INDEPENDENT DAYS

(Mark Lanegan / Sonic Youth / Auf Der Maur / MC5 / Velvet Revolver et al.)

BOLOGNA - ARENA PARCO NORD - 4/5 SETTEMBRE 2004

Complici traffico e disorganizzazione del festival entro in arena giusto in tempo per sentire i Colours of Fire, che mi ricordano dei  Muse meno raffinati e meno pallosi, e con una performance da stars consumate risultano tra le band migliori di questa calda due giorni. Mancano Keane e dEUS, ed è palpabile il malumore per l'assenza di quest'ultimi, stizza per altro da me condivisa. Si deteriora l'atmosfera coi Tre Allegri Ragazzi Morti, che purtroppo sono ancora vivi. Matura l'atmosfera quando sale sul palco il primo pezzo di storia della giornata: Nick Olivieri coi suoi Mondo Generator, che a parte l'emozione di vederlo non sa regalare particolari emozioni, con una musica che, come già lasciano intuire gli album, è un po' troppo monolitica e monotona, stancante alla lunga; muta radicalmente l'atmosfera quando alla band si aggrega, com'era prevedibile che sarebbe stato, Mark Lanegan, che canta due pezzi. Impagabile Four Corners, mette in mostra la parte duttile della band e conferma Lanegan come una delle voci più calde, espressive ed emozionanti del panorama rock odierno. L'impressione è confermata dall'eccitazione che si viene a generare quando torna sul palco, stavolta con la sua band e presentandoci uno dei maggiori motivi d'interesse della giornata: la sua corista, che impenna il testosterone già ribollente del pubblico. A parte ciò buona l'esibizione, che risente non poco di un'acustica mediocre (colpa probabilmente del mixaggio) e delle luci del giorno, che sbiadiscono le calde atmosfere del suo blues-rock notturno. Libertines e Franz Ferdinand saranno due delle big thing del momento, ma non impressionano molto sul palco, specie i primi, già meglio i secondi, che però risultano dopo un po' piuttosto piatti e noiosi. Concludono i Sonic Youth, stasera particolarmente sonici, proponendo appena tre brani nei primi tre quarti d'ora, ma va decisamente bene così. Peccato che ignorino quasi completamente la vecchia produzione per concentrarsi sulla nuova, due brani da dirty e uno da Daydream Nation.

 

Più adolescienziale la seconda giornata rispetto alla prima. Inizia il cast di stars con la Auf der Maur, che impressiona molto meno che su disco. Infiamma gli animi Lars Fredriksen con i suoi bastardi ed il loro punk pop da pogo scatenato, con tanto di bikers rompicoglioni che fanno la spola avanti e indietro tra il pubblico molestando chiunque sia sulla loro strada. Arrivano poi i grandi vecchi del rock: gli Mc5, con Mark Arm e Evan Dando al seguito, si sa che a Seattle sono tutti una grande famiglia... Comunque a parte la curiosità di vedere degli autentici pezzi di storia antica l'esibizione non lascia segni particolarmente profondi. I Velvet Revolver Sono probabilmente il gruppo più atteso dalla giornata, si poteva a priori intuire viste le numerose magliette dei Guns N'Roses e si ha la conferma durante il concerto, che tra tutti è quello a richiamare sotto il palco il maggior numero di persone. I personaggi sono noti, non un briciolo di carica glam è andato perduto nel tempo, solo Scott Weiland appare fuori posto, ma probabilmente solo perchè eravamo abituati a vederlo in tutt'altre vesti. Il pubblico invoca a gran voce i Guns, con bel piglio Scott rimbrotta cadenzato: "We are Velvet Revolver... It's esay... Repeat: Vel-vet Revol-ver...", uno spasso. A parte ciò i momenti più interessanti sono di certo gli ultimi tre brani, tra cui It's so easy dei Guns'n'Roses e Sex Type Thing, che sinceramente fa rimpiangere che sul palco stiano questi qua anzichè gli Stone Temple Pilots. Momento migliore della giornata (Sex Type Thing escluso) i conclusivi The Darkness, davvero divertenti, e bravi. 

Alex Resca