Titolo:

The Village 

Regia:

M. Night Shyamalan

Cast:

Joaquin Phoenix, William Hurt, Sigourney Weaver, Bryce Dallas Howard, Michael Pitt, Adrien Brody

Genere:

Horror/Fantascienza

Nazionalità:

USA, 2004 

Durata:

1h 48'

 

Si può vivere felici, abbandonando i desideri materiali che generano sofferenze e sono fonte di conflitti, tornando a vivere in uno stato di natura dove i beni essenziali sono più che sufficienti e dove nuovi valori come fratellanza, gentilezza, rispetto, regolano la vita delle persone? Per le comunità Amish americane si può, anzi si deve. Abbandonare il denaro, il lusso, il progresso fonte di pigrizia, l’invidia dettata dal possesso e tutto ciò che è fonte di peccato, per rinnovare la società, che dovrà fondarsi su valori spirituali e non più materiali. Ma se questo isolamento fosse, oltre che voluto, anche imposto? Magari da “creature innominabili” che ci obbligano al distacco, all’isolamento della società? Questo è quello che succede nel villaggio dove vivono Edward Walker (William Hurt) e Alice (Sigourney Weaver), due degli Anziani, figli di coloro che scelsero di abbandonare la civiltà, a volte spietata, per isolarsi in un mondo bucolico guidato dalle regole dell’armonia, ma che da esso non poterono più fare ritorno, perché la strada compiuta attraverso il bosco era infestata da creature mostruose; ma anche i giovani Lucius Hunt (Joaquin Phoenix), Ivy (Bryce Dallas Howard) e lo "scemo del villaggio" Noah (interpretato da Adrien Brody), più esuberanti dei loro “vecchi” e desiderosi di affacciarsi al mondo esterno, pronti a sfidare i rischi del bosco, per portare un po’ di mondo esterno nella loro comunità.

 

Ma questa è solo una piccola parte della trama del film “The Village”, ennesima prova del regista M. Night Shyamalan, nato in India nel 1970, ma cresciuto a Philadelphia, che dopo il travolgente “Il Sesto Senso” ci aveva regalato altri due episodi piacevoli, ma davvero non all’altezza, come “Unbreakable” e”Signs”. Con quest’ultimo lungometraggio, accolto in USA in maniera a dir poco tiepida, Shyamalan invece torna a stupirci, complice anche stavolta, un finale a sorpresa degno del suo primo film.

 

La trama, probabilmente ispirata anche dai fatti dell’11 settembre e alla fobia dell’”altro” che essi hanno generato, ha il pregio di non cadere mai nel banale. Sfruttando i canali lynchiani della psicologia come fonte di tutta la realtà che ci circonda e come in un novello Hitchcock (da cui ha preso il vezzo di firmare le sue pellicole con piccoli cameo) di suggerire senza mostrare, di creare continua suspance, il regista indiano confeziona una pellicola dove nulla è abbandonato al caso, senza sovrannaturali colpi di scena, ma dove stavolta tutto diviene estremamente reale, credibile e spaventoso.

 

Inoltre le scene girate con telecamere a spalla, le ambientazioni sbiadite, fredde e le presenze invisibili, rievocano il cult horror “The Blair Witch Project”. Ma “The Villane non è vero un horror, né forse tutto sommato un’opera morale o politica. La sua vera essenza risiede nella paura dell’ignoto, del viaggio dentro la mente umana e di ciò che si nasconde nei suoi arcaici meandri sottoforma di retaggio.

 

Ottima la fotografia firmata da Roger Deakins, che ci mostra sfumature di ocra e di marrone di cui non si sospetterebbe l'esistenza. Così come il cast, farcito di stelle, sulle quali brilla Bryce, figlia di Ron Howard, probabilmente la migliore delle sue “creazioni”.

 

Matthew Hopkins