QUINTORIGO

ROMA - QUBE - 05 GENNAIO 2004

Strano ma vero, in queste fredde sere d'inverno non mi ascolto solo gruppi cupi e funerei. Così, insieme ad alcuni amici, decido di gettare sabbia sulla nera fiamma e di spararmi, ad un prezzo ragionevole (8 euri), l'ennesimo evento musicale promosso da Radio Rock e ospitato dal Qube. Protagonisti i nostrani Quintorigo, uno dei 3 milioni di complessi di cui ho sentito un gran bene e di cui non avevo ancora fatto conoscenza.

Il gruppo entra dopo essersi fatto aspettare abbondantemente, tanto che mi ero quasi addormentato, parte con un'intro per poi attaccare la cover di Purple Haze. Tutto normale? Mica tanto. Per chi non lo sapesse, infatti, Quintorigo sarebbe un violino, un violoncello, un contrabbasso, un sassofono, una voce da paura, fantasia, follia e tanti, tanti effetti speciali; il primo in ordine di apparizione è una distorsione del cello che fa il verso alla chitarra. Il tutto è accompagnato dai vocalizzi di Jhon, decisamente versatili e particolari - ma di questo vi parlo fra un po'.

Il quintetto si concede un attimo di pausa tirando fuori la sua anima pop-rock influenzata dal jazz, poi riparte con voli pindarici fatti di archi che si credono percussioni, accompagnamento distorto a bestia che fa molto Apocalyptica, voce pulita o filtrata da un secondo microfono che tortura le emissioni dell'ugola del frontman, già di suo abbastanza feroci, oppure teatrali, urlate, sussurrate, tenoristiche, in falsetto, in qualche altro modo strane. Quando, invece, su un telo alle spalle della band vengono proiettate immagini marine, la voce diventa il rumore del mare, e i sapienti archetti stridono sulle corde come i gabbiani in volo. Notevole.

Tutto il concerto è così, divertente e divertitissimo, pazzo e imprevedibile fra la delicatezza di una Heroes Bowieana e la carica di Highway Star (le altre cover proposte); e in mezzo alle atmosfere jazz e un feedback fra i meno sopportabili che conosca (il primo esempio di cui abbia notizia di "string noise", se mi passate il termine!) si staglia la classe di un gruppo che sa mettere estro e tecnica - a dire il vero non ho molta competenza in fatto di archi per parlare di tecnica - al servizio di un linguaggio musicale interessante e personale.

 

Stupisce non poco constatare l'entità della folla che era lì ad applaudirli ed osannarli; nell'attirare il pubblico sono senz'altro aiutati dal dilagante trend intellettual-avanguardistico che fa strage nella alta-medio-bassa borghesia italiana, ma al Qube l'altra sera c'era davvero gente di tutti i tipi, addirittura una donna riconducibile alla categoria delle professoresse che si vestono - per dire - solo di viola, con un panettone in testa e 5 kili di bigiotteria addosso.Non mi resta che dire: bella per loro!

La serata prosegue nella sala inferiore, col DJ Set di Samuel dei Subsonica ed un suo amico. House pesante, mi dicono. Rottura di coglioni. Perdonate il francesismo... alla prossima.

 

Emanuele "Maraska"