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Eccovi il resoconto di un’altra allegra serata di musica
pesante in quel di Napoli. Ultimamente serate del genere sono in
crescente aumento, non può che farmi piacere. Vedere che qualcuno
si sbatte per organizzare iniziative come questa o la data di Paul
DiAnno dello scorso maggio è un ottimo segno, che dovremmo tutti
supportare incondizionatamente, a prescindere dal nostro
sottogenere preferito (ebbene sì, c’è chi fa anche questo…sigh…).
Ero molto curioso di vedere all’opera i Ciaff, band sul cui
assalto sonoro in molti hanno speso ottime parole. Personalmente
conoscevo piuttosto bene i trascorsi negli Undertakers del singer
Rico Big G/One e del chitarrista Butch ‘Natrella, per questo mi
aspettavo qualcosa sicuramente all’altezza della loro
fama.
Arrivo al Palapartenope poco dopo le 21, pensando di trovare
già sul palco i salernitani 3rd, cui era stato affidato il
compito di aprire la serata, invece l’inizio del concerto è
stato posticipato di qualche minuto, per favorire l’affluenza
degli ultimi ritardatari come il sottoscritto. Con piacere noto
che finalmente è presente anche qualche stand di merchandise, ed
effettuo così la prima sosta proprio presso quello dei Ciaff.
Spulciando tra il materiale sono costretto a cedere ad una delle
mie debolezze. Ebbene sì, a mezzo metro dai miei occhi c’era
una bella t-shirt raffigurante la cover di “In Battle There Is
No Law”, mitico debut dei “miei” Bolt Thrower! Purtroppo a
Karl Willets (perché li ha mollati, perché?!?!?) e soci proprio
non so resistere, così mi sono fiondato sulla maglia ed ho
chiesto a Manlio, bassista dei Ciaff in quel momento allo stand,
se poteva gentilmente tenermela da parte fino a fine serata, dato
che durante il concerto mi sarebbe stata d’intralcio tra le
mani. Detto, fatto.
Nel frattempo sul palco i 3rd ci salgono per davvero, ed
iniziano a sciorinare praticamente il meglio del loro repertorio
(ricordiamo che hanno esordito nel 2000 con un mini cd), anche se
i (pochi a dire il vero) presenti non si entusiasmano moltissimo.
Il potente Metal-Core proposto dalla band di Salerno è comunque
di ottima fattura, la musica è di buon impatto, penalizzata però
da un’acustica gestita in maniera piuttosto pedestre. Da
segnalare in scaletta la presenza di una cover degli Slipknot (mi
sembra fosse “Sic”, ma non ci metterei la mano sul fuoco),
usata per coinvolgere maggiormente il pubblico.
A seguire irrompono sullo stage gli Spellcraft, gruppo Gothic
di L’Aquila, che attendevo di vedere con una certa curiosità,
essendo autore di una proposta musicale che è normalmente tra le
mie favorite. Purtroppo qui si tocca il fondo, e non per colpa
della band. L’acustica da pedestre
diventa palesemente scandalosa. Da quel poco che le mie orecchie
sono riuscite a distinguere, mi è sembrata una band con un sound
piuttosto influenzato da certe cose care ai Sentenced, ma ad ogni
modo troppo poco per fornire un giudizio completo. Complimenti per
la buona volontà comunque, spero di poterli ascoltare su demo
quanto prima.
Tocca adesso ai Nameless Crime, che vedo dal vivo per la
seconda volta nel giro di poco più di un mese. Il mio giudizio
non cambia di una virgola rispetto alla loro prova di supporto a
Paul DiAnno, anche se oggi hanno dovuto anch’essi fare i conti
con un’acustica che proprio non ne voleva sapere di
stabilizzarsi. Il loro Power-Thrash di stampo americano ha un
impatto non indifferente, tecnicamente ci troviamo di fronte a
strumentisti eccellenti. Proprio non riesco a mandar giù però la
voce del loro cantante, ancorata a certi stilemi Power europei,
quando vedrei meglio una voce più “potente”, se mi passate il
termine, a regnare sul loro muro di suono. Ovviamente si tratta di
un semplice parere personale, che non deve per nulla scalfire
quanto fatto dalla band fino adesso. Ribadisco, in futuro potranno
regalarci soddisfazioni ancora più alte maturando e sfruttando al
massimo le loro potenzialità.
Salgono quindi sul palco i Marshall, band che ha iniziato la
sua carriera oltre dieci anni fa, incidendo addirittura un LP nel
lontano 1991, tornando in attività dopo uno scioglimento solo in
tempi recenti. La loro proposta musicale, Heavy Metal classico con
influenze Power e anni ’80, non è esattamente il mio genere, è
per questo che dopo le battute iniziali (tra l’altro
caratterizzate come al solito da pessima acustica) mi faccio da
parte e vado a fare un giretto nei meandri del Palapartenope, non
prima di aver fatto una salutare capatina alle toilette, ove
incontro un death metaller dai gusti piuttosto simili ai miei,
probabilmente anch’egli poco entusiasta della proposta dei
Marshall, con cui mi intrattengo qualche minuto a scambiare
opinioni.
Torno al mio posto proprio mentre il set dei Marshall sta
giungendo al termine, è finalmente il momento degli headliners. I
Ciaff salgono sul palco e sorprendono tutti per l’enorme carica
profusa. La loro proposta, auto-definita Mobster-Core, è un
potente miscuglio di Death Metal, Thrash-Core e soprattutto
Hardcore, tutti elementi ben presenti anche nel sound degli
Undertakers, anche se questi ultimi propendono verso lidi più
prettamente Brutal Death e GrindCore. Il pubblico si lascia
coinvolgere, anche in virtù del carisma del simpaticissimo Rico,
più che un cantante un vero entertainer, ovviamente alla sua
maniera! Esegue più volte un esilarante balletto fatto di
movimenti sconnessi o quasi, davvero da vedere! Non contento,
inizia ad interagire ripetutamente col pubblico, allestendo
diversi siparietti tra una song e l’altra, come ad esempio
quando si presenta con una bandiera della squadra del Napoli ed
inizia a prendere in giro alcuni membri dei 3rd perché tifosi
della Salernitana. Anche il suo vocione è riuscito a concludere
il concerto senza calate di tono, sebbene fosse reduce da un
concerto in quel di Roma la sera prima, dimostrando potenza e
resistenza vocali non indifferenti. La serata si conclude con una
stortissima e malatissima versione di “Song #2” dei Blur,
stuprata da questi pazzi scatenati in un una maniera incredibile,
ovviamente nel senso buono del termine. Ciò che ne esce fuori è
un pezzo senz’altro ideale a concludere i loro infuocati shows.
E’ da poco passata la mezzanotte, le luci si riaccendono e
ci rendiamo conto che non ci saranno altri bis. Si è trattato
comunque di un concerto piacevole. I Ciaff hanno offerto uno show
potente e divertente, di cui senz’altro posso ritenermi
soddisfatto, mentre le esibizioni degli opening acts sono andate
via tra alti e bassi, non sempre a causa dei musicisti stessi. Ad
ogni modo si è trattato di una serata tutto sommato positiva, si
spera preludio a molte altre della stessa serie, magari
organizzate in maniera più professionale, specialmente per ciò
che concerne la parte sonora, visto che l’acustica ha fornito più
d’un grattacapo.
Tony
Aramini
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