KLIMT 1918

ROMA - JUNGLE CLUB - 7 MAGGIO 2005

Prima di tutto devo esprimere il mio dissenso nei confronti di una penna di Moonlight; forse non è il caso, non l'ho mai fatto e forse dovrei tacere, ma quando è troppo è troppo e a costo di creare dissapori all'interno dello staff, parlo: Emanuele "Maraska" ha un nuovo taglio di capelli. Un taglio improponibile. Va bene essere Eurasisti, ma come dice mia nonna: 'il troppo struppia'.

 

I Klimt 1918 si sono distinti per un album molto più che interessante quale "undressed momento"; disco che qui su Moonlight Shadow abbiamo apprezzato in molti, come molti son quelli che hanno apprezzato anche il nuovo "Dopoguerra". Non ho ancora ascoltato l'ultimo, ho scoperto le nuove canzoni in sede live e, almeno per ora, non posso proprio esprimermi -ora spiego per quale motivo.

 

Innanzitutto il Jungle Club non è un locale adatto ai concerti. Sì, ok, per prendere l'A.I.D.S. è fenomenale, per guardare le anime dark struggersi sui divani discutendo goticamente sull'insostenibile leggerezza... dei loro abiti da puttane è ancor più fenomenale, per assistere ad un concerto è una vera merda. Il concerto s'è svolto nella saletta-grotta alta 2 metri, larga 5 e lunga 10 con un'acustica terribile. In certi casi la Kritika intellighente parlerebbe di "concerto intimo" per via del posto stretto e chiuso che potrebbe rimandare al grembo materno e blablabla; in realtà l'ambiente era una merda perché sembrava di stare in cantina da me, con la differenza che nella mia cantina l'acustica è decente e quelle due o tre puttane che mi sono portato in cantina non avevano l'a.i.d.s. come quelle che ho visto al concerto. Badate bene che non sono razzista nei confronti dei malati di a.i.d.s.; semplicemente ho il timore che qualche invertito tutto truccato di nero e vestito con la bustona della spazzatura possa avvicinarsi per buttarlmelo nel deretano. E' istinto di sopravvivenza, non razzismo.

 

Il concerto. Il concerto è partito malissimo per via dell'acustica terribile e, come se non bastasse, il singer ci aveva la voce come Karol Wojtyla due giorni prima di morire. Ora capirete per quale motivo il concerto non era "malinconico, intimo e pieno di pathos", bensì pieno "di merda". E non è un caso se il climax sia stato raggiunto quando "Francesca" (un incrocio fra una panda e un pinguino, alta un metro, con i capelli cotonati e i vestiti presi dalla svendita primaverile del Bacillario -noto negozio di abbigliamento-gay di Roma), che ha passato il concerto davanti al singer dimenandosi come una tardona messicana dei locali off di San Bernardino, si è addobbata sulle casse spia facendosi la bua. E' stato un bel momento, quindi ve lo racconto nel dettaglio: la donnina Michelin si dimenava cercando di essere sensuale, ovviamente sono più eccitanti le pagine gialle, ancheggiando a destra e a sinistra, ad un certo momento l'idiota è inciampata nel cavo del microfono riuscendo a fare due disastri in uno: 1. staccare il filo del microfono impedendo al pubblico di udire la flebile voce del singer e 2. fare strike delle casse spia spostandole non si sa dove. Ovviamente, qualsiasi umano dotato di raziocinio l'avrebbe presa per la cute e le avrebbe dato sonore ginocchiate sull'inutile setto nasale spaccandolo in più punti, ma dato che il Jungle è il locale gay per antonomasia, il pubblico delle prime file l'ha aiutata ed a quel punto il cantante, che a stento tratteneva le risate, ha dovuto adeguarsi dedicando la canzone successiva al pachiderma in miniatura. Spero almeno che si sia fratturata qualche vertebra.

 

Sul concerto c'è veramente poco altro da dire; l'impegno e la buona volontà ce l'ho messa, prima di fuggire da quelle scene grottesche ho passato 40 minuti cercando d'entrare nel mood giusto evitando di guardare la puttana che avevo davanti a me ed allontanandomi un pochino dalla Cricca (per via del "concerto intimo"), però l'acustica da cani, il singer svociato, l'ambiente antitetico a qualsiasi manifestazione artistica (ovviamente è un eufemismo), erano molto più forti della mia forza di volontà. Quindi, come farebbe il Nostro Daniel Vinyard, chiudo citando il Doom, Mighi Romani e Roberto Bargone: "Ao' ammazza che palle"; "Me so' rotto er cazzo, s'annamo a pija 'na bira?"; "I Klimt fanno CACARE, mannaggia la Pentecoste!!!".

 

Shub Niggurath