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Credo
che la 'prima volta' al W:O:A susciti le stesse sensazioni più o
meno a tutti: è impossibile non rimanere stupiti dall'imponenza e
dall'organizzazione del festival; un festival che è arrivato alla
sua 14° edizione nel 2003 e che, finalmente, mi vede partecipe.
Arrivare
a Wacken (un paese a circa 100 Km a Nord-Ovest di Amburgo)
dall'Italia non è cosa complicata: i viaggi organizzati si
sprecano, ma anche chi raggiunge per conto proprio questo piccolo
paesino, non ha vita difficile. Nel mio caso, arrivato ad Amburgo
via ferro, non è stato difficile raggiungere Itzehoe (un paese a
circa 10 Km da Wacken) con un treno: passano molto spesso, facendo
quasi mai ritardo. Appena arrivati ad Itzehoe, basta uscire dalla
stazione ed apsettare una navetta (messa a disposizione
dall'organizzazione) che farà avanti e indietro per portar gente
al festival.
Poco
dopo aver montato la tenda, raggiungo la prima fila del palco True
Metal Stage (...) in anticipo per l'apertura. Si comincia.
PRIMO
GIORNO
Circle
II Circle: La band dell’ex-Savatage Zack Stevens. Quest'anno
spetta a loro aprire il festival; non è un compito facile e lo si
è visto. Il pubblico non è molto coinvolto e non è un caso se
gli applausi arrivano solo con le cover dei Savatage “Taunting
Cobras” e "Edge Of Thons" e "Welcome Home (Sanitarium)"
dei Metallica. Hanno "scaldato" (ma non troppo) il
pubblico del Wacken, ma li ho trovati senza infamia e senza lode.
Annihilator:
Appostato in 1° fila del palco True Metal Stage da ore (solo per
loro), non potevo non salutare calorosamente l'entrata sul palco
di Jeff Waters e soci. La scaletta è abbastanza varia, alterna
brani estratti da “Alice in Hell” e “Never, Neverland”,
fino a prendere pezzi da "Waking The Fury". La band ha
divorziato da poco da Joe Comeau ed ero un po’ titubante quando
ho visto salire sul palco Dave Padden, soprattutto per la sua
giovane età. Invece Dave mi ha smentito, dimostrando di saper
cantar bene e, soprattutto, di sapersi muovere sul palco. Quando
si parla di Annihilator, si parla sempre e comunque di Jeff Waters:
è un grande chitarrista e non perde occasione per dimostrarlo.
Diverte e si diverte. Incita spesso il pubblico, che diventa parte
fondamentale per la buona riuscita del concerto e lui ripaga tutti
fornendo una prova molto buona. Aspettavo con trepidazione "Imperiled
Eyes" ed il gruppo l'ha eseguita in maniera strepitosa. Era
la 1° volta che li vedevo e si sono comportati come immaginavo,
sono stati: veloci, grintosi, precisi e coinvolgenti.
Fra i migliori del festival.
Il
1° giorno del Wacken Open Air, per me, si chiude qui. Victory
e Running Wild non sono bands che seguo
particolarmente. Dei riformati Victory posso dire veramente poche
cose positive; non era molta la gente accorsa per loro e suonare
subito dopo un gruppo thrash come gli Annihilator non li ha certo
aiutati. I Running Wild invece hanno letteralmente spopolato (come
da previsione), dimostrandosi parecchio coinvolgenti ed ispirati.
La maggior parte della gente ha gradito. Nel frattempo, ho fatto
la mia prima comparsa nel Metal Market, ovvero: il paradiso per
ogni persona che durante l'anno è costretta a comprar cds in
negozi che praticano prezzi osceni. Invece, nel Metal Market, le
decine di migliaia di cds a disposizione, si trovano a prezzi
molto convenienti ed è impossibile non trovare chicche o cds
interessanti ad un prezzo basso. Consiglio veramente a tutti (non
ci sono solo cds metal) di fare un salto nel Market
SECONDO
GIORNO
Dew-Scented:
Alle 11, puntualmente, il concerto dei tedeschi ha inizio. Forse
è un pò troppo presto per iniziare con le danze, non tanto per
la mancanza di pubblico, bensì perchè la maggior parte dei
presenti hanno gli occhi abbottonati e le orecchie altrove. Piano
piano la band riesce ad attirare l'attenzione ma, forse per
"colpa" di un repertorio troppo monolitico, sono ancora
pochi i fans che partecipano attivamente. Nonostante questo, la
band si comporta egregiamente e, seppur non emoziona moltissimo,
si dimostra abile sul palco. Da rivedere in una sede più
congeniale.
Extreme
Noise Terror: Pian piano sotto al palco comincia ad esserci più
gente. Attendevo con trepidazione la band, l'ultimo "Being
And Nothing" mi è piaciuto e dal vivo le canzoni si sono
rivelate assai violente. Forse hanno saccheggiato un pò troppo
l'ultimo album, magari avrebbero potuto suonare qualche pezzo in
più di altri dischi, ma questo è il classico pelo nell'uovo.
L'ex band di Barney Greenway doveva 'spaccare' ed ha spaccato. Il
volume era alto al punto giusto, l'aggressività della band anche,
ci hanno messo pochissimo a creare quel muro di suono che ti
aspetti ad un loro concerto. Il pubblico ha gradito ed ha reagito
splendidamente, dimenandosi in segno di ringraziamento. Come si può
facilmente immaginare, il seguito della band era minore rispetto
alle altre band che hanno suonato più o meno nello stesso orario;
ma, francamente, mi aspettavo peggio. Hanno offerto una grande
prova.
The
Crown: Anche in questo caso, attendevo con molta impazienza il
gruppo. Volevo gustarmi il concerto dalle primissime file e per
farlo ho dovuto precipitarmi davanti al palco rinunciando al
pranzo ed in netto anticipo. Col senno del poi, ne è valsa la
pena. La band del rientrante Johan Lindstrand ha offerto una
grandissima prova. Il loro death metal dall'incedere thrash è
nato per essere ascoltato dal vivo. Se la band su disco suona
bene, pur suonando un qualcosa che di certo non brilla per
originalità, dal vivo rende molto di più. Il pubblico lo sà e
partecipa in massa. Se su "Crowned In Terror" (il
miglior disco della band) non ci fosse stato Tomas "Tompa"
Lindberg, forse non avrebbero avuto tutto questo seguito, è anche
merito suo se oggi godono di questa importanza. Dopo gli ultimi
dischi e dopo una prova come questa, non possono più essere
considerati una band di 'outsider'. Devono far pogare e saltare il
pubblico e canzoni come "Total Satan" (canzone banale
quanto devastante), "Executioner", "Deathexplosion",
"1999 - Revolution 666" e "Under The Whip",
facilitano il compito alla band. Fra i migliori dell'intero
festival. Non credo di scrivere qualcosa di scandaloso affermando
che, limitatamente alla prova offerta, sono stati superiori
persino ai maestri... Slayer.
Diamond
Head: A me la band non è sembrata particolarmente in forma.
Per tutta la durata del concerto sono apparsi demotivati e un pò
stanchi. Non erano particolarmente 'elettrizzati' nel suonare
davanti a migliaia di persone, non si dimenavano come pazzi per
far felici i loro fan, accorsi da tutta Europa. Chi era nelle
prime file per loro, non sarà di certo rimasto estasiato nel
vedere i propri beniamini annunciare una canzone come "Am I
Evil?" senza il giusto clamore o comunque senza il dovuto
entusiasmo. Sono sembrati accademici. Per tutti, prima o poi,
arriva il momento di staccare la spina. Spiace.
Dismember:
Molto prima della loro esibizione, quando sul palco compare la
copertina dell'EP "Pieces", ho avuto i brividi.
In
preda ad un "raptus" ho preso a fotografare il palco
(ancora vuoto), fortuna che i miei compari mi hanno fermato
presto. Appena Matti e soci salgono sul palco, vengono acclamati
dalla folla in maniera molto calorosa (comunque meno numerosa di
quanto mi aspettassi: il miglior gruppo Svedese del festival
meritava molto di più) e loro ripagano il pubblico presente con
una prova molto buona. Il gruppo manca dalle scene da molto ma non
sembra risentirne. Ritrovare l'abitudine ad esibirsi con costanza
non potrà che far bene a questa grandissima band. Le chitarre,
abrasive come si conviene, eseguivano riff su riff a velocità
molto elevata e con la precisione che t'aspetti da questi
grandissimi deathsters. Son stati mostruosi su "skinfather",
ed il pubblico ha ringraziato a dovere. Forse il clou c'è stato
quando hanno suonato "casket garden"; con il pubblico
che, per ringraziare la band, s'è messo a cantare a perdifiato.
Ad onor del vero, i Dismember possono suonare meglio di quanto
abbiano fatto, ma loro (più di altri) hanno delle attenuanti.
Manca il contatto con il pubblico da anni, non hanno suonato per
molto tempo e non hanno avuto un ruolo "importante" nel
festival. Sicuramente, in un tour da headliner sapranno fare di
meglio.
Anche se, a guardare i volti (...e lo stato fisico) dei presenti
sotto al palco, verrebbe da dire che la band di Matti e Fred ha
dato tutto e soddisfatto alla grande i fans. Storici e
perseveranti.
Finito
il concerto dei Dismember, avrei dovuto vedere i Sentenced.
Purtroppo, aver visto 3 concerti-pogo dalle prime file, mi ha
tolto la forza e la voglia di godermi la loro esibizione. Ho
preferito passare 1 ora a riposare.
Dopo la pausa, ho fatto il mio ingresso nel palco Wet-Stage
(ribattezzato: il forno crematorio mascherato da tendone) per
seguire una giovanissima band...
Raise
Hell: Ho cercato di evitare di vedere le bands che han suonato
nel "Wet-Stage" per molti motivi. I suoni mai ottimi ed
alti al punto giusto, l'esiguo spazio a disposizione della gente
all'interno di questo tendone e, soprattutto, il caldo e l'umidità
che si veniva a creare già dalle 12. Però non potevo perdermi
anche questa giovanissima band, anche perchè loro sono la
classica band da andare a vedere dal vivo. La band ha offerto uno
show discreto. Non sapevo che tipo di sound aspettarmi, se estremo
e tellurico come il primo album (Holy Target), oppure catchy e
thrash come l'ultimo (Wicked Is My Game). Alla fine, la band ha
eseguito (sia i brani vecchi che i nuovi) con un sound vicino a
quello da studio, ma leggermente più sporco e violento. Questa
scelta (ammesso che di scelta si tratti) ha giovato alla riuscita
del concerto: la band è sembrata più violenta di quanto in realtà
non sia. Molto
probabilmente, se avessero suonato in uno spazio aperto e più
grande, i fans avrebbero partecipato molto di più. Invece,
eravamo tutti impegnati a goderci lo show attaccati l'uno con
l'altro come delle sardine. Da rivedere in altro contesto.
Testament:
Verso sera entra in azione una delle più grandi Thrash Metal
band della storia. Tutti i presenti al concerto hanno accolto la
band con commozione ed hanno salutato con il giusto affetto la
band di Cuck Billy ed Eric Peterson.
La band si è dimostrata grandissima anche per quanto riguarda il
concerto. Tutti (o quasi) i successi della band sono stati
riproposti con molta precisione, anche grazie a musicisti del
calibro di Steve Di Giorgio (con la maglietta dei Vintersorg!),
Steve Smyth ed Asgeir Mickelson (preso in prestito dai Borknagar).
I classici estratti da "The Legacy" ("The
Haunting", "Over The Wall", "Burnt Offerings"
ed"Alone In The Dark" ), "The New Order"
("Eerie Inhabitants" -apertura del concerto-, "Trial
By Fire", "Into The Pit" e "Disciples
Of The Watch" -chiusura del concerto-), assieme ai pezzi
più recenti ("True Believer" e "D.N.R."),
sono stati riproposti con l'entusiasmo dei tempi migliori; in
molti frangenti Chuck si complimentava con il pubblico per la
partecipazione e tutti gli altri membri del gruppo sembravano
divertiti da quell'atmosfera: non stavano sul palco tanto per
starci e si vedeva. In special modo su "D.N.R." e
sull'ultima "Disciples Of The Watch", la band ha tirato
fuori un'aggressività degna dei tempi migliori, e tutto il
pubblico ha ringraziato i Testament dimenandosi e cantando a
squarciagola. Uno show riuscitissimo, l'unica pecca (comune per
tutti i grandi gruppi che partecipano a festival del genere) è il
tempo: i Testament avrebbero potuto tranquillamente suonare per
un'altra ora molti classici che per ovvie ragioni sono stati
esclusi. Fra i migliori dell'intero festival.
In
Flames: Gli headliner della serata sono i Twisted Sister (chiamati
a sostituire gli Iced Earth), ma a giudicare dalla folla oceanica
accorsa a vedere la band di Jesper Strömblad e soci, i veri
headliner della serata son stati loro. Durante la loro prova, l'età
media dei presenti sotto al palco si è notevolmente abbassata.
Proprio per questo, per tutte le persone che hanno amato la band
per dischi come "Lunar Strain", "Subterranean"
e "The Jester Race", assistere al pogo più sfrenato per
canzoni molto meno aggressive e molto più melodiche, può quasi
dar "fastidio". Ma, ad onor del vero, bisogna dire che
gli In Flames hanno offerto uno show emozionante, preciso e
coinvolgente. Aiutati anche da un volume molto alto, le loro
canzoni più estreme (una per tutte: "Behind Space")
avevano un tiro molto catchy e molto coinvolgente.
La
band, come nelle previsioni, suona molti brani tratti dagli ultimi
album ("Colony", "Only For The Weak",
"Pinball Map", "Bullet Ride", "Episode
666", "Trigger", "System") e la gente
accorsa per loro ha apprezzato moltissimo; in particolare, durante
"Only For The Weak", gli In Flames hanno offerto una
prova letteralmente perfetta, non a caso il maggior numero
d'applausi è arrivato alla fine di questo pezzo.
In
conclusione, grazie alla performance che hanno offerto, gli In
Flames hanno ampiamente dimostrato di meritare quest'importante
posizione all'interno del festival.
Il
2° giorno per me finisce con il concerto degli In Flames. Mi
sarebbe piaciuto seguire gli altri gruppi della giornata, ma dopo
10 ore in piedi sotto il sole, la voglia di musica viene superata
dalla voglia di andare a dormire...
TERZO
GIORNO
Avrebbero
dovuto suonare i Sinister, però per problemi interni la
band non ha potuto esibirsi (ed è stata sostituita dagli Holy
Moses di Sabina Classen). Per smaltire la rabbia per quest'assenza,
mi sono dedicato al cibo.
La band apre il concerto con "Cloud Connected" (tratta
dall'ultimo "Reroute To Remain") ed il pubblico va
subito in estasi e si lascia andare al pogo e all' headbanging più
sfrenato.
Thyrfing:
Ed è con pane e salsiccia in mano che mi sono goduto la prova
offerta dalla band più Vichinga dell'intero festival. I Thyrfing
hanno suonato il loro Viking Metal concentrandosi sempre e solo su
pezzi cadenzati e, anche con l'aiuto delle tastiere (sempre
presenti o quasi), sono riusciti a trasmettere il flavour epico
presente nei loro album. Sotto al palco c'è stata una discreta
affluenza, anche se, ad onor del vero, la band non ha reso secondo
le aspettative. Non sono un gruppo di principianti e dovrebbero
coinvolgere maggiormente il pubblico. Non basta un abbigliamento
"vichingo" o delle secchiate di sangue (sia addosso ai
membri del gruppo, sia per la folla) per Ad onor del vero, hanno
delle attenuanti: più o meno era ora di pranzo ed oltre alle
persone in "pausa pranzo", c'era un sole terrificante,
intento a mietere vittime fra la folla. Forse, la band di
Stoccolma andrebbe risentita in altri contesti, più piccoli e
magari al chiuso.
Malevolent
Creation: Purtroppo, per mancanza di tempo, mi sono perso la
prova degli Italo/Austriaci Graveworm. Per fortuna, non è
accaduto altrettanto con questo grandissimo gruppo Americano.
Seppur da lontano (a forza di correre da un palco all'altro
qualche volta rimane difficile arrivare in prima fila), ho
apprezzato moltissimo la prova del gruppo. Death metal furente con
chiari riferimenti Hard-core/Thrash, volto a creare il classico
"wall of sound" che tanto piace ai loro fans. La band di
Phil Fasciana ha suonato molti brani dall'ultimo "The Will To
Kill", alternati ad altri tratti dagli altri album della
band. Tutti i membri della band (incluso il nuovo cantante Kyle
Symons: ha offerto davvero una buona prova) hanno suonato con
precisione e con molta aggressività i vari brani, ed anche se non
sempre il suono era perfetto (in alcuni momenti il volume degli
strumenti si alzava ed abbassava, creando un pò di confusione),
alla fine tutti i presenti hanno apprezzato (e non poco) la prova
della band. In sede live l'influenza thrash nel loro sound era
ancor più marcata rispetto ai dischi e questo ha senz'altro
aiutato la band, che ha offerto una prova molto buona e
coinvolgente. Promosso (anche dal vivo) il nuovo singer Kyle
Symons. Una conferma molto gradita.
Carpathian
Forest: Persa anche la prova dei Callenish Circle (ho
perso quasi tutte le band che hanno suonato nel palco Wet-Stage:
faceva sempre troppo caldo all'interno del tendone), mi sono
consolato con una grande prova dei Carpathian Forest. Una prova
goduta dalla 1° fila, proprio davanti al 'cicciotto' Vrangsinn
(che di per sé non è un bel vedere...). La band (come da
previsione), ha suonato black 'n' roll e non il marcio black metal
che li ha resi famosi. Su disco, la band di Nattefrost riesce a
suonare ancora oggi del marcio black metal. Nella prova offerta al
pubblico del Wacken, invece, Nattefrost e soci hanno evitato di
suonare in maniera "negativa", misantropica e glaciale.
Tutto ciò non assume un'accezione negativa perchè la band ha
volutamente scelto di suonare così. La gente (discretamente
numerosa) lo sà ed apprezza l'operato della band, sia nella
versione black 'n' roll ("Knokkelmann" e "He's
Turning Blue"), sia nella versione più "true black
metal" ("Carpathian Forest" e "Black
Shining Leather").
Nel complesso, una buona prova offerta da parte di un gruppo il
cui unico interesse (oggi) è choccare e risultare volgare il più
possibile.
Soilwork:
I concerti degli attuali Soilwork sono molto prevedibili: scaletta
incentrata maggiormente sui brani più catchy, quel tocco
d'elettronica che tanto piace ai più (comunque al limite
dell'amatoriale) ed una ricerca continua del ritornello giusto.
Per alcune persone certe caratteristiche sono un "male",
per me tutt'altro. Sia chiaro, pur dimostrando di saper stare sul
palco, la band non riesce a conquistare la folla ed i Soilwork non
brillano in quanto a carisma. Comunque, il loro concerto mi è
piaciuto. Hanno intrettenuto il pubblico del W:O:A discretamente e
riuscivano a far canticchiare le loro canzoni a molte persone.
L'impressione (sia su disco, sia dal vivo) è che i Soilwork siano
una sorta di cugini "poveri" dei connazionali In Flames
e, di solito, si tende a "bocciare" e/o snobbare gruppi
del genere. Nonostante quest'impressione, svolgono egregiamente il
loro compito. Una considerazione sulla band: hanno debuttato da
pochissimi anni, ma sembra che il meglio l'abbiamo già dato.
Dark
Funeral: Una delle più grandi delusioni dell'intero festival.
La band avrebbe dovuto suonare 1 ora, ma (per cause ignote) ha
suonato 20 minuti di meno. Per le prime 4-5 canzoni, hanno avuto
problemi con le spie: non riuscivano a sentirsi e così si
fermavano e guardavano gli altri, per poi riprendere a suonare. Il
volume andava e veniva ed i suoni non erano potenti, bensì
eccessivamente zanzarosi. Matte (batteria) era l'unico che
riusciva a svolgere il suo compito. Emperor Magus Caligula non è
sembrato particolarmente coinvolto (diceva spesso di soffrire il
caldo) e solo nei classici ("Open the gates" e "My
dark desires") della band il pubblico veniva
"rapito" dalla furia esecutiva e si lasciava andare. Ero
in prima fila e la metà della gente che è accorsa sotto al loro
palco si è pentita di aver scelto di veder loro e non gli Ancient
Rites...
Da rivedere in una sede a loro più congeniale. Nel pomeriggio
dell'assolata Wacken, son sembrati proprio fuori luogo.
Darkane:
Dispiaciuto per aver perso la prova degli Ancient Rites
(successivamente, ho sentito dire che la band di Günther Theys ha
offerto una prova molto emozionante e coinvolgente, nonostante il
Wet-Stage), ho resistito al clima tropicale all'interno del
tendone per gustarmi il death/thrash dei Darkane e, col senno del
poi, ne è valsa la pena. La band ha suonato brani da tutti e 3 i
dischi pescando equamente. Su tutte le canzoni, ovviamente,
spiccavano i brani del primo (ottimo) album "Rusted Angel"
("Convicted", "Bound" e "Rusted Angel").
A dir la verità, in sede live, le canzoni tratte dal loro ultimo
album "Expanding Senses", son sembrate molto più
aggressive di quanto le ricordassi. Nel rifferama della band ci
sono continui rimandi agli Slayer ed infatti su moltissime song il
pubblico era intento a pogare (nel limite del possibile, in un
tendone dove eravam tutti pressati come sardine) e ad incitare la
band. Si sono dimostrati esperti e coinvolgenti, ma la cosa che più
di tutte ho gradito durante la loro prova è stato il constatare
quanta voglia avessero di suonare: si vedeva che si stavano
divertendo e non perdevano occasione per comunicarlo ai fans,
ringraziandoli della partecipazione. Menzione particolare per
Andreas Sydow: quasi 1 ora ad urlare e nessun calo di fiato. Ha
urlato come un ossesso per tutta la durata del concerto,
dimenandosi e coinvolgendo il più possibile il pubblico.
Nile:
L'ora degli Slayer era ormai vicina ma attendevo con impazienza
anche la prova dei Nile e, purtroppo, dopo nemmeno mezz'ora di
concerto ho dovuto lasciar perdere per cercare di ottenere un buon
posto durante lo show degli Slayer. Avrei voluto seguire tutto il
loro concerto, ma per colpa di suoni veramente pessimi, il più
delle volte (almeno nel punto dove stavo io) si sentiva solo il
drumming (furioso e preciso) di Laureano, a discapito delle
chitarre, il cui suono era impastato e confuso. La band non ha
bisogno di dimostrare molto: sono bravissimi, tecnicamente sono
molto preparati ed in quanto a presenza scenica ci sanno fare, ma
cose del genere le sanno tutti. Io dovrei solamente parlare del
loro concerto, ma per colpa di suoni quasi mai decenti, non
posso/riesco a scrivere molto di più. Anche al W:O:A hanno dei
problemi con l'audio: spiace davvero tanto notarli durante uno dei
concerti più importanti dell'intero festival.
Slayer:
La band, sull'intro dell'ultimo album "God Hates Us All",
è salita sul palco e tutto il pubblico era in fibrillazione;
pronto ad incitare la band ed a farsi travolgere dall'aggressività
che riescono a trasmettere grazie a canzoni che han fatto storia.
Purtroppo, appena inizia "Disciple" (sul finire dell'intro
"Darkness Of Christ") tutto il pubblico del W:O:A ha
notato un guaio "imperdonabile": i volumi erano
inspiegabilmente molto bassi (basti sapere che durante le prime
cinque canzoni, se qualcuno si metteva a parlare, compriva la
musica, tanto il volume era basso). Il festival si è rivelato,
almeno per il sottoscritto, molto interessante ma guai come quello
accorso ai Nile prima ed agli Slayer poi, non son cose da poco.
Non dovrebbero esistere certi problemi, soprattutto per bands del
genere. Da "War Ensemble" in poi, le cose sono andate
per il meglio e gli Slayer hanno avuto modo di far vedere a tutti
il motivo per cui sono una band straordinaria: hanno suonato, per
più di un'ora, in maniera precisa e coinvolgente. A dire il vero,
la band è sembrata un pò distaccata rispetto ad altre
performance, ma sentire tutto "Reign In Blood" di fila
(intervallato da "Dead Skin Mask"), mette certe
considerazioni in secondo piano. Anche se hanno avuto dei problemi
con l'audio, il solo "Reign In Blood" suonato per intero
sarebbe bastato per rendere il concerto un 'evento da ricordare'
ma, ovviamente, la band ha suonato molti altri classici ( "South
Of Heaven", "Antichrist", "Hell Awaits"
), oltre a pezzi più recenti (la già citata "Dead Skin
Mask", "God Send Death", "Stain Of Mind" ),
per cui, anche se i problemi con il volume durante i primi 5 pezzi
ha lasciato più o meno tutti con l'amaro in bocca, il concerto
non può che ritenersi positivo. La speranza è quella di poter
rivedere la band al più presto, magari con più tempo a
disposizione e con il volume adatto.
Tirando
le somme, il festival è certamente da consigliare a tutti gli
amanti del metal (estremo e non). Paradossalmente, la mole di
gruppi presenti può risultare un problema: è impossibile non
perdere l'esibizione di qualche gruppo, dato che 2 gruppi suonano
sempre in contemporanea. Comunque, bisogna dire che è davvero
difficile riuscire a vedere da altre parti tutte queste bands
nello stesso festival.
Per
quanto riguarda le bands, fra tutte spiccano senz'altro le prove
dei Testament, Extreme Noise Terror, Darkane ed Annihilator.
Menzione particolare per Slayer (ovvia conferma, nonostante i
problemi), The Crown (una promessa mantenuta) ed In Flames
(definitivamente grandi, almeno dal vivo), che hanno offerto delle
prove davvero superlative.
Shub
Niggurath
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