KINGS OF CONVENIENCE

NAPOLI - TEATRO AUGUSTEO  - 08 NOVEMBRE 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Napoli frostbitten. Nel giro di un paio di giorni si è passati da temperature semi-estive ad un freddo che non si avvertiva da tempo, ed allora come dar torto ad Eirik Glambek Bøe che viene a dirci che Napoli, “con le sue strade pavimentate in pietra ed il suo gelo”, gli ricorda molto la sua Bergen ? Sta di fatto che ho rischiato di arrivare assiderato al teatro Augusteo, luogo scelto dai Kings Of Convenience per la loro tappa partenopea.

 

Mi sono avvicinato a questo concerto con un minimo di diffidenza, anche perché “Riot On An Emty Street”, ultimo album del duo norvegese, mi ha entusiasmato meno rispetto a “Quiet is the new loud”: a parte un paio di pezzi al fulmicotone diventa fin troppo evidente (ed, in un certo senso, ‘svergognato’) il dazio che i nostri pagano a due signori di nome Paul & Art, colpa anche di un songwriting in parte meno ispirato; insomma, stavolta non sono bastati arrangiamenti semplici quanto sobri e raffinati a salvare la barca.

 

Nonostante i miei dubbi però, il concerto si è rivelato oltremodo piacevole. Sarà che qui a Napoli di eventi live ‘importanti’ non ne passano molti, magari ci si accontenta con poco, anche se con questo non voglio affatto sminuire la convincente prova dei due scandinavi. Da segnalare un sold-out difficilmente ipotizzabile alla vigilia, ed i biglietti per l’occasione non numerati (fatto decisamente inusuale per un concerto in teatro). La pacata atmosfera teatrale è comunque la più adatta per la proposta del duo, che si presenta su un palco addobbato in maniera ovviamente scarna: tre sgabelli (poi capiremo perché), due chitarre, ed una tastiera alla quale, a seconda dei pezzi, si alternano sia Eirik che Erlend Øye. Illuminazione affidata a due fili di luce (uno a testa) che cambiano colore dall’oro al rosso (e tonalità intermedie) a seconda delle esigenze.

 

Il concerto prende il via, ed i nostri iniziano a snocciolare pezzi più e meno noti del loro repertorio, seguendo una scaletta incentrata per lo più sull’ultimo disco (dal precedente “Quiet Is The New Loud” giusto due/tre estratti, tra cui una “Toxic Girl” suonata tra i bis per esaudire la richiesta di un fan in prima fila), e così le varie “Cayman Islands” e “Homesick” dal vivo acquistano valore, risultando forse anche più piene e consistenti rispetto alle versioni in studio. Riescono dunque benissimo gli arrangiamenti ancora più scarni, visto che, a causa della mancanza di archi e percussioni, il tutto viene riproposto da due voci e due chitarre (o all’occorrenza una chitarra ed un piano): il risultato è una sorpresa abbastanza positiva, per fortuna.

 

Quello che colpisce di più in questo primo frangente è senz’altro l’atteggiamento affabile ed alla mano dei due ragazzi, che non si atteggiano per nulla a rock stars, anzi, tra un pezzo e l’altro interagiscono ripetutamente col pubblico. Imperdibile un monologo di Eirik circa la comodità degli sgabelli che il teatro ha messo loro a disposizione ed il design fastidiosamente scomodo delle sedie made in Italy che si sono visti costretti ad usare durante le precedenti tappe del tour tricolore (portarvi due sgabellini norsk frostbitten da casa vostra no, eh ?). Erlend successivamente rilancia tra il compiaciuto e il divertito, dicendo di aver letto una recensione italiana del nuovo disco degli U2 in cui un loro brano viene paragonato al sound dei Kings Of Convenience. In più racconta di quando lo scorso settembre, dopo aver soggiornato in Sicilia, è ripartito dimenticando in albergo i suoi occhialoni arancioni (quelli visibili in gran parte delle foto promozionali), e di aver incaricato un ragazzo conosciuto lì di recuperarli. Per la restituzione si sono dati appuntamento alla successiva calata italica del gruppo, e, scena degna di un programma della Carrà o della De Filippi, proprio a Napoli gli occhiali ritornano tra le mani del legittimo proprietario. Non sarà l’unico ‘regalo’ ricevuto da Erland: un ragazzo riesce a passargli i demo del suo gruppo, mentre un plettro gli viene donato da uno dei due amici con cui mi sono recato in teatro.

 

Circa a metà della serata viene proposta, molto a sorpresa, la cover di “Boys Don’t Cry” dei Cure, chiusa però subito dopo il primo ritornello… Di lì a poco la band invita il pubblico ad alzarsi dalle poltroncine e sistemarsi ai piedi del palco: il concerto entra nel vivo. Sul palco il terzo sgabello viene occupato dal bassista Davide Bertolini (italiano emigrato in Norvegia, produttore di “Riot On An Empty Street”), ed è il momento dei pezzi che tutti aspettavano, a partire da una “Stay Out Of Trouble” che sopperisce alla mancanza dei violini col pubblico che ne fischietta la melodia, per arrivare al tripudio di una “Misread” ancora più incisiva, grazie alla solista suonata da Erland con la chitarra anziché col piano. In chiusura, oltre alla già citata “Toxic Girl”, da ricordare “I’d Rather Dance With You” riarrangiata senza l’ausilio di percussioni e cantata a gran voce da tutti i presenti: probabilmente la pop song definitiva dell’anno 2004. Infine, quando dopo la prima chiusura ritornano sul palco per i consueti bis, ne approfittano per testare le reazioni del pubblico ad un pezzo nuovo di zecca, intitolato presumibilmente “I Can’t Belong To You”, stilisticamente vicino al resto della loro produzione, e dal ritornello abbastanza immediato.

 

Fa piacere aver assistito per una volta ad un concerto dall’acustica impeccabile (eccezion fatta per un amplificatore che durante le battute iniziali ha emesso qualche piccolo ronzio, inconveniente sistemato abbastanza in fretta), ma fa ancora più piacere aver apprezzato un evento per il quale nutrivo aspettative decisamente più basse: in sede live i Kings Of Convenience hanno convinto molto più che su disco, è una considerazione sufficiente a farmi tornare a casa soddisfatto ed incurante del clima semi-Lappone.

 

Tony Aramini