terzo
millennio, allora ben vengano le lacune di sceneggiatura. Corriamo a
vederlo e rivederlo, amarlo e assaporarlo, fino alla fine, quando una
lacrima e un sorriso beffardo solcheranno il nostro volto. Film dal tema
pe(n)sante e scomodo.
PS: sfortuna volle che la
mia visione coincise con quella di una persona spiacevole e chiassosa
seduta in fondo alla sala, nel buio. Costui asseriva che negli ultimi
mesi solo 'The Red Shoes' (giapponegri daltonici? Son fucsia, non rosse)
era peggiore di questo 'cumulo di noia e merda' girato svariati anni
addietro col nome 'Crimini e Misfatti', con la differenza che, allora,
c'erano battute e si sorrideva; per non parlare di 'Delitto e Castigo',
il cui tracciato è stato seguito pedissequamente (anche se la fonte è
stata ammessa e resa pubblica all'interno del film). Come si puo',
dunque, parlar di 'capolavoro' se si ricalcano i fasti del passato
(altrui e non) senza aggiungere niente (NIENTE) ? Recalcitra in un uso
poco accorto? Molto probabilmente, sì, la bruda si bagna.
Shub
Niggurath |