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Dal
Tennessee a Milano, dalla chiesa al Rainbow Club…
Ne
hanno fatta di strada questi quattro ragazzotti americani:
Caleb (voce e chitarra), Nathan (batteria), Jared (basso)
e Matthew Followill (chitarra).
Figli
di un predicatore nomade… con un passato
"sacro" al servizio dei "fedeli"...
finalmente han trovato il sentiero del rock’n’roll ed
un pubblico in grado di valorizzarli…
Classica
rock-band di stampo anni ’70, sospesi tra Rolling Stones
e Velvet Underground ed influenzati dagli ascolti
giovanili: su tutti Led Zeppelin, Tom Petty ed i Clash!
Ma
veniamo al live… un’oretta scarsa di grande energia…
uscita da un repertorio molto povero (un solo album
all’attivo), ma di grande impatto soprattutto nella
seconda mezz’ora, quando hanno iniettato nelle nostre
menti delle scariche adrenaliniche potenti, dettate dal
quelle chitarre così dannatamente "sfruttate"
come fossero "schiave al servizio della musica".
Quattro
volti acqua e sapone (Caleb si ritoccava ogni minuto i
suoi capelloni scomposti), ma un look dannatamente 70’s
che rispecchia il loro sound retrò e garage.
Una
prima parte scandita da un ritmo abbastanza blando e poco
coinvolgente tanto da non far scomporre quasi nessuno (Rainbow
Club strapieno)… ma successivamente grazie anche al loro
pezzo doc "Holy Roller Novocaine" e ad altri di
grande intensità, hanno fatto ribaltare i più scalmanati
delle prime file con un rock-blues tipicamente 70’s da
cavalcata nel Far West!
Il
loro primo disco "Youth & Young Manhood" è
uscito a metà 2003 sotto la RCA di New York, ed è
proprio qui che hanno incontrato gli Strokes… da poco
loro grandi fan accaniti…
Anche
la stampa (NME su tutti) ha riservato loro grandi
apprezzamenti… e quindi non ci resta che sperare in un
grande futuro per questa band che nonostante la giovane età
dei componenti, ha saputo rinfrescare il sound che ha
fatto sognare milioni di persone in tutto il mondo…Dopo
i Warlocks… una grande scoperta…
>Teo<
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