|
Prima
data del tour europeo del Cerchio Perfetto, che sceglie la
Capitale per
proporre dal vivo le canzoni dell’ottimo “Thirteenth
Step”: si prevedeva una massiccia presenza di pubblico,
e infatti così è stato, anche se in molti sono rimasti
fuori a causa della scelta della band di suonare solo in
piccoli club, come appunto l’Horus. Appena entrati
l’attenzione si riversava immediatamente sul palco, dove
spiccava al centro un cerchio di metallo coperto da un
telo, che si sarebbe poi rivelato il racchiuso spazio per
le movenze di Maynard James Keenan.
L’apertura
dei cancelli, di molto antecedente all’inizio al
concerto, porta ad una lunga attesa da parte del pubblico:
un’attesa che cominciava a farsi snervante, accompagnata
in sottofondo dall’ultima fatica dei Massive Attack (che
avremo sentito almeno due volte), ma per fortuna viene
annunciato l’inizio del concerto, previsto per le 21:45,
e viene fatta esplicita richiesta da parte degli A Perfect
Circle di non fumare e non scattare fotografie (divieto
rispettato da parte mia ma, come da buona tradizione
italica, non da tutti).
Finalmente
si spengono le luci e la band fa il suo ingresso sul
palco: sulla
sinistra i nuovi acquisti James Iha e Jeordie Osborne
White( meglio noto ai più come Twiggy Ramirez, ex Marilyn
Manson), sulla destra Billy Howerdel e Josh Freese e,
ovviamente al centro, Maynard, inizialmente nascosto
dietro il telo che ci lascia intuire solo la sua figura.
“Vanishing” è la canzone scelta per iniziare il
concerto, con Howerdel a cantare insieme a Keenan, in un
gioco di luci che fa
appunto apparire e scomparire il cantante: un inizio
decisamente suggestivo, che si tinge di aggressività con
la successiva “Pet”, cade il velo e Maynard è tra
noi, rigorosamente di spalle, e così continuerà per
tutto il concerto… Una scelta non apprezzata da tutti,
ma che sicuramente conferisce un aura particolare alla sua
prestazione.
E’
tempo poi di recuperare alcune delle gemme dell’esordio
“Mer De Noms”, la splendida “The Hollow”, accolta
da un boato del pubblico, e “Magdalena”, per
proseguire in seguito con altri estratti dalla loro ultima
fatica, tra cui spiccano “Weak And Powerless” e quello
che Maynard ci ha annunciato essere il futuro singolo,
ossia “The Outsider”.
Il
vero e proprio momento clou della serata risulta però
essere per il sottoscritto la doppietta “The
Package”-“Three Libras”: la prima emoziante con il
suo crescendo, che ci mostra un uomo in constante lotta
con i propri demoni interiori, e la seconda semplicemente
forse la migliore canzone scritta dal gruppo, che ha
coinvolto tutto il pubblico presente. Ci è stata regalata
anche una sorpresa, una versione
di “The Nurse Who Loved Me”, rivisitata per
l’occasione rivisitata in chiave elettrica, per un
risultato originale e spiazzante.
Dopo
circa un’ora di concerto (un minutaggio effettivamente
troppo esiguo per il costo del biglietto), la band
annuncia il suo ultimo pezzo, l’ormai classica
“Judith”, cantata a squarciagola da tutti, che chiude
un concerto sì breve, ma capace di emozionare come pochi.
Omegastar
|