A DAY AT THE BORDER 2003
(H.I.M./Hypocrisy/Children Of Bodom/Paradise Lost/ Ministry/Dark Tranquillity et al.)

MILANO - MAZDA PALACE - 8 Giugno 2003

Arrivo in loco giusto in tempo per assistere alla performance dei Soilwork, verso le 11.30: ottima prova del gruppo scandinavo, che alterna materiale vecchio e nuovo nella mezz'ora scarsa a loro disposizione. Lasciano perplessi tuttavia i pezzi dell'ultimo lavoro della band, che se su disco appaiono meno duri rispetto al vecchio materiale composto, in sede live non rendono affatto a confronto con pezzi "storici". Anche la presenza scenica è da migliorare, ma per essere le 11.30 va benissimo così.

Tempo di un giro tra gli stand, posizionati all'esterno del palazzetto, e si torna dentro per assistere, incuriosito, all'esibizione dei Carpathian Forest, band black-metal delle più estreme… Che dire, parlando con fans della band ho appreso che se su disco risultano piacere molto ed aver scritto ottimo materiale, dal vivo sono abbastanza ridicoli:sulla prima riflessione la mia ignoranza sul campo black metal mi porta a dover star zitto, anche se quel poco che ho ascoltato di loro non mi dice veramente nulla, ma sulla seconda non posso che essere pienamente d'accordo: si assiste alla peggior performance della giornata. (S)Vestiti e truccati come tradizione i musicisti pensano più alla scena, peraltro riuscendo solo a far sorridere parte del pubblico (il bassista era indescrivibile), che a suonare. Ne viene fuori una prova veramente scialba e abbastanza fastidiosa, sì, perchè i simpatici blackster avrebbero voluto anche continuare oltre tempo massimo, ma qualche anima pia ha pensato bene di staccargli la spina.

 

Fortunatamente c'è subito modo di rifarsi le orecchie, salgono sul palco i Nile. Per la serie "quando la brutalità incontra la tecnica", la band sfodera una prestazione da incorniciare, grande scaletta, grande precisione, tanta rabbia e potenza, eccezionale l'uso delle tre voci. Qualche pecca nei suoni, i tom della batteria non rendevano a dovere, ma sono dettagli in una prestazione veramente maiuscola che lascia col fiato sospeso.

 

E' ora il turno degli ultimi arrivati in scaletta, i Dark Tranquillity, inseriti in bill solo un paio di giorni prima dell'evento, al posto degli Spineshank. Solo una metà di un loro normale set è a loro disposizione temporale, e quindi vengono lasciate fuori eccezionali "creature" quali Lethe e Hedon ma lo show è ottimo. Si spazia su buona parte della discografia della band, con uno Stanne in forma smagliante che fomenta il pubblico preso dagli svedesi come da poche altre bands nella giornata. Purtroppo anche qui pecche nei suoni, e addirittura Stanne che inizia a cantare col microfono spento.

 

Si cambia registro ora, si cambiano sonorità, ed ecco che dopo un soundcheck lunghissimo (ce n'era bisogno), salgono sul palco i Ministry. Grandiosi, non c'è che dire: suoni perfetti, ed erano anche quelli con i più complessi, la doppia sezione ritmica è micidiale in fatto di potenza e precisione, la presenza scenica è ottima e divertente. Un numero enorme e variabile di musicisti dà vita a uno show che i fans più accaniti non scorderanno facilmente, e gli altri seguono con attenzione e divertimento... Addirittura durante una canzone venivano suonate insieme: tastiere, batteria, batteria campionata, due bassi, tre chitarre, un sax!!!

 

Curiosità ruota intorno all'imminente prestazione dei Paradise Lost, gruppo che dopo aver fatto la storia del gothic metal, si è evoluto verso sonorità più morbide e "depechmodiane",e sul palco questo si vede eccome. Sì, purtroppo i PL sono a tutti gli effetti diventati un gruppo pop con del bel materiale che suonano particolarmente bene. Ma non c'è più traccia di quella potenza, di quel qualcosa in più che (lo dico egoisticamente) una band metal mette sul palco. Neanche il vecchio materiale riesce a risollevare uno show lento, stanco e non adatto a un gran nome quale il loro. Peccato.

 

Ma non c'è tempo per preoccuparsi troppo della "scomparsa" dalla scena metal dei Paradise Lost: uno dei gruppi più attesi della giornata il palco sta per calcare del Mazda Palace, i Children of Bodom. A differenza di prestazioni passate il suono è ottimo, e permette ai finnici di esprimersi al massimo della potenza e della tecnica.

Si alternano pezzi da tutta la discografia della band, e i brani estratti dall'ultima fatica di Laiho e soci, anche quelli più "sperimentali" e con alcune influenze industrial, in sede live rendono tantissimo, e sotto il palco si scatena un'autentica bolgia di pogo e di sudore. Tutti cantano e sono presissimi dalla prestazione, veramente convincente, della band.

 

A questo punto non si riesce più bene a capire cosa debba succedere: la notizia della defezione dell'headliner tanto discusso Manson, cominciata a circolare un paio d'ore prima, diviene tristemente ufficiale, e comincia a circolare insistentemente la voce che anche gli Hypocrisy, già spostati in scaletta per via (pare) di un ritardo aereo, non si facciano vedere dalle parti di Milano. Mentre la gente ancora si chiede cosa stia succedendo ecco che Tagtgren e i suoi salgono sul palco per onorare quella mezz'ora di setlist che gli era concessa, e già qui c'è da apprezzare la professionalità della band, arrivata dopo tante tribolazioni per suonare mezz'ora davanti, ormai, quasi solo davanti ai fans degli H.I.M. Gli Hypocrisy comunque sfornano una prestazione veramente notevole, ottimi suoni, esecuzione senza sbavature e Peter Tagtgren che pur fermo e concentrato, forte del suo enorme carisma, ha una presenza scenica invidiabile. Veramente bravi e degni della loro fama.

 

Le prime file ora si riempiono di fans meno estremi e, diciamolo, di ragazzine in semi-delirio-da-Valo: stanno per salire sul palco quelli che ormai sono diventati gli headliner della giornata, i finnici H.I.M. Il gruppo pare subito in buona forma e per la prima volta li vedo anche con un po’ di voglia di suonare... Ville non è freddo e distaccato come suo solito, ma si lascia andare spesso a ringraziamenti e piccole divagazioni col pubblico, non è molto ma rispetto allo scorso tour è un enorme passo avanti. Musicalmente la scaletta è azzeccatissima, molti i brani estratti dall'ultimo lavoro "Love metal", che rispettano le ottime aspettative da resa live del nuovo disco, sicuramente più heavy del predecessore; tuffi nel passato con le classiche "Your sweet 666", "Wicked Game", ed estratti più recenti dal magnifico "Razorblade Romance", e da "Deep Shadows and Brilliant Highlights". La nota simpatica ed estremamente godibile degli H.I.M. è che dal vivo stravolgono gli arrangiamenti delle canzoni e le ripropongono con una nuova pelle, non diversissima ovviamente, ma utile a tenere alta l'attenzione e il divertimento fino alla fine.

 

Concludendo sicuramente un ottimo festival, per come era stato pensato (mi riferisco soprattutto alla varietà delle proposte in gioco), e per come era stato portato avanti fino al momento dell'annuncio riguardante Manson, che ha riportato alla mente di tutti anche altri difetti del festival, come la locazione (seppur di emergenza), o il caldo, che la bravura delle bands e il clima di festa avevano fatto passare in secondo piano.

E ora tutti col biglietto nel cassetto sperando, probabilmente invano, di poter vedere Manson gratis (ma è difficile), o di un rimborso (ancora più difficile a causa di furbi giochetti burocratici dell'organizzazione).

Marco Mazzetti