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Cosa
ci aspettiamo dai Dark Tranquillity nel 2003? Una band
di ragazzi maturi, che prima che attacchino a suonare
potrebbero sembrare un gruppetto indie-rock a caso? Capelli
corti? Volumi bassi? No ovviamente: gli svedesi non si
sono (purtroppo?) scordati delle ultime due prove in
studio, e salgono sul palco con la stessa attitudine
che avevano quando hanno registrato Damage Done. Un macello.
Già duramente provato dai Dark Lunacy, come al
solito sopra le righe e dotati dell'arcana capacità di
far pogare un locale intero al secondo ritornello (mica
poco...), il povero (?) pubblico pagante viene, poco
dopo il loro set, travolto da (quella che ho riconosciuto
dopo un minuto essere) una brutale "The Sun fired
Blanks". Certo, i DT non sono gli At the gates,
e a maggior ragione fa piacere vedere come i 6 tengano
il palco quasi da veri metallari incazzati.
Protagonisti dello spettacolo, più che il poco
entusiasta Sundin (conciato come un incrocio fra Oscar
Wilde ed il tipo degli American Hi Fi) e collega (che
sfoggia dei meno sobri rastoni mezzi mosci), penalizzati
da un suono confuso sui bassi, sono le tamarrissime keys
di Martin, l'instancabile Mikael e quel pazzo del bassista
dotato di boccia e maglietta "fuck you fucking fuck".
Passano i minuti e il gruppo tiene: i nostri si contorcono,
sorseggiano birra, ci regalano espressioni facciali memorabili;
ma nel contempo alimentano la sensazione di essere solo
degli (ottimi) professionisti che suonano le canzoni
dei Dark Tranquillity. Nulla di più e qualcosa
di meno: clean vocals non proprio impeccabili, bagaglio
tecnico non eccelso, il refrain elettronico di ThereIn
sostituito da feedback, battute di pausa e trincaggio
di birra, una scaletta che predilige il controverso e
anacronistico Damage Done (che dimostra di essere stato
scritto pensando ad un contesto live, in cui i pezzi
picchiano parecchio e le tastiere evidenziano con efficacia
le linee melodiche).
Ad ogni attacco (in particolare Punish
My Heaven) e/o riff tirato la gente si ammazza, il
locale è un
mare di folli che cercano di farsi più male possibile.
Ce n'è per tutti i gusti: The Treason Wall, la
già citata Punish my Heaven, Monochromatic Stains
ed Haven gli episodi forse più concitati. La risposta è pazzesca
anche quando Mikael (che afferma di amarci tutti) ci
fa ascoltare in anteprima mondiale una canzone dell'album
in uscita l'anno prossimo: "One Though" (oppure "One
Fourth"?) -quattro accordi messi in croce che potrebbero
uscire dal repertorio dei Linkin Park (leggi: stile Damage
Done), ma stavolta sono conditi da ritmiche un po' strambe
(sindrome di Haake?) e da blastbeats al rallenty.
Mentre sto tirando le somme della serata
la musica si interrompe, si spengono le luci, i nostri
salutano e
lasciano il palco, salvo poi tornare acclamati a gran
voce(per una decina di secondi appena... beh dai, per
lo meno non si fanno pregare). Parte una melodia di pianoforte,
la conoscono tutti; e non importa più niente,
finalmente arriva l'emozione, quella vera, e almeno per
stasera "Lethe" è la più bella
canzone di sempre. E' un piacere vedere Mikael sgolarsi,
ora, e Niklas, che da bravo dandy si attegia come se
stesse avendo un amplesso con la chitarra, e il pubblico
che urla, ulula, guaisce ogni parola del testo. Mancano
2 canzoni alla fine (e mica delle peggiori), ma per me
il concerto può finire qui, con il clichè più scontato,
eppure forse anche il riscatto della band in una serata "di
mestiere". Più che convincente, per quello
che possiamo aspettarci dai Dark Tranquillity nel 2003.
Emanuele
"Maraska"
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