ENTOMBED

(opening acts: SOTHIS / SKYWISE)

ROMA - ALPHEUS - 22 SETTEMBRE 2004

Dopo qualche mese caratterizzato da uno scarso numero di eventi Live degni di questo nome per quanto riguarda un certo tipo di musica (ovvero, quello che di solito leggete su queste pagine), Roma si prepara ad un autunno di fuoco come probabilmente mai in passato. Comincio ad essere spaventosamente più vicino ai 30 che ai 20, ma nonostante questo non riesco a ricordarmi un anno in cui nella capitale si fosse giunti a tanti concerti interessanti tutti insieme. Anzi, ne ricordo parecchi in cui si faceva di necessità virtù e si andavano a vedere gruppi forse comunque  validi, ma che difficilmente avrebbero attratto un pubblico numeroso oltre i nostri confini. Vedi a tal proposito il Metal Day del 2002, descritto su queste stesse pagine, di un paio d’anni fa sempre all’Alpheus con headliner Novembre e tra gli altri Dark Lunacy e Cadaveria. Intendiamoci, fu comunque bellissimo e le emozioni furono grandissime (ricordo ancora una Varen’Ka da brivido), nettamente superiori a quelle che avrebbe potuto dare un qualsiasi gruppo blasonato in una serata magari non eccelsa, ma dopo tanti anni di vacche magre, un autunno così ci voleva proprio. Tanto per citare alcuni degli artisti che si esibiranno a breve nella città eterna : Samael, Necrodeath, Suffocation, Behemoth, The Gathering, Mark Lanegan, Machine Head, Rage, Hocico, Kirlian Camera, Atrocity e Alabama Thunderpussy. Peccato sia saltata la data dei Rotting Christ, ma non si può avere tutto dalla vita. E l’inizio è stato davvero con il botto, visto che ad aprire le danze sono stati chiamati nientemeno che gli Entombed, lo storico gruppo Svedese che adoro ed ho sempre adorato, che forse qualcosa in carriera ha sbagliato (Uprising, per dirne una) ma che di certo molto di più ha indovinato, capace di scrivere canzoni memorabili in praticamente ogni loro album, e scusate se è poco.

 

Il concerto è aperto dai Sothis, band che ha mostrato pochissimi fronzoli e tantissima sostanza, thrash/death estremamente dinamico e potente. Non che la prova sia stata memorabile, in particolare il gruppo si è mostrato un po’ statico, soprattutto all’inizio. Indubbiamente il palco dell’Alpheus non era così grande da permettere chissà quali acrobazie, ma qualcosa di più si poteva certamente fare. Però analizzando il lato musicale, fa ben sperare per i Sothis la precisione quasi chirurgica dei chitarristi anche dal vivo, e l’ottima prova del cantante, davvero potente. Certo, la loro proposta per ora manca ancora di quel briciolo di personalità per compiere il grande salto, ma i mezzi per tirarla fuori sembrano esserci. Vedremo.

 

Dopo i Sothis salgono sul palco gli Skywise ed è delirio, in tutti i sensi. In particolare la prima parte del loro show coinvolge il pubblico a grandi livelli, da rimarcare a tal proposito la prova di una spettatrice che ha iniziato a ballare rotolandosi per terra, pulendo gran parte del pavimento dell’Alpheus. Tornando a quello che invece avveniva sul palco, gli Skywise si sono dimostrati essere una grande live-band, autrice di un potente rock acido a tinte stoner e doom-metal, un po’ Monster Magnet (a metà tra i primi e Powertrip), un po’ Black Sabbath, un po’ Grand Magus, un po’ Cathedral più acidi, un po’ quello che volete voi, ma tutto al solo scopo di esaltare dal vivo. C’è da dire che lo scopo è stato raggiunto, anche se verso la fine del loro set qualche segno di cedimento del pubblico c’è stato. Nulla di preoccupante comunque, promossi senza riserve.

 

Poi…beh…poi è stato il turno degli Entombed. Forse adesso vorrete sapere quelle cose tipo “ma i suoni erano buoni?”, “Ma il batterista  dal vivo è preciso?” e via dicendo. Invece non ne parlerò per un motivo : se voi foste stati lì, quello che vi sarebbe rimasto non era, dirò di più, non poteva essere neanche lontanamente collegato al lato “tecnico” dell’evento. Lo ammetto, di solito odio quei report in cui in sostanza si dice solo “Il gruppo X ha spaccato.”. Ma questa volta credo proprio che la cosa più professionale possibile sia gettare nella spazzatura tutto il lato tecnico e lasciar parlare le emozioni ed i ricordi, che per altro sono confusi, visto l’impatto che il concerto ha avuto. I ricordi raccontano di una prova schiacciasassi in tutti i loro pezzi, sia quelli estratti dai loro primi album che da quelli recenti. E raccontano anche di gente completamente impazzita nel pogo, di altri che salivano sul palco a cantare le backing vocals. Raccontano anche di un Lars Goran Petrov che forse in “Chief Rebel Angel” non avrà detto “Staaaaaaaaaaaaaaar” come su disco, ma nonostante non sia più un ragazzino, nonostante in apparenza non sia un modello di forma fisica, nonostante avesse spesso movenze da ubriaco fradicio, e nonostante per ribadire il concetto ha bevuto più volte da una bottiglia di non so quale liquore passata dal pubblico (ed al pubblico ripassata) in piena canzone, ha sfoderato una prestazione maiuscola capace di mandare in delirio la folla. Rare altre volte il coinvolgimento ha raggiunto questi livelli, e del resto praticamente ogni canzone della loro carriera sembra quasi essere costruita allo scopo di rendere moltissimo dal vivo, sia che risalga al 1989 o giù di lì (Da “Left Hand Path” sono state proposte Bitter Loss, Revel In Flesh e, come bis, una meravigliosa “Left Hand Path”, per chi scrive uno dei più bei pezzi metal che siano mai stati scritti e che mai si scriveranno) oppure che sia estratta dall’ultimo “Inferno” (come ad esempio The Fix Is In e Retaliation), siano brani Death oppure Death’n’ Roll o chissà cos’altro, cambia davvero poco dal punto di vista del coinvolgimento del pubblico. E come non esaltarsi davanti ai pezzi estratti dal mastodontico “Wolverine Blues”? Quanti gruppi possono permettersi di aprire un concerto con “Evemaster”, mettere in scaletta “Hollowman”, “Heavens Die” e “Wolverine Blues”, e riproporle mandando in visibilio la folla? Oppure vogliamo parlare, che so, dei pezzi estratti da “Morning Star”, come quel capolavoro inaudito di Chief Rebel Angel ed I For An Eye? Se poi questo non bastasse, anche Clandestine è stato tributato con una ottima “Crawl” e con “Sinners Bleed”.

 

Ci sarebbe anche altro…ma il concetto a questo punto credo sia chiaro. Purtroppo niente è perfetto, ed anche in questa serata qualcosa di storto c’è stato. Non sappiamo se la causa è dei pochi soldi che girano, dell’interesse o della contemporanea partita Roma-Lecce, ma il pubblico non era certo quello delle grandi occasioni. Non ho dati ufficiali, ma dal colpo d’occhio non mi sembrava più numeroso di 130/160 persone. Intendiamoci, ha fatto casino per almeno il triplo se non di più, meglio un concerto con 150 persone soddisfatte che con il quadruplo contente a metà, ma concedetemi un piccolo rammarico nel pensare che forse qualcuno ha preferito vedere Totti tirare un rigore a cucchiaio addosso a Sicignano ad un concerto come questo. Se a Roma dovessimo attendere tanti altri decenni per un autunno così, purtroppo non ci sarebbe da stupirsi. C’è comunque tempo per rimediare, sperando che nei prossimi concerti l’affluenza sia maggiore e non ci siano partite della Roma o della Lazio in contemporanea. O quantomeno che Totti il rigore lo segni.

 

P.S. Giusto per la cronaca : suoni buoni ma leggermente impastati, in scia a quelli scelti per l’ultimo album. Ma credo proprio che di questo particolare non si ricordi già più nessuno. Roma – Lecce è finita 2 a 2.

 

Reje