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Dopo
qualche mese caratterizzato da uno scarso numero di eventi
Live degni di questo nome per quanto riguarda un certo
tipo di musica (ovvero, quello che di solito leggete su
queste pagine), Roma si prepara ad un autunno di fuoco
come probabilmente mai in passato. Comincio ad essere
spaventosamente più vicino ai 30 che ai 20, ma nonostante
questo non riesco a ricordarmi un anno in cui nella
capitale si fosse giunti a tanti concerti interessanti
tutti insieme. Anzi, ne ricordo parecchi in cui si faceva
di necessità virtù e si andavano a vedere gruppi forse
comunque
validi, ma che difficilmente avrebbero attratto un
pubblico numeroso oltre i nostri confini. Vedi a tal
proposito il Metal Day del 2002, descritto su queste
stesse pagine, di un paio d’anni fa sempre all’Alpheus
con headliner Novembre e tra gli altri Dark Lunacy e
Cadaveria. Intendiamoci, fu comunque bellissimo e le
emozioni furono grandissime (ricordo ancora una Varen’Ka
da brivido), nettamente superiori a quelle che avrebbe
potuto dare un qualsiasi gruppo blasonato in una serata
magari non eccelsa, ma dopo tanti anni di vacche magre, un
autunno così ci voleva proprio. Tanto per citare alcuni
degli artisti che si esibiranno a breve nella città
eterna : Samael, Necrodeath, Suffocation, Behemoth, The
Gathering, Mark Lanegan, Machine Head, Rage, Hocico,
Kirlian Camera, Atrocity e Alabama Thunderpussy. Peccato
sia saltata la data dei Rotting Christ, ma non si può
avere tutto dalla vita. E l’inizio è stato davvero con
il botto, visto che ad aprire le danze sono stati chiamati
nientemeno che gli Entombed, lo storico gruppo Svedese che
adoro ed ho sempre adorato, che forse qualcosa in carriera
ha sbagliato (Uprising, per dirne una) ma che di certo
molto di più ha indovinato, capace di scrivere canzoni
memorabili in praticamente ogni loro album, e scusate se
è poco.
Il
concerto è aperto dai Sothis, band che ha mostrato
pochissimi fronzoli e tantissima sostanza, thrash/death
estremamente dinamico e potente. Non che la prova sia
stata memorabile, in particolare il gruppo si è mostrato
un po’ statico, soprattutto all’inizio. Indubbiamente
il palco dell’Alpheus non era così grande da permettere
chissà quali acrobazie, ma qualcosa di più si poteva
certamente fare. Però analizzando il lato musicale, fa
ben sperare per i Sothis la precisione quasi chirurgica
dei chitarristi anche dal vivo, e l’ottima prova del
cantante, davvero potente. Certo, la loro proposta per ora
manca ancora di quel briciolo di personalità per compiere
il grande salto, ma i mezzi per tirarla fuori sembrano
esserci. Vedremo.
Dopo
i Sothis salgono sul palco gli Skywise ed è delirio, in
tutti i sensi. In particolare la prima parte del loro show
coinvolge il pubblico a grandi livelli, da rimarcare a tal
proposito la prova di una spettatrice che ha iniziato a
ballare rotolandosi per terra, pulendo gran parte del
pavimento dell’Alpheus. Tornando a quello che invece
avveniva sul palco, gli Skywise si sono dimostrati essere
una grande live-band, autrice di un potente rock acido a
tinte stoner e doom-metal, un po’ Monster Magnet (a metà
tra i primi e Powertrip), un po’ Black Sabbath, un po’
Grand Magus, un po’ Cathedral più acidi, un po’
quello che volete voi, ma tutto al solo scopo di esaltare
dal vivo. C’è da dire che lo scopo è stato raggiunto,
anche se verso la fine del loro set qualche segno di
cedimento del pubblico c’è stato. Nulla di preoccupante
comunque, promossi senza riserve.
Poi…beh…poi
è stato il turno degli Entombed. Forse adesso vorrete
sapere quelle cose tipo “ma i suoni erano buoni?”,
“Ma il batterista
dal vivo è preciso?” e via dicendo.
Invece
non ne parlerò per un motivo : se voi foste stati lì,
quello che vi sarebbe rimasto non era, dirò di più, non
poteva essere neanche lontanamente collegato al lato
“tecnico” dell’evento. Lo ammetto, di solito odio
quei report in cui in sostanza si dice solo “Il gruppo X
ha spaccato.”. Ma questa volta credo proprio che la cosa
più professionale possibile sia gettare nella spazzatura
tutto il lato tecnico e lasciar parlare le emozioni ed i
ricordi, che per altro sono confusi, visto l’impatto che
il concerto ha avuto. I ricordi raccontano di una prova
schiacciasassi in tutti i loro pezzi, sia quelli estratti
dai loro primi album che da quelli recenti. E raccontano
anche di gente completamente impazzita nel pogo, di altri
che salivano sul palco a cantare le backing vocals.
Raccontano anche di un Lars Goran Petrov che forse in
“Chief Rebel Angel” non avrà detto
“Staaaaaaaaaaaaaaar” come su disco, ma nonostante non
sia più un ragazzino, nonostante in apparenza non sia un
modello di forma fisica, nonostante avesse spesso movenze
da ubriaco fradicio, e nonostante per ribadire il concetto
ha bevuto più volte da una bottiglia di non so quale
liquore passata dal pubblico (ed al pubblico ripassata) in
piena canzone, ha sfoderato una prestazione maiuscola
capace di mandare in delirio la folla. Rare altre volte
il coinvolgimento ha raggiunto questi livelli, e del resto
praticamente ogni canzone della loro carriera sembra quasi
essere costruita allo scopo di rendere moltissimo dal
vivo, sia che risalga al 1989 o giù di lì (Da “Left
Hand Path” sono state proposte Bitter Loss, Revel In
Flesh e, come bis, una meravigliosa “Left Hand Path”,
per chi scrive uno dei più bei pezzi metal che siano mai
stati scritti e che mai si scriveranno) oppure che sia
estratta dall’ultimo “Inferno” (come ad esempio The
Fix Is In e Retaliation), siano brani Death oppure
Death’n’ Roll o chissà cos’altro, cambia davvero
poco dal punto di vista del coinvolgimento del pubblico. E
come non esaltarsi davanti ai pezzi estratti dal
mastodontico “Wolverine Blues”? Quanti gruppi possono
permettersi di aprire un concerto con “Evemaster”,
mettere in scaletta “Hollowman”, “Heavens Die” e
“Wolverine Blues”, e riproporle mandando in visibilio
la folla? Oppure vogliamo parlare, che so, dei pezzi
estratti da “Morning Star”, come quel capolavoro
inaudito di Chief Rebel Angel ed I For An Eye? Se poi
questo non bastasse, anche Clandestine è stato tributato
con una ottima “Crawl” e con “Sinners Bleed”.
Ci
sarebbe anche altro…ma il concetto a questo punto credo
sia chiaro. Purtroppo niente è perfetto, ed anche in
questa serata qualcosa di storto c’è stato. Non
sappiamo se la causa è dei pochi soldi che girano,
dell’interesse o della contemporanea partita Roma-Lecce,
ma il pubblico non era certo quello delle grandi
occasioni. Non ho dati ufficiali, ma dal colpo d’occhio
non mi sembrava più numeroso di 130/160 persone.
Intendiamoci, ha fatto casino per almeno il triplo se non
di più, meglio un concerto con 150 persone soddisfatte
che con il quadruplo contente a metà, ma concedetemi un
piccolo rammarico nel pensare che forse qualcuno ha
preferito vedere Totti tirare un rigore a cucchiaio
addosso a Sicignano ad un concerto come questo. Se a Roma
dovessimo attendere tanti altri decenni per un autunno così,
purtroppo non ci sarebbe da stupirsi. C’è comunque
tempo per rimediare, sperando che nei prossimi concerti
l’affluenza sia maggiore e non ci siano partite della
Roma o della Lazio in contemporanea. O quantomeno che
Totti il rigore lo segni.
P.S.
Giusto per la cronaca : suoni buoni ma leggermente
impastati, in scia a quelli scelti per l’ultimo album.
Ma credo proprio che di questo particolare non si ricordi
già più nessuno. Roma – Lecce è finita 2 a 2.
Reje
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