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Strano
ma vero, in queste fredde sere d'inverno non mi ascolto
solo gruppi cupi e funerei. Così, insieme ad alcuni
amici, decido di gettare sabbia sulla nera fiamma e di
spararmi, ad un prezzo ragionevole (8 euri), l'ennesimo
evento musicale promosso da Radio Rock e ospitato dal Qube.
Protagonisti i nostrani Quintorigo, uno dei 3 milioni di
complessi di cui ho sentito un gran bene e di cui non
avevo ancora fatto conoscenza.
Il gruppo entra dopo essersi fatto aspettare
abbondantemente, tanto che mi ero quasi addormentato,
parte con un'intro per poi attaccare la cover di Purple
Haze. Tutto normale? Mica tanto. Per chi non lo sapesse,
infatti, Quintorigo sarebbe un violino, un violoncello, un
contrabbasso, un sassofono, una voce da paura, fantasia,
follia e tanti, tanti effetti speciali; il primo in ordine
di apparizione è una distorsione del cello che fa il
verso alla chitarra. Il tutto è accompagnato dai
vocalizzi di Jhon, decisamente versatili e particolari -
ma di questo vi parlo fra un po'.
Il quintetto si concede un attimo di pausa tirando fuori
la sua anima pop-rock influenzata dal jazz, poi riparte
con voli pindarici fatti di archi che si credono
percussioni, accompagnamento distorto a bestia che fa
molto Apocalyptica, voce pulita o filtrata da un secondo
microfono che tortura le emissioni dell'ugola del frontman,
già di suo abbastanza feroci, oppure teatrali, urlate,
sussurrate, tenoristiche, in falsetto, in qualche altro
modo strane. Quando, invece, su un telo alle spalle della
band vengono proiettate immagini marine, la voce diventa
il rumore del mare, e i sapienti archetti stridono sulle
corde come i gabbiani in volo. Notevole.
Tutto il concerto è così, divertente e divertitissimo,
pazzo e imprevedibile fra la delicatezza di una Heroes
Bowieana e la carica di Highway Star (le altre cover
proposte); e in mezzo alle atmosfere jazz e un feedback
fra i meno sopportabili che conosca (il primo esempio di
cui abbia notizia di "string noise", se mi
passate il termine!) si staglia la classe di un gruppo che
sa mettere estro e tecnica - a dire il vero non ho molta
competenza in fatto di archi per parlare di tecnica - al
servizio di un linguaggio musicale interessante e
personale.
Stupisce
non poco constatare l'entità della folla che era lì ad
applaudirli ed osannarli; nell'attirare il pubblico sono
senz'altro aiutati dal dilagante trend
intellettual-avanguardistico che fa strage nella
alta-medio-bassa borghesia italiana, ma al Qube l'altra
sera c'era davvero gente di tutti i tipi, addirittura una
donna riconducibile alla categoria delle professoresse che
si vestono - per dire - solo di viola, con un panettone in
testa e 5 kili di bigiotteria addosso.Non mi resta che
dire: bella per loro!
La serata prosegue nella sala inferiore, col DJ Set di
Samuel dei Subsonica ed un suo amico. House pesante, mi
dicono. Rottura di coglioni. Perdonate il francesismo...
alla prossima.
Emanuele
"Maraska"
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