LAGHETTO

ROMA - BENCIVENGA OCCUPATO - 26 NOVEMBRE 2005

Innanzitutto, un gruppo che viene a suonare aggratis da Bologna a Roma in una comune anarchica è degno del massimo rispetto. E poi non si capisce bene se siano più bravi o più divertenti. Voglio dire, le canzoni le conosciamo. La maggior parte sono estratte dal nuovo disco, che è meno bello del primo ma che anche se fosse bello uguale sarebbe già un mezzo passo indietro, ma dal vivo fanno il macello lo stesso. Solo due dal precedente, e non vi dico che cosa può aver combinato una Uomo Pera qualsiasi, mentre vi posso riferire quali siano state le conseguenze di “IN UN MOMENTO DI BILE NERA” ecc urlato a squarciagola svariate volte: domenica stavo senza voce. Felice, ma senza voce.

Chi crede che non facciano sul serio se ne può andare affanculo: i Laghetto tengono il palco come dei mostri, fra una boccaccia e l’altra, vestiti di tutine stradali ed eleganti cappellini di Padre Pio; furiosi e precisi, e inoltre col sorriso sulle labbra. Sono in tre e devastano tutto, insomma, supplendo alla pesante assenza di Tuono Spettinato (pensate che sono riusciti ad adattare in modo strepitoso le sue parti di chitarra e, soprattutto, di pipa, per poterle eseguire anche senza di lui), però sono anche divertenti, perché mentre accordano la chitarra fanno varie cose come salutare il Dottor Pira, presente fra il pubblico (gli ho stretto la mano), raccontare cazzate, inneggiare a Nichi Lauda e a svariati seminali gruppi hardcore giapponesi e non. Si vede bene che non sono nati ieri, ma che vengono da anni di gavetta, punk e droghe, consumate con gioia, consumate col cuore. Inoltre suonano nello stesso modo in cui consumano le droghe, quindi se ve li trovate in giro dalle parti vostre andate assolutamente a guardare i loro numerosi tatuaggi di Nichi Lauda.

Concerto dell’anno.

Emanuele "Maraska"