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Innanzitutto,
un gruppo che viene a suonare aggratis da Bologna a Roma in una comune
anarchica è degno del massimo rispetto. E poi non si capisce bene se
siano più bravi o più divertenti. Voglio dire, le canzoni le conosciamo.
La maggior parte sono estratte dal nuovo disco, che è meno bello del
primo ma che anche se fosse bello uguale sarebbe già un mezzo passo
indietro, ma dal vivo fanno il macello lo stesso. Solo due dal precedente,
e non vi dico che cosa può aver combinato una Uomo Pera qualsiasi, mentre
vi posso riferire quali siano state le conseguenze di “IN UN MOMENTO DI
BILE NERA” ecc urlato a squarciagola svariate volte: domenica stavo
senza voce. Felice, ma senza voce.
Chi
crede che non facciano sul serio se ne può andare affanculo: i Laghetto
tengono il palco come dei mostri, fra una boccaccia e l’altra, vestiti
di tutine stradali ed eleganti cappellini di Padre Pio; furiosi e precisi,
e inoltre col sorriso sulle labbra. Sono in tre e devastano tutto,
insomma, supplendo alla pesante assenza di Tuono Spettinato (pensate che
sono riusciti ad adattare in modo strepitoso le sue parti di chitarra e,
soprattutto, di pipa, per poterle eseguire anche senza di lui), però sono
anche divertenti, perché mentre accordano la chitarra fanno varie cose
come salutare il Dottor Pira, presente fra il pubblico (gli ho stretto la
mano), raccontare cazzate, inneggiare a Nichi Lauda e a svariati seminali
gruppi hardcore giapponesi e non. Si vede bene che non sono nati ieri, ma
che vengono da anni di gavetta, punk e droghe, consumate con gioia,
consumate col cuore. Inoltre suonano nello stesso modo in cui consumano le
droghe, quindi se ve li trovate in giro dalle parti vostre andate
assolutamente a guardare i loro numerosi tatuaggi di Nichi Lauda.
Concerto
dell’anno. Emanuele
"Maraska"
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