WACKEN OPEN AIR 2003
(In Flames, Slayer, Testament, Carpathian Forest, Rotting Christ, Thyrfing, et al. )

WACKEN - GERMANY - 31 LUGLIO - 1/2 AGOSTO 2003

Credo che la 'prima volta' al W:O:A susciti le stesse sensazioni più o meno a tutti: è impossibile non rimanere stupiti dall'imponenza e dall'organizzazione del festival; un festival che è arrivato alla sua 14° edizione nel 2003 e che, finalmente, mi vede partecipe.

 

Arrivare a Wacken (un paese a circa 100 Km a Nord-Ovest di Amburgo) dall'Italia non è cosa complicata: i viaggi organizzati si sprecano, ma anche chi raggiunge per conto proprio questo piccolo paesino, non ha vita difficile. Nel mio caso, arrivato ad Amburgo via ferro, non è stato difficile raggiungere Itzehoe (un paese a circa 10 Km da Wacken) con un treno: passano molto spesso, facendo quasi mai ritardo. Appena arrivati ad Itzehoe, basta uscire dalla stazione ed apsettare una navetta (messa a disposizione dall'organizzazione) che farà avanti e indietro per portar gente al festival.

 

Poco dopo aver montato la tenda, raggiungo la prima fila del palco True Metal Stage (...) in anticipo per l'apertura. Si comincia.

 

PRIMO GIORNO

 

Circle II Circle: La band dell’ex-Savatage Zack Stevens. Quest'anno spetta a loro aprire il festival; non è un compito facile e lo si è visto. Il pubblico non è molto coinvolto e non è un caso se gli applausi arrivano solo con le cover dei Savatage “Taunting Cobras” e "Edge Of Thons" e "Welcome Home (Sanitarium)" dei Metallica. Hanno "scaldato" (ma non troppo) il pubblico del Wacken, ma li ho trovati senza infamia e senza lode.

 

Annihilator: Appostato in 1° fila del palco True Metal Stage da ore (solo per loro), non potevo non salutare calorosamente l'entrata sul palco di Jeff Waters e soci. La scaletta è abbastanza varia, alterna brani estratti da “Alice in Hell” e “Never, Neverland”, fino a prendere pezzi da "Waking The Fury". La band ha divorziato da poco da Joe Comeau ed ero un po’ titubante quando ho visto salire sul palco Dave Padden, soprattutto per la sua giovane età. Invece Dave mi ha smentito, dimostrando di saper cantar bene e, soprattutto, di sapersi muovere sul palco. Quando si parla di Annihilator, si parla sempre e comunque di Jeff Waters: è un grande chitarrista e non perde occasione per dimostrarlo. Diverte e si diverte. Incita spesso il pubblico, che diventa parte fondamentale per la buona riuscita del concerto e lui ripaga tutti fornendo una prova molto buona. Aspettavo con trepidazione "Imperiled Eyes" ed il gruppo l'ha eseguita in maniera strepitosa. Era la 1° volta che li vedevo e si sono comportati come immaginavo, sono stati: veloci, grintosi, precisi e coinvolgenti. Fra i migliori del festival. 

 

Il 1° giorno del Wacken Open Air, per me, si chiude qui. Victory e Running Wild non sono bands che seguo particolarmente. Dei riformati Victory posso dire veramente poche cose positive; non era molta la gente accorsa per loro e suonare subito dopo un gruppo thrash come gli Annihilator non li ha certo aiutati. I Running Wild invece hanno letteralmente spopolato (come da previsione), dimostrandosi parecchio coinvolgenti ed ispirati. La maggior parte della gente ha gradito. Nel frattempo, ho fatto la mia prima comparsa nel Metal Market, ovvero: il paradiso per ogni persona che durante l'anno è costretta a comprar cds in negozi che praticano prezzi osceni. Invece, nel Metal Market, le decine di migliaia di cds a disposizione, si trovano a prezzi molto convenienti ed è impossibile non trovare chicche o cds interessanti ad un prezzo basso. Consiglio veramente a tutti (non ci sono solo cds metal) di fare un salto nel Market

 

SECONDO GIORNO

 

Dew-Scented: Alle 11, puntualmente, il concerto dei tedeschi ha inizio. Forse è un pò troppo presto per iniziare con le danze, non tanto per la mancanza di pubblico, bensì perchè la maggior parte dei presenti hanno gli occhi abbottonati e le orecchie altrove. Piano piano la band riesce ad attirare l'attenzione ma, forse per "colpa" di un repertorio troppo monolitico, sono ancora pochi i fans che partecipano attivamente. Nonostante questo, la band si comporta egregiamente e, seppur non emoziona moltissimo, si dimostra abile sul palco. Da rivedere in una sede più congeniale.

 

Extreme Noise Terror: Pian piano sotto al palco comincia ad esserci più gente. Attendevo con trepidazione la band, l'ultimo "Being And Nothing" mi è piaciuto e dal vivo le canzoni si sono rivelate assai violente. Forse hanno saccheggiato un pò troppo l'ultimo album, magari avrebbero potuto suonare qualche pezzo in più di altri dischi, ma questo è il classico pelo nell'uovo. L'ex band di Barney Greenway doveva 'spaccare' ed ha spaccato. Il volume era alto al punto giusto, l'aggressività della band anche, ci hanno messo pochissimo a creare quel muro di suono che ti aspetti ad un loro concerto. Il pubblico ha gradito ed ha reagito splendidamente, dimenandosi in segno di ringraziamento. Come si può facilmente immaginare, il seguito della band era minore rispetto alle altre band che hanno suonato più o meno nello stesso orario; ma, francamente, mi aspettavo peggio. Hanno offerto una grande prova.

 

The Crown: Anche in questo caso, attendevo con molta impazienza il gruppo. Volevo gustarmi il concerto dalle primissime file e per farlo ho dovuto precipitarmi davanti al palco rinunciando al pranzo ed in netto anticipo. Col senno del poi, ne è valsa la pena. La band del rientrante Johan Lindstrand ha offerto una grandissima prova. Il loro death metal dall'incedere thrash è nato per essere ascoltato dal vivo. Se la band su disco suona bene, pur suonando un qualcosa che di certo non brilla per originalità, dal vivo rende molto di più. Il pubblico lo sà e partecipa in massa. Se su "Crowned In Terror" (il miglior disco della band) non ci fosse stato Tomas "Tompa" Lindberg, forse non avrebbero avuto tutto questo seguito, è anche merito suo se oggi godono di questa importanza. Dopo gli ultimi dischi e dopo una prova come questa, non possono più essere considerati una band di 'outsider'. Devono far pogare e saltare il pubblico e canzoni come "Total Satan" (canzone banale quanto devastante), "Executioner", "Deathexplosion", "1999 - Revolution 666" e "Under The Whip", facilitano il compito alla band. Fra i migliori dell'intero festival. Non credo di scrivere qualcosa di scandaloso affermando che, limitatamente alla prova offerta, sono stati superiori persino ai maestri... Slayer.

 

Diamond Head: A me la band non è sembrata particolarmente in forma. Per tutta la durata del concerto sono apparsi demotivati e un pò stanchi. Non erano particolarmente 'elettrizzati' nel suonare davanti a migliaia di persone, non si dimenavano come pazzi per far felici i loro fan, accorsi da tutta Europa. Chi era nelle prime file per loro, non sarà di certo rimasto estasiato nel vedere i propri beniamini annunciare una canzone come "Am I Evil?" senza il giusto clamore o comunque senza il dovuto entusiasmo. Sono sembrati accademici. Per tutti, prima o poi, arriva il momento di staccare la spina. Spiace.

 

Dismember: Molto prima della loro esibizione, quando sul palco compare la copertina dell'EP "Pieces", ho avuto i brividi. In preda ad un "raptus" ho preso a fotografare il palco (ancora vuoto), fortuna che i miei compari mi hanno fermato presto. Appena Matti e soci salgono sul palco, vengono acclamati dalla folla in maniera molto calorosa (comunque meno numerosa di quanto mi aspettassi: il miglior gruppo Svedese del festival meritava molto di più) e loro ripagano il pubblico presente con una prova molto buona. Il gruppo manca dalle scene da molto ma non sembra risentirne. Ritrovare l'abitudine ad esibirsi con costanza non potrà che far bene a questa grandissima band. Le chitarre, abrasive come si conviene, eseguivano riff su riff a velocità molto elevata e con la precisione che t'aspetti da questi grandissimi deathsters. Son stati mostruosi su "skinfather", ed il pubblico ha ringraziato a dovere. Forse il clou c'è stato quando hanno suonato "casket garden"; con il pubblico che, per ringraziare la band, s'è messo a cantare a perdifiato. Ad onor del vero, i Dismember possono suonare meglio di quanto abbiano fatto, ma loro (più di altri) hanno delle attenuanti. Manca il contatto con il pubblico da anni, non hanno suonato per molto tempo e non hanno avuto un ruolo "importante" nel festival. Sicuramente, in un tour da headliner sapranno fare di meglio. Anche se, a guardare i volti (...e lo stato fisico) dei presenti sotto al palco, verrebbe da dire che la band di Matti e Fred ha dato tutto e soddisfatto alla grande i fans. Storici e perseveranti.

 

Finito il concerto dei Dismember, avrei dovuto vedere i Sentenced. Purtroppo, aver visto 3 concerti-pogo dalle prime file, mi ha tolto la forza e la voglia di godermi la loro esibizione. Ho preferito passare 1 ora a riposare. Dopo la pausa, ho fatto il mio ingresso nel palco Wet-Stage (ribattezzato: il forno crematorio mascherato da tendone) per seguire una giovanissima band...

 

Raise Hell: Ho cercato di evitare di vedere le bands che han suonato nel "Wet-Stage" per molti motivi. I suoni mai ottimi ed alti al punto giusto, l'esiguo spazio a disposizione della gente all'interno di questo tendone e, soprattutto, il caldo e l'umidità che si veniva a creare già dalle 12. Però non potevo perdermi anche questa giovanissima band, anche perchè loro sono la classica band da andare a vedere dal vivo. La band ha offerto uno show discreto. Non sapevo che tipo di sound aspettarmi, se estremo e tellurico come il primo album (Holy Target), oppure catchy e thrash come l'ultimo (Wicked Is My Game). Alla fine, la band ha eseguito (sia i brani vecchi che i nuovi) con un sound vicino a quello da studio, ma leggermente più sporco e violento. Questa scelta (ammesso che di scelta si tratti) ha giovato alla riuscita del concerto: la band è sembrata più violenta di quanto in realtà non sia. Molto probabilmente, se avessero suonato in uno spazio aperto e più grande, i fans avrebbero partecipato molto di più. Invece, eravamo tutti impegnati a goderci lo show attaccati l'uno con l'altro come delle sardine. Da rivedere in altro contesto.

 

Testament: Verso sera entra in azione una delle più grandi Thrash Metal band della storia. Tutti i presenti al concerto hanno accolto la band con commozione ed hanno salutato con il giusto affetto la band di Cuck Billy ed Eric Peterson. La band si è dimostrata grandissima anche per quanto riguarda il concerto. Tutti (o quasi) i successi della band sono stati riproposti con molta precisione, anche grazie a musicisti del calibro di Steve Di Giorgio (con la maglietta dei Vintersorg!), Steve Smyth ed Asgeir Mickelson (preso in prestito dai Borknagar). I classici estratti da "The Legacy" ("The Haunting", "Over The Wall", "Burnt Offerings" ed"Alone In The Dark" ), "The New Order" ("Eerie Inhabitants" -apertura del concerto-, "Trial By Fire", "Into The Pit" e "Disciples Of The Watch" -chiusura del concerto-), assieme ai pezzi più recenti ("True Believer" e "D.N.R."), sono stati riproposti con l'entusiasmo dei tempi migliori; in molti frangenti Chuck si complimentava con il pubblico per la partecipazione e tutti gli altri membri del gruppo sembravano divertiti da quell'atmosfera: non stavano sul palco tanto per starci e si vedeva. In special modo su "D.N.R." e sull'ultima "Disciples Of The Watch", la band ha tirato fuori un'aggressività degna dei tempi migliori, e tutto il pubblico ha ringraziato i Testament dimenandosi e cantando a squarciagola. Uno show riuscitissimo, l'unica pecca (comune per tutti i grandi gruppi che partecipano a festival del genere) è il tempo: i Testament avrebbero potuto tranquillamente suonare per un'altra ora molti classici che per ovvie ragioni sono stati esclusi. Fra i migliori dell'intero festival. 

 

In Flames: Gli headliner della serata sono i Twisted Sister (chiamati a sostituire gli Iced Earth), ma a giudicare dalla folla oceanica accorsa a vedere la band di Jesper Strömblad e soci, i veri headliner della serata son stati loro. Durante la loro prova, l'età media dei presenti sotto al palco si è notevolmente abbassata. Proprio per questo, per tutte le persone che hanno amato la band per dischi come "Lunar Strain", "Subterranean" e "The Jester Race", assistere al pogo più sfrenato per canzoni molto meno aggressive e molto più melodiche, può quasi dar "fastidio". Ma, ad onor del vero, bisogna dire che gli In Flames hanno offerto uno show emozionante, preciso e coinvolgente. Aiutati anche da un volume molto alto, le loro canzoni più estreme (una per tutte: "Behind Space") avevano un tiro molto catchy e molto coinvolgente. 

 

La band, come nelle previsioni, suona molti brani tratti dagli ultimi album ("Colony", "Only For The Weak", "Pinball Map", "Bullet Ride", "Episode 666", "Trigger", "System") e la gente accorsa per loro ha apprezzato moltissimo; in particolare, durante "Only For The Weak", gli In Flames hanno offerto una prova letteralmente perfetta, non a caso il maggior numero d'applausi è arrivato alla fine di questo pezzo. In conclusione, grazie alla performance che hanno offerto, gli In Flames hanno ampiamente dimostrato di meritare quest'importante posizione all'interno del festival.

 

Il 2° giorno per me finisce con il concerto degli In Flames. Mi sarebbe piaciuto seguire gli altri gruppi della giornata, ma dopo 10 ore in piedi sotto il sole, la voglia di musica viene superata dalla voglia di andare a dormire...

 

TERZO GIORNO

 

Avrebbero dovuto suonare i Sinister, però per problemi interni la band non ha potuto esibirsi (ed è stata sostituita dagli Holy Moses di Sabina Classen). Per smaltire la rabbia per quest'assenza, mi sono dedicato al cibo. La band apre il concerto con "Cloud Connected" (tratta dall'ultimo "Reroute To Remain") ed il pubblico va subito in estasi e si lascia andare al pogo e all' headbanging più sfrenato.

 

Thyrfing: Ed è con pane e salsiccia in mano che mi sono goduto la prova offerta dalla band più Vichinga dell'intero festival. I Thyrfing hanno suonato il loro Viking Metal concentrandosi sempre e solo su pezzi cadenzati e, anche con l'aiuto delle tastiere (sempre presenti o quasi), sono riusciti a trasmettere il flavour epico presente nei loro album. Sotto al palco c'è stata una discreta affluenza, anche se, ad onor del vero, la band non ha reso secondo le aspettative. Non sono un gruppo di principianti e dovrebbero coinvolgere maggiormente il pubblico. Non basta un abbigliamento "vichingo" o delle secchiate di sangue (sia addosso ai membri del gruppo, sia per la folla) per Ad onor del vero, hanno delle attenuanti: più o meno era ora di pranzo ed oltre alle persone in "pausa pranzo", c'era un sole terrificante, intento a mietere vittime fra la folla. Forse, la band di Stoccolma andrebbe risentita in altri contesti, più piccoli e magari al chiuso.

 

Malevolent Creation: Purtroppo, per mancanza di tempo, mi sono perso la prova degli Italo/Austriaci Graveworm. Per fortuna, non è accaduto altrettanto con questo grandissimo gruppo Americano. Seppur da lontano (a forza di correre da un palco all'altro qualche volta rimane difficile arrivare in prima fila), ho apprezzato moltissimo la prova del gruppo. Death metal furente con chiari riferimenti Hard-core/Thrash, volto a creare il classico "wall of sound" che tanto piace ai loro fans. La band di Phil Fasciana ha suonato molti brani dall'ultimo "The Will To Kill", alternati ad altri tratti dagli altri album della band. Tutti i membri della band (incluso il nuovo cantante Kyle Symons: ha offerto davvero una buona prova) hanno suonato con precisione e con molta aggressività i vari brani, ed anche se non sempre il suono era perfetto (in alcuni momenti il volume degli strumenti si alzava ed abbassava, creando un pò di confusione), alla fine tutti i presenti hanno apprezzato (e non poco) la prova della band. In sede live l'influenza thrash nel loro sound era ancor più marcata rispetto ai dischi e questo ha senz'altro aiutato la band, che ha offerto una prova molto buona e coinvolgente. Promosso (anche dal vivo) il nuovo singer Kyle Symons. Una conferma molto gradita.

 

Carpathian Forest: Persa anche la prova dei Callenish Circle (ho perso quasi tutte le band che hanno suonato nel palco Wet-Stage: faceva sempre troppo caldo all'interno del tendone), mi sono consolato con una grande prova dei Carpathian Forest. Una prova goduta dalla 1° fila, proprio davanti al 'cicciotto' Vrangsinn (che di per sé non è un bel vedere...). La band (come da previsione), ha suonato black 'n' roll e non il marcio black metal che li ha resi famosi. Su disco, la band di Nattefrost riesce a suonare ancora oggi del marcio black metal. Nella prova offerta al pubblico del Wacken, invece, Nattefrost e soci hanno evitato di suonare in maniera "negativa", misantropica e glaciale. Tutto ciò non assume un'accezione negativa perchè la band ha volutamente scelto di suonare così. La gente (discretamente numerosa) lo sà ed apprezza l'operato della band, sia nella versione black 'n' roll ("Knokkelmann" e "He's Turning Blue"), sia nella versione più "true black metal" ("Carpathian Forest" e "Black Shining Leather"). Nel complesso, una buona prova offerta da parte di un gruppo il cui unico interesse (oggi) è choccare e risultare volgare il più possibile.

 

Soilwork: I concerti degli attuali Soilwork sono molto prevedibili: scaletta incentrata maggiormente sui brani più catchy, quel tocco d'elettronica che tanto piace ai più (comunque al limite dell'amatoriale) ed una ricerca continua del ritornello giusto. Per alcune persone certe caratteristiche sono un "male", per me tutt'altro. Sia chiaro, pur dimostrando di saper stare sul palco, la band non riesce a conquistare la folla ed i Soilwork non brillano in quanto a carisma. Comunque, il loro concerto mi è piaciuto. Hanno intrettenuto il pubblico del W:O:A discretamente e riuscivano a far canticchiare le loro canzoni a molte persone. L'impressione (sia su disco, sia dal vivo) è che i Soilwork siano una sorta di cugini "poveri" dei connazionali In Flames e, di solito, si tende a "bocciare" e/o snobbare gruppi del genere. Nonostante quest'impressione, svolgono egregiamente il loro compito. Una considerazione sulla band: hanno debuttato da pochissimi anni, ma sembra che il meglio l'abbiamo già dato.

 

Dark Funeral: Una delle più grandi delusioni dell'intero festival. La band avrebbe dovuto suonare 1 ora, ma (per cause ignote) ha suonato 20 minuti di meno. Per le prime 4-5 canzoni, hanno avuto problemi con le spie: non riuscivano a sentirsi e così si fermavano e guardavano gli altri, per poi riprendere a suonare. Il volume andava e veniva ed i suoni non erano potenti, bensì eccessivamente zanzarosi. Matte (batteria) era l'unico che riusciva a svolgere il suo compito. Emperor Magus Caligula non è sembrato particolarmente coinvolto (diceva spesso di soffrire il caldo) e solo nei classici ("Open the gates" e "My dark desires") della band il pubblico veniva "rapito" dalla furia esecutiva e si lasciava andare. Ero in prima fila e la metà della gente che è accorsa sotto al loro palco si è pentita di aver scelto di veder loro e non gli Ancient Rites... Da rivedere in una sede a loro più congeniale. Nel pomeriggio dell'assolata Wacken, son sembrati proprio fuori luogo.

 

Darkane: Dispiaciuto per aver perso la prova degli Ancient Rites (successivamente, ho sentito dire che la band di Günther Theys ha offerto una prova molto emozionante e coinvolgente, nonostante il Wet-Stage), ho resistito al clima tropicale all'interno del tendone per gustarmi il death/thrash dei Darkane e, col senno del poi, ne è valsa la pena. La band ha suonato brani da tutti e 3 i dischi pescando equamente. Su tutte le canzoni, ovviamente, spiccavano i brani del primo (ottimo) album "Rusted Angel" ("Convicted", "Bound" e "Rusted Angel"). A dir la verità, in sede live, le canzoni tratte dal loro ultimo album "Expanding Senses", son sembrate molto più aggressive di quanto le ricordassi. Nel rifferama della band ci sono continui rimandi agli Slayer ed infatti su moltissime song il pubblico era intento a pogare (nel limite del possibile, in un tendone dove eravam tutti pressati come sardine) e ad incitare la band. Si sono dimostrati esperti e coinvolgenti, ma la cosa che più di tutte ho gradito durante la loro prova è stato il constatare quanta voglia avessero di suonare: si vedeva che si stavano divertendo e non perdevano occasione per comunicarlo ai fans, ringraziandoli della partecipazione. Menzione particolare per Andreas Sydow: quasi 1 ora ad urlare e nessun calo di fiato. Ha urlato come un ossesso per tutta la durata del concerto, dimenandosi e coinvolgendo il più possibile il pubblico.

 

Nile: L'ora degli Slayer era ormai vicina ma attendevo con impazienza anche la prova dei Nile e, purtroppo, dopo nemmeno mezz'ora di concerto ho dovuto lasciar perdere per cercare di ottenere un buon posto durante lo show degli Slayer. Avrei voluto seguire tutto il loro concerto, ma per colpa di suoni veramente pessimi, il più delle volte (almeno nel punto dove stavo io) si sentiva solo il drumming (furioso e preciso) di Laureano, a discapito delle chitarre, il cui suono era impastato e confuso. La band non ha bisogno di dimostrare molto: sono bravissimi, tecnicamente sono molto preparati ed in quanto a presenza scenica ci sanno fare, ma cose del genere le sanno tutti. Io dovrei solamente parlare del loro concerto, ma per colpa di suoni quasi mai decenti, non posso/riesco a scrivere molto di più. Anche al W:O:A hanno dei problemi con l'audio: spiace davvero tanto notarli durante uno dei concerti più importanti dell'intero festival.

 

Slayer: La band, sull'intro dell'ultimo album "God Hates Us All", è salita sul palco e tutto il pubblico era in fibrillazione; pronto ad incitare la band ed a farsi travolgere dall'aggressività che riescono a trasmettere grazie a canzoni che han fatto storia. Purtroppo, appena inizia "Disciple" (sul finire dell'intro "Darkness Of Christ") tutto il pubblico del W:O:A ha notato un guaio "imperdonabile": i volumi erano inspiegabilmente molto bassi (basti sapere che durante le prime cinque canzoni, se qualcuno si metteva a parlare, compriva la musica, tanto il volume era basso). Il festival si è rivelato, almeno per il sottoscritto, molto interessante ma guai come quello accorso ai Nile prima ed agli Slayer poi, non son cose da poco. Non dovrebbero esistere certi problemi, soprattutto per bands del genere. Da "War Ensemble" in poi, le cose sono andate per il meglio e gli Slayer hanno avuto modo di far vedere a tutti il motivo per cui sono una band straordinaria: hanno suonato, per più di un'ora, in maniera precisa e coinvolgente. A dire il vero, la band è sembrata un pò distaccata rispetto ad altre performance, ma sentire tutto "Reign In Blood" di fila (intervallato da "Dead Skin Mask"), mette certe considerazioni in secondo piano. Anche se hanno avuto dei problemi con l'audio, il solo "Reign In Blood" suonato per intero sarebbe bastato per rendere il concerto un 'evento da ricordare' ma, ovviamente, la band ha suonato molti altri classici ( "South Of Heaven", "Antichrist", "Hell Awaits" ), oltre a pezzi più recenti (la già citata "Dead Skin Mask", "God Send Death", "Stain Of Mind" ), per cui, anche se i problemi con il volume durante i primi 5 pezzi ha lasciato più o meno tutti con l'amaro in bocca, il concerto non può che ritenersi positivo. La speranza è quella di poter rivedere la band al più presto, magari con più tempo a disposizione e con il volume adatto.

 

Tirando le somme, il festival è certamente da consigliare a tutti gli amanti del metal (estremo e non). Paradossalmente, la mole di gruppi presenti può risultare un problema: è impossibile non perdere l'esibizione di qualche gruppo, dato che 2 gruppi suonano sempre in contemporanea. Comunque, bisogna dire che è davvero difficile riuscire a vedere da altre parti tutte queste bands nello stesso festival.

 

Per quanto riguarda le bands, fra tutte spiccano senz'altro le prove dei Testament, Extreme Noise Terror, Darkane ed Annihilator. Menzione particolare per Slayer (ovvia conferma, nonostante i problemi), The Crown (una promessa mantenuta) ed In Flames (definitivamente grandi, almeno dal vivo), che hanno offerto delle prove davvero superlative.

 

Shub Niggurath