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Complici
traffico e disorganizzazione del festival entro in arena
giusto in tempo per sentire i Colours of Fire, che mi
ricordano dei Muse meno raffinati e meno pallosi, e con una performance da
stars consumate risultano tra le band migliori di questa
calda due giorni. Mancano Keane e dEUS, ed è palpabile il
malumore per l'assenza di quest'ultimi, stizza per altro
da me condivisa. Si deteriora l'atmosfera coi Tre Allegri
Ragazzi Morti, che purtroppo sono ancora vivi. Matura
l'atmosfera quando sale sul palco il primo pezzo di storia
della giornata: Nick Olivieri coi suoi Mondo Generator,
che a parte l'emozione di vederlo non sa regalare
particolari emozioni, con una musica che, come già
lasciano intuire gli album, è un po' troppo monolitica e
monotona, stancante alla lunga; muta radicalmente
l'atmosfera quando alla band si aggrega, com'era
prevedibile che sarebbe stato, Mark Lanegan, che canta due
pezzi. Impagabile Four Corners, mette in mostra la parte
duttile della band e conferma Lanegan come una delle voci
più calde, espressive ed emozionanti del panorama rock
odierno. L'impressione è confermata dall'eccitazione che
si viene a generare quando torna sul palco, stavolta con
la sua band e presentandoci uno dei maggiori motivi
d'interesse della giornata: la sua corista, che impenna il
testosterone già ribollente del pubblico. A parte ciò
buona l'esibizione, che risente non poco di un'acustica
mediocre (colpa probabilmente del mixaggio) e delle luci
del giorno, che sbiadiscono le calde atmosfere del suo
blues-rock notturno. Libertines e Franz Ferdinand saranno
due delle big thing del momento, ma non impressionano
molto sul palco, specie i primi, già meglio i secondi,
che però risultano dopo un po' piuttosto piatti e noiosi.
Concludono i Sonic Youth, stasera particolarmente sonici,
proponendo appena tre brani nei primi tre quarti d'ora, ma
va decisamente bene così. Peccato che ignorino quasi
completamente la vecchia produzione per concentrarsi sulla
nuova, due brani da dirty e uno da Daydream Nation.
Più
adolescienziale la seconda giornata rispetto alla prima.
Inizia il cast di stars con la Auf der Maur, che
impressiona molto meno che su disco. Infiamma gli animi
Lars Fredriksen con i suoi bastardi ed il loro punk pop da
pogo scatenato, con tanto di bikers rompicoglioni che
fanno la spola avanti e indietro tra il pubblico
molestando chiunque sia sulla loro strada. Arrivano poi i
grandi vecchi del rock: gli Mc5, con Mark Arm e Evan Dando
al seguito, si sa che a Seattle sono tutti una grande
famiglia... Comunque a parte la curiosità di vedere degli
autentici pezzi di storia antica l'esibizione non lascia
segni particolarmente profondi. I Velvet Revolver Sono
probabilmente il gruppo più atteso dalla giornata, si
poteva a priori intuire viste le numerose magliette dei
Guns N'Roses e si ha la conferma durante il concerto, che
tra tutti è quello a richiamare sotto il palco il maggior
numero di persone. I personaggi sono noti, non un briciolo
di carica glam è andato perduto nel tempo, solo Scott
Weiland appare fuori posto, ma probabilmente solo perchè
eravamo abituati a vederlo in tutt'altre vesti. Il
pubblico invoca a gran voce i Guns, con bel piglio Scott
rimbrotta cadenzato: "We are Velvet Revolver... It's
esay... Repeat: Vel-vet Revol-ver...", uno spasso. A
parte ciò i momenti più interessanti sono di certo gli
ultimi tre brani, tra cui It's so easy dei Guns'n'Roses e
Sex Type Thing, che sinceramente fa rimpiangere che sul
palco stiano questi qua anzichè gli Stone Temple Pilots.
Momento migliore della giornata (Sex
Type Thing escluso)
i conclusivi The Darkness, davvero divertenti, e bravi.
Alex
Resca
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