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“Un altro giorno un'altra ora ed un momento, dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento, il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco, e tu sei come me”.
Così recita una canzone dei Subsonica, dipingendo involontariamente parte dell’atmosfera polare che circonda il Teatro della Concordia in questa serata di Novembre: sono molte infatti le pittoresche coppiette assuefatte dai campanellini dell’amore che varcano con prepotenza i cancelli d’ingresso, infiltrandosi nell’alveare di intellettuali universitari reduci dell’overdose del singolo “Hoppipolla” che ha promosso questo nuovo iperatteso disco dei Sigur Rós “T a k k…”, per godersi la seconda delle due date italiane previste dal tour promozionale. A Firenze la sera prima è stato soldout, e a Venaria Reale poco c’è mancato, ma la chicca è stata la diretta radiofonica per Radio 1, che se da un lato ha permesso agli italiani di godersi lo spettacolo, dall’altra ha castrato l’ouverture delle Amina a soli 3 pezzi (contro i 6 di Firenze) ed è stata interrotta a concerto ancora in corso. Poco male per gli ascoltatori a casa, perché l’esibizione vera e propria termina meno di un quarto d’ora dopo.
Alle 21:00 spaccate il quartetto di giovanissime polistrumentiste islandesi Amina entra in scena, anticipando la performance coi canonici saluti e ringraziamenti, e scusandosi perchè potranno eseguire solo 3 pezzi per lasciare spazio alla diretta radiofonica stimata per le 20:20. Avendo all’attivo solo l’E.P. “Animamina” di quattro pezzi (che tanto piacerà agli estimatori dei conterranei Mùm e dei Sigur Rós) ed avendone eseguiti solo due tratti da questo ne rimangono scartati altrettanti, mentre quello che forse cattura maggiormente l’attenzione del pubblico è l’affascinante “Hemipode”, seguito dai pizzicati di “Bláskjár” e da una stranissima chiusura elettronica che non compare sul disco, dando vita ad un ambient ricco di sfaccettature e particolarissimo. Un ottimo incentivo dunque ad approfondire la loro conoscenza. Riscuotono grande successo da parte del pubblico che in venti minuti di esibizione magnifica tra sonorità all’avanguardia e sperimentali si lascia rapire dalla delicatezza di campanellini, marimba, organetto, tamburino, archetti, synth, liuto e persino l’oscillazione di una sega suonata con un archetto, il tutto filtrato attraverso ad un Powerbook Apple posto su di un altare (con tanto di tovaglia bianca griffata Chiesa) al centro del palco.
Lo show dei Sigur Rós inizia poco dopo le 21:30. La scaletta dei brani eseguiti è pressappoco la stessa presentata a Firenze, stanziata lungo circa 100 minuti di indimenticabile spettacolo grazie anche alla buona resa acustica del moderno Teatro della Concordia, da cui per l’occasione sono stati prelevati tutti posti a sedere in platea.. Le Amina accompagnano i Sigur Ros con gli archi in quasi tutti i pezzi arricchendo il già prospero bagaglio sonoro del quartetto che esegue molti tra i brani migliori della solo discografia: "Viðrar vel til loftárása”, “Olsen Olsen”, “Ny Batterì” da "Ágætis Byrjun", “Untitled#8” (nota anche come “Popplagið” o “The Pop Song”), “Untitled#4” (o “Njósnavélin” o ancora “The Nothing Song”, già nella colonna sonora di Vanilla Sky) da “( )” e il meglio di “T a k k”: “Saeglópur”, ”Glòsòli”, “Gong”, “Hoppipolla”, “Heysàtan”, “Svo Hljòtt”, “Meo Blodnasir”,
“Andvari”.
Un telo bianco copre l'intero ventre del palco e un gioco di ombre e luci accompagna il crescendo straziante di “Glòsòli” sulle sagome intermittenti dei musicisti, seguita da “Ny Batterì” e dalla ritirata del telo che fino alla fine non verrà rimesso, con l’inverso procedimento di implosione, su “Untitled#8”. La stupefacente voce bianca e la titanica distorsione della chitarra (suonata esclusivamente con un archetto) di Jón þor Birgisson fanno scorrere fiumi di lacrime nota dopo nota, e se a questo aggiungiamo l’impeccabile basso di basso di Georg Holm, il timido piano di Kjartan Sveinsson, la rada ma decisa batteria di Orri Páll Dýrason, ed ancora gli archi delle Amina, abbiamo solo una vaghissima idea delle sensazioni che tutti i presenti hanno provato. Commovente constatare che i Sigur Rós, oltre che ottimi musicisti la cui prova dal vivo risulta ben più convincente e pulita che dal disco, siano un gruppo prima di tutto di amici che rientrati nel backstage si abbracciano, si congratulano e si sorridono. Cosa che, di questi tempi, è molto spesso utopia. Sarà quest’impressione confortante di semplicità ed onestà ad attirare tanta ammirazione, di cui si ha l’altrettanto piacere che, una volta tanto, chi la riceve non la usi per contraffarsi.
Tiziana
Brombin
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