IMPALED NAZARENE

(opening acts: INGRAVED / TUNDRA / NOCTIFER / SPECTRAL FOREST / HANDFUL OF HATE)

ROMA - INIT CLUB - 19 OTTOBRE 2003

L’appuntamento con il concerto non comincia nel modo migliore, dato che 2 giorni prima dell’evento c’è stato il forfait dei Necrodeath per motivi economici e, come se non bastasse, anche il clima non è stato molto favorevole a causa di un tremendo acquazzone che si è abbattuto su Roma, per cui moltissima gente, tra cui il sottoscritto, ha fatto il suo ingresso all’Init con il concerto già iniziato. Persa l’esibizione degli Ingraved, mi sono sorbito il set degli scialbi Tundra, band dedita ad un black metal primordiale, con annesse chitarre zanzarose. Purtroppo la band, oltre ad avere un pessimo gusto in fatto d’abbigliamento, non riesce a coinvolgere il pubblico. La presenza scenica è totalmente assente, il pubblico lo nota e solo in pochissimi applaudono. Devono crescere.

Poco dopo, per fortuna, risollevano le sorti della serata i Noctifer, band locale dedita ad un black metal piuttosto influenzato dai Marduk. Pur mostrando delle pecche tecniche, i nostri si esibiscono in un più che dignitoso show; comincia a sentirsi coinvolta la gente, fioccano gli applausi. Promossi.

Autentica scoperta della serata sono gli Spectral Forest, anche questa band suona un black metal brutale ed aggressivo, interrotto da breaks più moderati che ne mitigano l’aggressività e riescono a far calare gli ascoltatori in un’atmosfera... spettrale. Si nota ampiamente la differenza d’età e di preparazione nei confronti dei gruppi precedenti, questi Spectral Forest sono una band di professionisti, e si vede. Sorpresa.

Fra una band e l’altra il pubblico ha potuto constatare quanto Mika, singer degli Imp Naz, ami le donne e non perda occasione per ricordarlo, erano infatti numerose le ragazze che lo avvicinavano per una foto o un bacio e lui, grande come sempre, e’ pronto ad allungar le mani, conscio anche dell’attenzione che chi stava attorno gli dedicava.

Arriva il turno degli Handful Of Hate ed il pubblico sembra molto impaziente, questo perchè la popolarità del gruppo sta’ crescendo, oramai quando suonano, chi li ascolta conosce i pezzi e li canta assieme al gruppo; in questo modo chi è sul palco riesce a rendere molto di più ed ha il compito facilitato. Coinvolgenti.

Finalmente Mika sale sul palco, dopo aver ampiamente bevuto (tanto che cominciavo a preoccuparmi per l’esibizione), ed e’ subito chaos! Per tutti i gruppi precedenti gli spettatori si son comportati da perfetti blacksters, restando praticamente immobili per tutte le canzoni. Non appena son saliti sul palco i Finnici però è cominciato il pogo, ed anche chi non partecipava non riusciva a non farsi coinvolgere. I miei dubbi sullo stato di Mika han trovato riscontro dopo pochi minuti, sia quando è inciampato su se stesso ed è caduto sulla batteria di Repe, sia quando, annunciando la prima canzone, ha detto: “ora suoneremo la title-track del nuovo album, ehm, scusate, volevo dire la first-track...” L’atmosfera era quella che ci si aspetta ad un loro concerto, goliardica, dissacratoria, blasfema ed ironica. Non capita di vedere il cantante scusarsi ampiamente con il batterista perchè gli e’ caduto addosso; non capita di veder suonare il basso con una sola mano perchè con l’altra si e’ intenti a fumare: sono questi i particolari che rendono gli Impaled Nazarene un gruppo unico.

Entrando nel merito delle canzoni bisogna sottolineare quanto siano estremi e violenti i pezzi del nuovo album “All That You Fear”. “kohta ei naura enàà jeeuskaan”, la prima del concerto e dell’album, è una delle canzoni più aggressive che abbiano mai scritto. “Halo of flies” conferma quest’impressione, assieme ad “armageddon death squad”, veri highlights del disco.

L’esecuzione dei loro classici, ovvero: “my blessing” (presa dal loro esordio), o “sadhu satana” (ugra-karma), “motorpenis” e ”karmageddon warriors” (latex cult), “let’s fucking die” e “ghettoblaster” (suomi finland perkele), “we’re satan generation” (rapture), è stata da manuale, ed il pubblico ringrazia a dovere.

Hanno concesso il bis con “the lost art of goat sacrificing” (tratta dal loro penultimo album) e con la canzone più odiata, dell’album da loro più odiato: “Total War, Winter War”, tratta da quel “Suomi Finland Perkele” che, a detta di molti, è il loro miglior disco. Il pubblico è visibilmente estasiato e ringrazia Mika d’aver accolto la richiesta di questa canzone, richiesta cominciata dall’inizio del concerto. Il duetto fra il pubblico e Mika nel preludio di “Total War”, da solo valeva il prezzo del biglietto. Pazzi e sconvolgenti, da vedere e supportare sempre.

Shub Niggurath