PETER MURPHY

ROMA - ZOO BAR - 9 LUGLIO 2005

Credo tutti conoscano Peter Murphy e mi sembra inutile dilungarmi. Sappiate solo che lo storico leader dei Bauhaus decide - per strane e ancora sconosciute ragioni - di suonare a Roma, allo ZOO BAR, il 9 di *luglio*, per presentare il suo ultimo cd da solista, “Unshattered", uscito in Italia il 23 maggio. La cosa mi sembrava molto strana e mi subodorava di fregatura. Cosa che non si è poi rivelata troppo sbagliata. Vediamo perché.

 

Per prima cosa mi sembra di rigore ringraziare l'organizzazione della serata, ben fatta e Giovane. L'apertura del locale è stata ritardata di un'ora, e solo dopo aver notato la calca che si ammassava sulle transenne i Saggi Buttafuori capiscono forse che lo Zoo Bar non è atto a contenere tutta quella gente. Si scopre infatti che in prevendita sono stati venduti ben 500 biglietti, e il locale può contenerne massimo 600. La gente comincia ad adirarsi, delle darkettone AIDS rischiano di morire poiché si stacca un pezzo di grondaia accanto all'ingresso, quelli che intendono comprare il biglietto all'ingresso (tipo me)  cercano di capire quale sia l'entrata, per poi scoprire che i Saggi Organizzatori avevano l'intenzione di TESSERARE tutti gli spettatori.  Ovviamente l'iniziativa non ha successo, ci sono alcune defezioni, e alcuni fortunati dotati di prevendita decidono di rivenderla all'esterno del locale, per evitare di finire cremati in uno ZooBar Macht Frei.

 

Aggiungo solo che un triste e sbrindellato cartello annunciava mestamente che gli Spiritual Front non si sarebbero esibiti per via delle Volontà Supreme di Peter. Ho pianto per l'unico tizio che sfoggiava una loro maglia.

 

Finalmente il concerto comincia. E mentre cercavo di evitare di fare la schiacciatina fra dark, quarantenni, pseudopost punk esoteric bat cave che si accalcavano per vedere l'idolo dei loro sogni...Va via la luce.

In quel mentre si palesa FRANCESCA - l'eroina dei Klimt - la quale, sentendosi chiamata in causa da me medesima (stavo narrando come quelli dello ZooBar fossero riusciti a fare peggio del Jungle coi Klimt) mi chiede cosa successe quella fatidica serata. Purtroppo lo stress non mi ha concesso una risposta brillante, e mi sono limitata a dirle che una tizia era inciampata sul microfono mentre ballava ubriaca (N.B. sono convinta fosse lei, ma lei forse credeva io non l'avessi riconosciuta).

Dopo quest'amabile siparietto il concerto ricomincia, con un Peter Murphy dalla faccia SuperScazzata, che però riesce a risollevare il pubblico Vessato dalle Angherie del localecrematorio.

 

Che dire: non ho purtroppo ascoltato bene i pezzi del nuovo album, l'ambiente non mi permetteva di portare troppa attenzione, ma il concerto in generale si è rivelato una piacevole sorpresa. Abbandonate le atmosfere più cupe degli storici Bauhaus, i nuovi pezzi hanno un sound più leggero e meno cupo, senza però perdere in qualità; Peter si sa muovere sul palco, è davvero istrionico, e la sua voce è sempre quella di una volta.

Pubblico ipnotizzato, gli anni 80 vincono ancora.

 

Tallow Doll