AVULSED

(opening act: Disphere / Horrid)

NAPOLI - JAIL - 10 MARZO 2007

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Una sola parola per sintetizzare tutto: onestà. Gli Avulsed ormai da quindici anni danno esattamente ciò che promettono, sia su disco che in concerto: brutal death senza compromessi, testi sanguinolenti e tanta violenza gratuita condita dalla giusta dose di senso dell’umorismo. Una certezza, insomma. Vederli a Napoli, città storicamente povera di eventi del genere, è stata una bella sorpresa. Il Jail, location prescelta, si è rivelato sufficientemente adatto allo scopo, sia per capienza (meno di un centinaio gli astanti) che per qualità dell’audio, fattore in cui in occasioni precedenti non ha sempre brillato.

Poco da segnalare riguardo ai gruppi di apertura: dei napoletani Disphere si ricorda l’ottimo batterista ed una ragazza piuttosto in carne che durante il loro set prova a lungo ed invano a far partire un po’ di pogo. Ignorata praticamente da tutti, anziché scoraggiarsi continua a perseverare fin quando, dopo lunghi minuti di tentativi, non si scatena finalmente qualche timido movimento. A quel punto inizia a pogare con ancor più foga, franando sull’asta del malcapitato cantante che si becca una clamorosa microfonata sui denti: momenti che valgono il prezzo del biglietto fino all’ultimo centesimo. Dei milanesi Horrid invece si ricorda il camice insanguinato modello mad butcher indossato dal cantante e i componenti del gruppo cosparsi di “sangue” tipo Deicide della porta accanto.

Poi gli Avulsed arrivano sul palco e ti ritrovi davanti ad una macchina da guerra, tutto ciò che un gruppo death metal dovrebbe essere: affiatati, precisi, violenti e dal groove assassino. Suoni di discreto livello aiutano sicuramente la buona riuscita della prova, tanto che è possibile ascoltare gli assoli di Cabra in maniera abbastanza nitida, cosa abbastanza rara in tiratissimi concerti di questo tipo. Il cantante Dave Rotten sin da subito dimostra il suo spirito ‘cazzaro’ intrattenendo il pubblico con qualche simpatica bestemmia nel nostro idioma ed interagendo ripetutamente con i ragazzi delle prime file tra hi-five e strette di mano varie; il suo growl tiene benissimo per tutta la durata dell’esibizione, dimostrando che la nota “no fucking vocal distortion effects” apposta in calce ai credits dei loro dischi è assolutamente veritiera. La scaletta pesca principalmente dal repertorio più recente: highlights da “Gorespattered Suicide” sono la titletrack (con cui hanno attaccato subito dopo l’intro strumentale) e “Eat Foetal Mush”, mentre dal penultimo “Yearning For The Grotesque” momenti di vera esaltazione arrivano con “Devourer By The Dead”, e, soprattutto, la devastante “Sick Sick Sex”. Non sono mancate comunque alcune chicche, tra cui una “Cradle Of Bones” ripescata direttamente dall’EP d’esordio “Carnivoracity” ed una cover di “Piranha” degli Exodus arrivata subito dopo il momento più ‘difficile’ della serata, allorquando la band è stata costretta ad andare avanti un po’ a singhiozzo prima a causa di una ragazza (non la stessa dei Disphere, purtroppo) che durante il pogo ha danneggiato il cavo della chitarra di Juancar e poi a causa di un breve blackout che ha costretto a sospendere le ostilità per una manciata di minuti. Il concerto riprende comunque senza intoppi, e si arriva alla fine oltremodo soddisfatti per aver visto una band onesta e sincera dare il meglio di sé: sarà un piacere riabbracciarli quando in agosto torneranno a Napoli in occasione del mastodontico South Xtreem Noise Festival, che vedrà headliners Dismember e Rotting Christ.

Tony Aramini