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SETLIST:
1.
Ein
leichtes leises Säuseln
2.
Dead
Friends (Around the Corner)
3.
Perpetuum
Mobile
4.
Redukt
5.
Youme
& Meyou
6.
Neun
Arme/Rampe
7.
Die
Befindlichkeit des Landes
8.
Seltener
Vogel
9.
Ozean
und Brandung/Paradiesseits
10.
Grundstück
11.
Selbsportrait
mit Kater
12.
Haus
der Lüge/Armenia
13.
Sabrina
14.
Ich
gehe jetzt
ENCORE:
1.
Alles
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La Premessa: non sono un fan secolare degli
Einstürzende Neubauten. La mia conoscenza relativa agli
anni giovanili della band, gli ’80, si limita a qualche
vago ricordo. Nei ’90 mi accorgo di qualche singolo e
video, Blume o Sabrina, ma non c’è ancora passione.
L’interesse nasce in via obliqua con la grande passione del
sottoscritto per Nick Cave, con la cui band Blixa Bargeld
ha suonato per quasi vent’anni, alternandosi tra i Bad
Seeds e i suoi Neubauten. Così, nonostante la conoscenza
di una manciata di canzoni, decido di approcciarmi al
concerto milanese del Perpetuum Mobile Tour 2004, con
molta curiosità ma anche molti dubbi. ‘Sarà un
concerto rumoroso, la musica sarà ostica, i testi in
tedesco, i suoni troppo “industriali”’ e via
dicendo…sono i dubbi che mi accompagnano prima della
performance.
Smentito in pieno! Sul palco dell’Alcatraz va in scena un
gran concerto in piena regola, con musica di
prim’ordine, seppur non per tutte le orecchie. Perché
se una band riesce a conquistare ed entusiasmare un
pubblico che non li conosce bene e per di più è scettico
nei suoi riguardi (era il mio caso), allora giù il
cappello!
Impressioni:
la prima cosa che si nota entrando è la stranezza della
strumentazione sul palco, a parte una bizzarra batteria,
gli altri strumenti visibili sono di difficile
interpretazione. Cresce la curiosità. I primi a salire
sono il tastierista occasionale, Ash Wednesday, e il
bassista storico, Alex Hacke, attaccano qualche nota, poi
si fermano; Blixa
Bargeld, Jochen Arbeit, Andrew Chudy e Rudi Moser entrano
in scena ben 5 minuti dopo i loro colleghi (intenti
evidentemente a sistemare gli ultimi dettagli del
campionatore e del mixer). Il pubblico li accoglie molto
rumorosamente, sebbene il locale sia pieno solo per ¾.
Il concerto: si ricomincia…ad aprire sono le
note leggere di Ein Leichtes leises Säuseln, che crea subito un atmosfera
rapita tra l’audience, grazie anche alla voce
“teutonica” ma al tempo stesso dolce di Blixa. Il
quale si dimostra subito ben diverso dal Blixa conosciuto
con i Bad Seeds : se li era statuario e posato, qui libera
tutto l’estro e l’energia più consoni, forse, al tipo
di musica dei Neubauten. (Sarà anche il fatto che qui è
la sua musica, il suo progetto, rispetto a un Nick Cave
col quale, sì, collabora e scrive le musiche, ma che in
fondo non gli appartengono fino in fondo).
Parla
in inglese per salutare il pubblico e introdurre i pezzi,
sforzandosi anche in qualche maldestro ma simpatico
tentativo con la lingua italiana. L’inizio è
promettente.
Seguono
a ruota Dead Friends e Perpetuum
Mobile, che da il titolo ad album e tour.
Memorabile proprio quest’ultima, in un’esecuzione di
15 minuti circa preannunciata dal simpatico Blixa (“It’s
very long, so if you wanna go home…start now”!!!).
Della band, colpiscono in primo luogo Rudi Moser (con la
sua batteria quasi interamente fatta in casa con piatti di
ferro, molle, aste e lastre d’acciaio, tubi di gomma
lunghi tre metri) e il percussionista Andrew Chudy (che
suona un po’ di tutto, da pezzi di acciaio di varie
forme e dimensioni, a rasoi elettrici, trapani,
compressori e scatole di alluminio trascinate sul
palco!!). Robe mai viste!
Alex Hacke al basso è forse quello dei sei che appare in
modo + tradizionale, con il suo basso normale e le sue
movenze da rockstar hard rock. Jochen Arbeit alla chitarra
si sente meno, ma i suoi suoni sono altrettanto strani
quanto quelli dei suoi colleghi della sezione ritmica.
Ash Wednesday contornia l’essenzialità “industriale”
delle percussioni con la sua tastiera il suo campionatore.
nokia 8800 phone houseIl
concerto è giustamente imperniato sul nuovo album, dal
quale vengono eseguite anche Youme & Meyou, Seltener Vogel, Ozean&Brandung, Paradisseits,
Grundstück, Selbstportrait mit Kater e Ich gehe jetzt,
ma non mancano le chicche per vecchi aficionados come Haus
der Lüge, Armenia e Neun Arme, e estratti dai
Neubauten anni ’90 come Sabrina
(la + acclamata) e Die
Befindlichkeit des Landes. La musica trascina, la
performance della band intriga e stupisce, le due ore e
oltre di concerto passano veloci, tra una birra e
l’altra.
Si
segnalano, tra i pezzi, Ein Seltener Vogel (al grido
“Ararat”), Sabrina (acclamatissima dal pubblico e in
grado di reggere il paragone con la versione originale),
la poliritmica Perpetuum Mobile, Youme&Meyou (con Rudi
Moser sul front stage al fianco di Blixa a pichiettare su
dei tubi di gomma) e Selbsportrait mit Kater con il suo
ritmo e l’entusiasmante finale in crescendo sulle note
di “life on other planets is difficult” sopra il quale
Blixa Bargeld introduce la band con un simpaticissimo
siparietto in cui traduce letteralmente i nomi dei suoi in
un buffo italiano dal marcato accento tedesco! Per cui
Jochen Arbeit diventa Giacomo Lavoro, Ash Wednesday, Àsce
Mercòledi (con l’accento sulla o!), Rudi Moser diventa
Rodolfo Moseri….intervallate da brevi presentazioni
sempre in italiano, ma purtroppo incomprensibili, vuoi per
la parlata stessa di Blixa, vuoi soprattutto per
l’acustica del locale, vivamente da censurare. Infatti
la cosa + penalizzante è stata appunto la diffusione
sonora dell’Alcatraz unitamente a un mixing spesso non
perfetto (alcuni suoni e campioni sono emersi soltanto
riascoltando il cd mentre erano inudibili durante
l’esibizione e viceversa).
La
chicca finale è la possibilità di acquistare, nel banco
merchandising, il doppio cd del concerto stesso appena
terminato, per la non modica cifra di 28 €, prontamente
spesi dal sottoscritto.
Mancano purtroppo dal cd le ultime canzoni,
soprattutto Sabrina e Haus der Lüge. Per quanto la
registrazione non riproduca fedelmente l’impatto sonoro
del concerto, perdendo alcuni suoni ed enfatizzandone
altri, essa merita sicuramente un ascolto prolungato e
attento, perché gli Einstürzende Neubauten restano
comunque una band difficile, che combina sonorità molto
variegate e bizzarre, ma che sanno lo stesso stupire e
affascinare l’ascoltatore.
Marco
S.
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