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Prima
di tutto devo esprimere il mio dissenso nei confronti di
una penna di Moonlight; forse non è il caso, non l'ho mai
fatto e forse dovrei tacere, ma quando è troppo è troppo
e a costo di creare dissapori all'interno dello staff,
parlo: Emanuele "Maraska" ha un nuovo taglio di
capelli. Un taglio improponibile. Va bene essere Eurasisti,
ma come dice mia nonna: 'il troppo struppia'.
I
Klimt 1918 si sono distinti per un album molto più che
interessante quale "undressed momento"; disco
che qui su Moonlight Shadow abbiamo apprezzato in molti,
come molti son quelli che hanno apprezzato anche il nuovo
"Dopoguerra". Non ho ancora ascoltato l'ultimo,
ho scoperto le nuove canzoni in sede live e, almeno per
ora, non posso proprio esprimermi -ora spiego per quale
motivo.
Innanzitutto
il Jungle Club non è un locale adatto ai concerti. Sì,
ok, per prendere l'A.I.D.S. è fenomenale, per guardare le
anime dark struggersi sui divani discutendo goticamente
sull'insostenibile leggerezza... dei loro abiti da puttane
è ancor più fenomenale, per assistere ad un concerto è
una vera merda. Il concerto s'è svolto nella
saletta-grotta alta 2 metri, larga 5 e lunga 10 con
un'acustica terribile. In certi casi la Kritika
intellighente parlerebbe di "concerto intimo"
per via del posto stretto e chiuso che potrebbe rimandare
al grembo materno e blablabla; in realtà l'ambiente era
una merda perché sembrava di stare in cantina da me, con
la differenza che nella mia cantina l'acustica è decente
e quelle due o tre puttane che mi sono portato in cantina
non avevano l'a.i.d.s. come quelle che ho visto al
concerto. Badate bene che non sono razzista nei confronti
dei malati di a.i.d.s.; semplicemente ho il timore che
qualche invertito tutto truccato di nero e vestito con la
bustona della spazzatura possa avvicinarsi per buttarlmelo
nel deretano. E' istinto di sopravvivenza, non razzismo.
Il
concerto. Il concerto è partito malissimo per via
dell'acustica terribile e, come se non bastasse, il singer
ci aveva la voce come Karol Wojtyla due giorni prima di
morire. Ora capirete per quale motivo il concerto non era
"malinconico, intimo e pieno di pathos", bensì
pieno "di merda". E non è un caso se il climax
sia stato raggiunto quando "Francesca" (un
incrocio fra una panda e un pinguino, alta un metro, con i
capelli cotonati e i vestiti presi dalla svendita
primaverile del Bacillario -noto negozio di
abbigliamento-gay di Roma), che ha passato il concerto
davanti al singer dimenandosi come una tardona messicana
dei locali off di San Bernardino, si è addobbata sulle
casse spia facendosi la bua. E' stato un bel momento,
quindi ve lo racconto nel dettaglio: la donnina Michelin
si dimenava cercando di essere sensuale, ovviamente sono
più eccitanti le pagine gialle, ancheggiando a destra e a
sinistra, ad un certo momento l'idiota è inciampata nel
cavo del microfono riuscendo a fare due disastri in uno:
1. staccare il filo del microfono impedendo al pubblico di
udire la flebile voce del singer e 2. fare strike delle
casse spia spostandole non si sa dove. Ovviamente,
qualsiasi umano dotato di raziocinio l'avrebbe presa per
la cute e le avrebbe dato sonore ginocchiate sull'inutile
setto nasale spaccandolo in più punti, ma dato che il
Jungle è il locale gay per antonomasia, il pubblico delle
prime file l'ha aiutata ed a quel punto il cantante, che a
stento tratteneva le risate, ha dovuto adeguarsi dedicando
la canzone successiva al pachiderma in miniatura. Spero
almeno che si sia fratturata qualche vertebra.
Sul
concerto c'è veramente poco altro da dire; l'impegno e la
buona volontà ce l'ho messa, prima di fuggire da quelle
scene grottesche ho passato 40 minuti cercando d'entrare
nel mood giusto evitando di guardare la puttana che avevo
davanti a me ed allontanandomi un pochino dalla Cricca
(per via del "concerto intimo"), però
l'acustica da cani, il singer svociato, l'ambiente
antitetico a qualsiasi manifestazione artistica
(ovviamente è un eufemismo), erano molto più forti della
mia forza di volontà. Quindi, come farebbe il Nostro
Daniel Vinyard, chiudo citando il Doom, Mighi Romani e
Roberto Bargone: "Ao' ammazza che palle";
"Me so' rotto er cazzo, s'annamo a pija 'na bira?";
"I Klimt fanno CACARE, mannaggia la
Pentecoste!!!".
Shub
Niggurath
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