DISSECTION

(opening act: WATAIN)

POZZUOLI (NA) - HAVANA CLUB  - 23 NOVEMBRE 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Ah, t’ho già detto che vado a vedere i Dissection ?

-No, che cazzo, non vorrai mica portare i tuoi soldi a un pazzo assassino che non tollera i gay ?

-Parli te, che i suoi dischi li hai comprati DOPO che è andato in galera…

-Vabbè, ma Maha Kali fa cagare!

-E mica Nodvedit è David Bowie, che se gli gira male ti fa un tour suonando solo pezzi nuovi ?

-Sì, ma non sono i veri Dissection, c’è solo Jon…

-Perché, prima chi c’era ?

-Eh, ma ora ci suona anche Davide Totaro…

-E’ una seconda scelta, Nodtveidt avrebbe preferito Tony Murena, non fosse che è morto da una trentina d’anni. Respect.

-Non suonano live dal 1997, saranno più arrugginiti dell’ennesima reunion degli Uriah Heep.

-Questo lo vedremo…

Mai un concerto è stato accompagnato da cotanto onanismo cerebrale. Ammetto di aver avuto anch’io le mie perplessità (specialmente dopo aver sentito ‘Maha Kali’), ma il solo pensiero di vedere Jon Nodtveidt proporre dal vivo una ‘Night’s Blood’ o una ‘Where Dead Angels Lie’ evitava di farmi cadere in paranoie sterili quanto inutili. Buona innanzitutto la scelta dell’opening act: i Watain, pur ricalcando la maggior parte dei cliches del black old style (dal look fatto di borchie, corpse paint e brandelli di magliette dei Mayhem fino ad un sound ispirato molto più al filone norvegese che non a quello della loro natia Svezia), hanno dalla loro un discreto impatto e riescono a portare a termine il loro compito senza annoiare. Ottima soprattutto la prestazione del cantante Erik Danielsson, i cui scream in sede live si dimostrano superiori ad altri cantanti dello stesso stile che mi è capitato di ascoltare in concerto; un’esibizione piacevole.

 

L’inizio del main event è invece affidato ad un rituale autolesionista da mercatino delle pulci: sulle note di “At The Fathomless Depths” (storica intro di “Storm Of The Light’s Bane”) Jon Nodtveidt e Set Teitan salgono sul palco, fumano una sigaretta dando le spalle al pubblico e si procurano alcuni piccoli tagli all’altezza della fronte. Insomma, il primo ed unico punto a favore di chi fino all’ultimo ha preferito le seghe mentali all’evento live. Ci tengo a precisare che m’importa molto poco di tutto il teatrino costruito attorno all’arresto di Nodtveidt ed alle sue ideologie; dopo un lustro e mezzo di stasi forzata a parlare dovrebbe essere essenzialmente la musica, ed il mio desiderio viene soddisfatto quando i nostri attaccano con ‘Black Horizons’, che sancisce ufficialmente l’inizio di una performance intensa come poche altre.

 

L’acustica, buona ma ben lontana dalla perfezione, penalizza spesso e volentieri il lavoro della chitarra solista, ma durante l’esecuzione di ‘Night’s Blood’ la cosa pare non importare a nessuno:  il pubblico è fin troppo preso dall’evento per dare peso a certi particolari. Jon è ovviamente al centro della scena, canta con tutta la rabbia che ha in corpo; il resto della band interpreta senza sbavature il ruolo di degni comprimari. Anche in sede live “Maha Kali”, titletrack del nuovo EP, scorre via in condizioni di semi-anonimato, sebbene acquisti (involontariamente) un po’ di spessore grazie ai suoni poco curati, con la chitarrina maideniana relegata parecchio in secondo piano. La scaletta comprende quasi in toto i due studio albums della band, e ben presto arrivano i momenti più attesi, tra cui vale la pena segnalare “Unhallowed” e “Where Dead Angels Lie”, accolte da un plebiscito di urla ed applausi. Momento di esaltazione personale quando i nostri attaccano con “Elizabeth Bathory”, storica cover dei Tormentor, perfetta ciliegina sulla torta.

 

C’è spazio anche per un bis, “A Land Forlorn”, prima che il massacro (perché di quello si è trattato) giunga al poco sospirato termine, quasi quasi se ne vorrebbe ancora. Alla fine i Dissection hanno parlato con i fatti: quasi due ore e mezza ad altissimi livelli hanno spazzato via qualunque chiacchiera o elucubrazione mentale. Poco importa se il nuovo materiale non sarà all’altezza del passato. Poco importa se Nodtveidt non diventerà mai ambasciatore ufficiale della FAO. E’ sufficiente assistere all’esecuzione di una “Thorns Of Crimson Death” qualunque per ritenerci oltremodo soddisfatti.

 

Tony Aramini