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Come ogni anno, anche il Wacken Open Air del 2004 si è rivelato un successo . Il merito di tutto questo successo è da attribuire senz'altro agli oltre 33.000 ragazzi accorsi da ogni parte del pianeta (anche dal Sud America), per supportare i propri beniamini. Oggi il W:O:A è ritenuto il più grande festival metal del mondo e questo lo si intuisce anche dal vastissimo numero di giornalisti al seguito, circa 1.500. Grazie alla visibilità ottenuta, ogni anno il festival si trasforma in un evento da ricordare.
L'anno scorso, nel momento più importante dell'intero festival (il concerto degli Slayer), qualche intoppo ha 'macchiato' un bel concerto, quest'anno, invece, nel momento più importante dell'intero festival, è andato tutto liscio. Non solo: il pubblico ha potuto assistere non ad un concerto, bensì ad un evento: un concerto dei Darkthrone. Concerto di 30 minuti di storia del black metal, suonati davanti a 30.000 persone che, in quel momento, sembravano tutte lì per loro. Ed in quel momento, l'atmosfera era diversa rispetto a quella che si respira in altri concerti: chiunque, ha potuto ascoltare i Darkthrone soltanto nella propria camera o sparati nelle cuffie, ma mai con attorno tanta gente (a meno che non ci sia qualche pazzo che nelle feste con gli amici invece di mettere i Rasmus mette i Darkthrone). In quel momento, invece, 30.000 persone attendevano il concerto da raccontare ai nipotini. Chi in silenzio, rapito dall'emozione, chi ammazzando il tempo prendendo in giro alcuni tipi di Reggio Emilia, sfottendo la Reggiana. Prima di quel momento, però, ci son stati 2 giorni ricchi di concerti da ricordare.
Primo Giorno - 5 Agosto
Totalmente privo di interesse nei confronti degli Zodiac
Mindwarp, mi reco nel 'true metal stage' per l'esibizione dei
Motorhead.
La band di "Onkel" Lemmy è una delle più conosciute, rodate ed amate dell'intero festival ed ogni loro concerto non può essere che un successo. Salgono sul palco, partono con il manifesto "We're Motorhead" e tutto il pubblico è in estasi, nonostante i suoni non ottimi. L'unica nota dolente della prova dei Motorhead, infatti, va ricercata nei suoni, a tratti troppo impastati. Il gruppo, incurante di questo inconveniente, prosegue alla grande, suonando classici su classici, fino ad arrivare al momento della -solita- cover dei Sex Pistols, quella "God Save The Queen" che ha coinvolto tutti i presenti, intenti ad intonarne il testo, assieme ad un Lemmy sempre più devastato dall'alcool e dal fumo (... ed allo stesso tempo, sempre più efficente sul palco).
Il concerto procede senza momenti di stanca, anche grazie al piccolo grande Mikky Dee ed al suo ottimo lavoro dietro le pelli: una garanzia. Lemmy annuncia prima "Ace Of Spades", poi "Overkill" e allora tutti capiscono che il concerto sta per volgere al termine. A quel punto, tutti, ma proprio tutti i presenti hanno accompagnato Lemmy nel cantato.
Cosa dire di più, che non sia stato già detto, riguardo un concerto dei Motorhead? Niente. La band la conosciamo, sono il massimo riguardo esibizioni dal vivo, sono una band stratosferica, anche quando non sono in giornata e, proprio per questo, anche questa volta, ci hanno preso a calci nel cxxo. Unico appunto: non han suonato "Orgasmatron", peccato.
Chiudono la serata di apertura i Bohse Onkelz (zii cattivi), una band famosissima in Germania, quanto sconosciuta all'estero, forse per 'colpa' del cantato in madre lingua, che di certo non rende commerciabile il prodotto della band. Il concerto al W:O:A è l'ultimo della band, prima dello scioglimento e, proprio per questo, gli Zii Cattivi ci danno dentro suonando per più di 2 ore canzoni hard-rock ballabili e canticchiabili (piene di cori da festa della birra) a ballad che, francamente, a me son parse peggiori delle parodie di Vasco.
Nelle canzoni più energiche, a dire la verità, la band non sfigurava, solo che suonare dopo i Motorhead è dura per tutti, figuriamoci per un gruppo che fuori dalla propria nazione conta come i soldi del Monopoli. E così, dopo circa 25 minuti, il sottoscritto ha diretto occhi e bocca verso altri obiettivi: le donne del W:O:A e la birra.
Ogni sera, al termine del concerti, inizia un altro festival: c'è chi passa il tempo alla ricerca dei propri beniamini, chi cerca giovani groupies in latex (magari una bruna ed una bionda), chi entra nel Metal Market (il paese dei balocchi: cds anche a 7-8€!) pronto a prosciugare il conto in banca o il portafogli e chi, fra cui il sottoscritto, passa il tempo a bere (birra) e mangiare (tonno), mentre si gode il rumoroso party notturno.
Secondo Giorno - 6 Agosto
Alle 11 del mattino, al Party Stage, i concerti iniziano con l'esibizione degli
Mnemic. La band Danese alla lunga ha deluso ed i difetti che si potevano notare su disco (eccessiva somiglianza con Fear Factory e Strapping Young Lad, senza l'ispirazione di questi 2 grandi gruppi), sono venuti fuori tutti quanti. La band sembra un pò anonima ed impersonale. in una parola: acerba. Anche se, va detto, l'impegno ce lo mettono e sul palco non perdono occasione per dimenarsi e sbattersi il più possibile per coinvolgere il pubblico che, inaspettatamente, pare molto nutrito. Il fatto è che la band mette troppa carne al fuoco e, non avendo una direzione precisa, un momento scimmiotta i Fear Factory, un momento gli Strapping e in un altro momento arricchisce la proposta con dei suoni simili a quelli che vengono fuori dalla tastierina Casio che usavamo alle medie. Tutto questo è troppo poco, per non sfigurare ad un festival come il W:O:A. A maggior ragione se le bands che saliranno sul palco dopo di loro rispondono al nome di Cathedral ed Arch
Enemy.
Passare da un concerto degli Mnemic ad uno dei
Cathedral non è il massimo e non credo ci sia bisogno di spiegarne il motivo.
La band del grandissimo Lee Dorrian è, come da aspettative, ottima ed è un peccato che abbiano dovuto suonare così presto (alle 12:30) e per così poco tempo (45 minuti). Ma, come dice il detto: chi si accontenta gode! Ed io ho goduto fortissimo nell'applaudire l'entrata di Lee e soci. Loro hanno ripagato l'affetto mio e di migliaia di persone tutte lì per loro aprendo le danze con "A Funeral Request", tratta dal loro debutto, Forest Of Equilibrium. Ed in quel preciso istante, la sensazione era quella di stare in qualche fumoso mega-festival negli anni '70, negli States, e non nella terra del wurstel e dei crauti.
La scaletta è composta sia da brani recenti che da brani più vecchi ed i Cathedral, in questo modo, hanno dimostrato d'essere una grandissima band perché, anche cambiando atmosfera da una canzone all'altra, il feeling e' rimasto inalterato e l'attenzione che tutto il pubblico ha riservato alla band non è mai variata. Quando Lee ha annunciato "Carnival Bizzare", la soddisfazione sul volto di tutti i presenti era talmente tanta, che il concerto sarebbe potuto finire lì, dato che le emozioni regalate a tutti i fans sono state veramente tante. Così non è stato, perché "Comiserating The Celebration" (anche questa tratta dal debutto) e [Matthew] "Hopkins (Witchfinder General)", sono arrivate proprio quando meno ce lo aspettavamo e dopo un'esecuzione divertente e divertita, la Cattedrale saluta tutti e ringrazia.
Una delle migliori e più intense prove dell'intero festival. Ed è in casi come questo come non stona affatto la frase "io c'ero".
Mi è piaciuto molto il secondo disco dei Raunchy, quel "Confusion Bay" che forse è passato troppo inosservato ed allora, proprio perché su cd mi erano piaciuti molto, ho fatto una capatina al Party Stage per seguire parte della loro prova.
Purtroppo, anche il secondo gruppo Danese della giornata mi ha deluso. Da loro mi aspettavo parecchio di più, rispetto a quel che hanno offerto. Hanno dimostrato delle pecche, soprattutto per quanto riguarda la presenza scenica, anche se i bambini di 14 anni, pieni di borchie, che stavano sotto al palco sembravano gradire moltissimo.
La loro proposta, rispetto a quella dei 'cugini' Mnemic, è più fruibile: più catchy, più melodica, meno intricata, più veloce. Ed anche grazie a questo, riescono a coinvolgere il pubblico più di quanto non avessero fatto, poco prima, i loro compagni di etichetta (entrambe le bands incidono per Nuclear Blast).
Piccola curiosità, riguardante il terreno del Party Stage: sia alla fine del concerto degli Mnemic, sia alla fine del concerto dei Raunchy, ho trovato una centinaia di autorizzazioni per partecipare al Wacken Open Air, firmate (presumo) dai genitori dei bambini pieni di borchie (e brufoli) che hanno seguito queste
bands.
Dopo una piccola pausa pranzo e qualche minuto di riposo al primo riparo all'ombra, torno in prima fila al Black Stage per il concerto degli
Arch Enemy. Concerto che ho trascorso gridando "Johan 'Liiva' is better than you" alla bellissima quanto anonima Angela Gossow. Nel disco, pur cantando egregiamente, la bellissima crucca scimmiotta in maniera eccessiva Jeff Walker e questo, almeno a me, non piace. Dal vivo, la bellissima crucca, 'canta' con un vocione davvero estremo, solo che si dimentica di far comprendere ciò che urla a chi è lì per ascoltarla. Il suo growl eccessivamente forzato, 'rovina' quanto di buono creano i fratelli Amott. Comunque, la bellissima crucca, ha una linea stupenda e questo è più che abbastanza, dato che lei 'canta' negli Arch Enemy solo per l'avvenenza fisica. E questo non lo scopro di certo io.
La scaletta è incentrata per lo più su estratti dagli ultimi
2 album ("We Will Rise", "Ravenous", "Web Of Lies") e la resa non è scadente, solamente, da una band del genere ci si aspetta molto, e non hanno reso abbastanza. Inoltre, sono apparsi un pò mosci. Le chitarre non 'mordevano' per niente. Loro sono una band estrema e dal vivo il loro concerto dovrebbe essere aggressivo e violento. Se mancano queste caratteristiche, il concerto risulta essere privo di mordente. Se a questo aggiungiamo un bilanciamento dei suoni non ottimale (chitarre in secondo piano), immaginare se il concerto sia riuscito o meno non penso sia difficile.
Credo che la pecca principale della band sia l'aver preso la via dell'infighettamento, negli ultimi anni. Forse, quando la smetteranno di tingersi i capelli, rifarsi il contorno occhi, mettersi i pantaloni attillati ed ammiccare nelle foto, torneranno a spaccare come una volta. Perché quel che manca in loro è il felling ed il lato 'grezzo' che una band di metal estremo deve avere, per esser definita tale. Loro oggi sono 'fashion' (se mi passate il termine). Per i miei gusti, ma anche per le mie orecchie: ho stentato a riconoscere "The Immortal". Colpa mia: ero abituato ad ascoltare una band che spaccava.
Il secondo giorno del festival, fatta eccezione la prova dei Cathedral, non è cominciato nel verso giusto, ma per fortuna arrivano i (nostri)
Mayhem a risollevare le sorti della giornata. La band di Blasphemer (credo sia giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare: oggi, i Mayhem sono di Blasphemer. Almeno quanto, fino al 10 Agosto del 1993, erano di Euronymous. E' Blasphemer che porta avanti, alla grande, il nome dei Mayhem), dà l'ennesima dimostrazione d'essere la più grande black metal band della storia, l'unica degna di stare sul -troppe volte chiamato in causa- 'trono'.
Salgono su un palco
addobbato ad hoc: croci rovesciate, teste di maiale e fiammate varie come neanche a Lipsia. Partono alla carica con la feroce "Deathcrush" ed è subito mayhem. Maniac mette in mostra tutto il suo carisma e dimostra a tutti come si deve stare su un palco mentre si suona del black metal: indiavolato. Cattura gli sguardi di tutti i presenti e guida il pubblico durante tutto il concerto, facendolo partecipare e rendendolo attivo.
La band, nel frattempo, passa in rassegna alcune canzoni tratte dal piccolo capolavoro Wolf's Lair Abyss ("Ancient Skin" e "Fall Of Seraphs"), suonate con la stessa perizia tecnica e cattiveria che possiamo ascoltare su disco. Hellhammer non perde occasione per dimostrare l'eccellente tecnica che possiede, creando un muro sonoro, solo con un'impostazione 'prog': non il solito semplice 'casino' che mettono su (quasi) tutti gli altri batteristi estremi. Blasphemer, con il suo stile originale, macina riff glaciali che è un piacere e, nonostante siano le 17 di un pomeriggio caldissimo, l'atmosfera che contribuisce a creare è l'ideale. Ma è Maniac il vero mostro: gli occhi sono quasi sempre tutti per lui, vuoi perché il nostro passa il tempo a tagliuzzarsi le mani per poi lanciare il suo sangue colante sulla folla, vuoi perché le teste di maiale che lancia, mettono paura: una in testa non deve fare tanto bene! Purtroppo, una truce blackster (carina e alquanto pettoruta), non deve averci pensato sopra, altrimenti non si spiega il perché sia dovuta rimanere immobile davanti ad una testona di maiale che si incamminava sul suo volto (ha grondato un po' di sangue dal lungo taglio in testa, ma, tutto sommato, poteva andarle peggio).
Avevo visto i Mayhem pochi mesi fa, durante il tour di supporto all'ottimo Chimera ed in quella data spaccarono, ma, col senno del poi, quello è stato un brutto concerto paragonato al caos che i Mayhem (scusate il bisticcio di parole) hanno creato a Wacken. Si, perché la furia esecutiva durante "Carnage" (canzone risalente al primo demo, dell'86, Pure Fucking Armageddon), "Pagan Fears" e "Freezing Moon" (tratte dal masterpiece del black metal) era quella dei tempi migliori. Nell'ottima scaletta che hanno presentato, i Mayhem hanno estratto solo una canzone dal discusso Grand Declaration Of War, quella "View From Nihil" cantata da tutto il pubblico, pronto ad ubbidire a Maniac ed alla sua richiesta di maggiore partecipazione. Degna chiusura del concerto con "Pure Fucking Armageddon", suonata, nella parte finale, più veloce e più aggressiva rispetto all'originale. Si vedeva lontano un miglio che i Mayhem aspettavano questo concerto da tantissimo e che non vedevano l'ora di spaccare tutto e tutti. Ci sono ampiamente riusciti.
Nota a margine: Hellhammer non è umano, oppure c'è qualcuno che, nascosto, lo aiuta. Rende i brani più complicati rispetto a come suonano su disco, non intaccando la ferocia durante l'esecuzione. Il tutto, senza vantarsi minimamente e senza fare inutili scenate, come più volte si è costretti a vedere, durante alcuni concerti prog. Devastante.
A questo punto (dopo aver visto Arch Enemy e Mayhem dalla prima fila) la stanchezza e le botte ricevute si sono fatte sentire ed ho preferito saltare l'esibizione dei Grave Digger e di Dio, per ricaricare le pile in attesa della distruzione, in tarda serata.
Due ore dopo il concertone dei Mayhem mi dirigo verso il Wet-Stage (il 4° e più brutto palco del Wacken: è piccolo, troppo chiuso, eccessivamente umido, pieno di paglia e con un forte odore di letame) per assistere alla prova dei
Misery Index. La band di Baltimora, ha suonato molto bene. Ottimo il loro miscuglio di brutal e grind, anche dal vivo. Avevo paura di trovarmi ad ascoltare un concerto dal suono impastato e suonato non come su disco: sbagliavo. I suoni erano eccellenti ed ogni strumento era al proprio posto, la tecnica esecutiva lasciava di sasso. Ho provato la stessa sensazione di annichilimento solo di fronte ai Morbid Angel ed agli Hate Eternal, penso che possa bastare, per far capire che razza di concerto han tenuto.
Come il concerto dei Mayhem, anche questo ha registrato dei feriti: solo che qui non c'era nessuno a lanciar teste di maiale, in questo concerto c'era un pogo della madonna e, anche grazie all'inarrestabile voglia di triturar tutto della band, era impossibile restare immobili durante la loro esibizione. Da andare a vedere dal vivo, sempre.
Cala la notte e Schmier e i suoi (e di Mike Sifringer)
Destruction salgono sul palco, fra fuoco e fiamme, pronti a fare di un sol boccone tutto il pubblico presente. Ed è davvero tanto il pubblico presente durante la prova di Schmier e soci. Purtroppo però il concerto inizia alle 22:30 e 12 ore di concerti stancano chiunque. Tranne nel finale, dove c'è stata una piccola grande sorpresa...
La band non ha sfigurato, anzi, solamente loro non sono né i Sodom, né i Kreator. Non hanno scritto album epocali e c'è il serio rischio che le altre bands di thrash metal presenti al festival (Anthrax e Death Angel), possano far mangiar polvere ai Destruction (ho scritto questa parte di report durante la nottata fra il 6 ed il 7 Agosto.
NsSn), sbaglierò? Comunque hanno dato tutto quel che dovevano dare e sia per impatto visivo che sonoro, il concerto può ritenersi più che
soddisfacente. Ottima l'apertura con pezzi come "Curse The Gods" e "Nailed To The Cross", canzoni su cui è difficile trattenersi ed anche i più stanchi si lasciano andare al pogo. Si prosegue alternando pezzi storici ("Bestial Invasion", "Life Without Sense") ad altri più recenti ("Thrash Till Death", "Metal Discharge" ed "Antichrist"), andando a creare un bel mix fra passato e presente.
Anche se, ad essere sinceri, la chicca del concerto non è stata tanto l'esecuzione (comunque buona e coinvolgente) di "Thrash Till Death" o di "Life Without Sense", quanto la salita sul palco di ben 3 ospiti: Sabina Classen degli Holy Moses a fare headbanging al centro del palco (si, lo sò anche io che era più inutile di un profilattico durante il ciclo della propria ragazza), Peter degli Hypocrisy alla seconda chitarra e (udite udite) Abbath, in questa tenuta: maglietta dei Possessed (Seven Churches) con le maniche arrotolate, pantaloni in pelle strettissimi, baffoni da biker e la solita, simpaticissima, aria da spaccone da fast-food. Evento da ricordare? Si, grazie alla salita sul palco degli ospiti, il concerto è fra quelli 'da
ricordare'.
Il concerto dei Destruction è finito a mezzanotte circa. Da quel momento, fino alle 2 di notte, per me c'è stato solo il party, fra pinte di birra e foto ricordo con idoli musicali vari. Solo un pazzo poteva allontarsi da quel paradiso per andare a vedere i ciccioni
Amon Amarth: il vostro affezionato è uno di questi.
Così, alle 2 di notte, stanco e brillo, mi dirigo assieme all'ultimo fido compagno Billy Corgan, al Black Stage, per assistere alla prova dei vichinghi Svedesoni. Penso seriamente che gli Amon Amarth riuscirebbero a far sentir vichingo anche Nino Frassica. Io già me lo vedo ad un loro concerto, accanto a me, con il petto in fuori ed il pugno sinistro sul cuore, pronto ad intonare cori nel nome di Odino.
La band con più buzza (pancia) dell'intero festival, ha coinvolto tutti i presenti (moltissimi, nonostante l'ora), grazie al loro Viking Death Metal, anche se loro sono molto 'viking' e poco 'death', a dire il vero. Buona parte del pubblico ha ascoltato canzoni come "Masters Of War" (tratta da The Crusher), "Bleed For Ancient Gods" (tratta da "The Avenger"), "Where Silent Gods Stand Guard" e "Versus The World" (tratte da Versus The World"), con il pugno alzato o partecipando con un poderoso
headbanging.
La band è di quelle rodate e sul palco sfrutta benissimo la stazza fisica e l'imponenza dei suoi membri; in particolare, Johan Hegg, il cantante, con la sua seconda misura di seno, sul palco è una furia e non perde occasione per mettersi in mostra in pose plastiche varie. Ai miei occhi è sembrato (vado di eufemismi) non troppo agile e con il fisico non troppo prestante, ma la resa scenica degli Amon Amarth è indubbia: per questo riuscirebbero a far sentir vichingo anche Nino Frassica.
Purtroppo, almeno secondo i miei gusti, un concerto di una band del genere non dovrebbe essere incentrato quasi interamente su pezzi medi: sono canzoni cadenzate, belle e pesanti come
macigni, ma, alla lunga, risultano essere anche troppo monotone e prive di variazioni. Avrei gradito la presenza di brani come "God, His Son And Holy Whore" o anche "Thor Arise", magari in grado di variare un concerto troppo incentrato su tempi medi. Anche perché la band ha suonato alle 2 di notte, ed il pubblico, a quell'ora, andava 'svegliato', non devastato sempre e solo con brani medi o lenti. Comunque sia, una bella prova da parte di una band al massimo della sua forma. Unico appunto: hanno suonato un brano dall'imminente nuovo album Fate of Norns, non ricordo il lunghissimo titolo, ma il brano è sulle stesse coordinate alle quali la band di Tumba ci ha abituato: monolitico come un macigno. Spero che il disco non sia tutto così, altrimenti c'è il rischio di addormentarsi.
Terzo
Giorno - 7 Agosto
L'ultimo
giorno del Wacken Open Air comincia con la prova degli
Inglesi Bal-Sagoth. La band dei fratelli Maudling e
di Byron Roberts è sembrata fiacca e priva di mordente.
Saliti sul palco in tenuta da Ultras da stadio, con
bomberino annesso, la band Albionica ha difettato nel
feeling. Pur avendo delle attenuanti (pochissimi minuti a
disposizione, suoni non ottimi e non molta gente
presente), hanno peccato proprio nel rapporto con il
pubblico, son sembrati svolgliati. Ed è colpa di questa
poca partecipazione che il concerto non è statato fra
quelli da ricordare: sia nelle parti più rabbiose ed in
blast-beat, sia nelle parti più epiche, il gruppo era
immobile. Ora, è ovvio che non gli si chiede di
tramutarsi in famelici panda dai denti aguzzi durante le
parti più estreme, né di portare sul palco spade (anche
se a volte lo fanno), scudi, vessilli e balestre durante
le parti più epiche; ciò che gli si chiede è un pò di
partecipazione, dato che tutti quelli che erano davanti al
palco, di mattina, con pochissime ore di sonno, erano lì
per loro, non per i fonici, i fotografi o gli
scribacchini. Concerto da dimenticare.
Per
fortuna, ci pensano i Filippini più amati dai metallari a
svegliare come si deve tutto il pubblico presente; i Death
Angel, hanno suonato ottimamente ed hanno coinvolto
praticamente tutti. Aprono il concerto con "Seemingly
Endless Time" (tratta da Act III) e il gruppo
dimostra quanta voglia ha di suonare e di coinvolgere il
più possibile i vari fans. Salgono e scendono dal palco,
si dimenano, si agitano e divertono tantissimo un pò
tutti. Ecco, forse è questa l'unica pecca della band:
suona con il sorriso sulle labbra, si diverte e vuole
divertire il pubblico e, così facendo, forse pecca in
cattiveria e pura violenza sonora. Violenza sonora che sul
debutto "The Ultraviolence" era presente, così
come nella "Voracious Souls" riproposta più che
egregiamente ed in grado di coinvolgere e far agitare
buona parte dei presenti. La band è in giornata e lo si
capisce anche guardando il cantante, Mark Osegueda: si
dimena come un forsennato, dimostra d'avere tanta grinta
in corpo e ringrazia moltissimo tutto il pubblico per il
supporto. E qui siamo ad un'altra 'pecca': va bene
ringraziare i fans accorsi, va bene magari farlo più di
una volta (anche perché il pubblico ha partecipato
moltissimo durante la loro prova; sia cantando, sia
pogando), però farlo quasi ad ogni pausa fra una canzone
e l'altra risulta quasi fastidioso; viene da pensare che
Mark ripeteva continuamente "Voi, crazy motherfuckers,
siete fottutamente fantastici! Siete grandi!" anche
per 'accattivarsi' il pubblico. Comunque, anche se
ruffiani, i Death Angel dimostrano che il thrash dei
Destruction è una cosa, il thrash di San Francisco
un'altra. Ai Death Angel non servono Abbath e Peter degli
Hypocrisy per chiudere alla grande un concerto: basta
"Kill As One" cantata a squarciagola, da tutto
il pubblico. A dire la verità, i Death Angel hanno chiuso
alla grande il Wacken anche per quanto riguarda i
rimorchi: Mark Osegueda 1, Schmier 0: il bel Filippino si
è rimorchiato un'Italiana piccolina, ma niente male!
Complimentoni!
A
questo punto, le 13:30 circa, ci sarebbero dovuti essere i
Deicide del corpulento Glen Benton, ed il sottoscritto,
molto probabilmente, sarebbe deceduto nella prima fila,
sovrastato dal pogo. Purtroppo, a pochi giorni dal
festival, i Deicide danno forfait e vengono sostituiti da
una vecchia gloria del death metal made in Sweden: gli Unleashed!
La
band del grassone Johnny Hedlund ha fatto mantenuto vivo,
anche quest'anno (l'anno scorso ci furono i Dismember), il
buon nome del Death Metal Svedese. Grazie ad un concerto
breve ma carico di impatto, la band ha vomitato su tutti i
presenti la loro carica di odio nei confronti del
Cristianesimo e la rabbia per i danni che la religione
Cattolica ha portato in Svezia; questo, almeno, è quel
che dicono. Poi, se Gesù a loro non ha fatto niente di
male, questo poco importa: ciò che conta è la musica.
Forti di pezzi che hanno quasi 15 anni ma che non
accennano a perdere la loro carica aggressiva e
oppressiva, per 1 ora ininterrotta suonano canzoni dai
ritmi serrati e spaccaossa, con quell'inconfondibile
flavour heavy metal, tanto caro a loro e tanto caro ai
Dismember. Si concedono qualche rallentamento oscuro e 'tetro',
interrotto di colpo dal classico (e amatissimo) "Huh!"
e dalla successiva bordata di riff zanzarosi e
velocissimi. Grazie a pezzi come "The Immortals",
"I Am God", "Death Metal Victory", o
la grandissima "Before The Creation Of Time" gli
Unleashed portano a termine un concerto di putrido e
marcescente death metal dei primi '90. Perseveranti e
monolitici quanto i Deicide. Grandi.
Sotto
un sole cocente e bastardo, senza fare nemmeno la minima
pausa pranzo, il sottoscritto si dirige al True Metal
Stage per seguire la band di Thrash Metal più importante
dell'intero festival. Lo scorso anno furono gli Slayer
l'unico gruppo dei Big Four della storia del Thrash
presenti al Wacken, quest'anno è toccato ai grandissimi Anthrax.
Di
quel famoso Big Four, sono proprio gli Anthrax e gli
Slayer gli unici 2 a sembrare in forma, al passo con i
tempi e, soprattutto, esenti da grandi vergogne (inutile
parlare degli altri 2). E la band di Scott Ian non perde
occasione per dimostrarlo.
Ho
avuto la fortuna di poter seguire gli Anthrax nella data
romana del loro tour e devo dire che la prova offerta qui
a Wacken è superiore, per impatto, partecipazione ed
aggressività alla pur ottima prova di Roma. Ma quando si
hanno a disposizione canzoni come "Cought In A Mosh",
" N.F.L." o "Indians" (tutte tratte da
quel capolavoro che è Among The Living), trasformare un
concerto in un evento non è un'impresa impossibile, anzi.
Joey
Vera e Rob Caggiano si dimostrano ancora una volta
eccellenti strumentisti (soprattutto il primo) e molto
carismatici, come lo sono i 2 piccoli grandi Scott Ian e
John Bush. Il primo è l'anima pulsante della band,
assieme al forse troppo sottovalutato Charlie Benante, il
secondo è un animale da palco: incita, canta in maniera
eccellente, scherza col pubblico, si dimena come un pazzo,
abbraccia e poga con il pubblico come uno sbarbatello in
20 anni, pieno di grinta e di voglia di fare. C'è solo da
imparare e rimanere estasiati davanti ad una prova del
genere ed un concerto del genere. L'unico inconveniente
del concerto risiede nel tempo: hanno suonato 1 ora, ed
una band come la loro poteva tranquillamente suonare per
un'altra ora, solo pezzi stupendi. Comunque, le chicche
non sono mancate; se nella data in quel di Roma suonarono
una stupenda "Metal Thrashing Mad", questa
volta, dal primissimo album Fistful Of Metal, gli Antrax
hanno estratto la violentissima "Deathrider",
suonata con rabbia e con passione.
Non
sono mancati gli estratti dal primo album dell'era Bush;
dall'ottimo Sound Of White Noise sono state estratte le
ottime "Room For One More" ed "Only",
cantate da Bush e da migliaia di fans estasiati e con la
pelle d'oca. Menzione particolare per
"Antisocial", tratta dal forse troppo
sottovalutato State Of Euphoria, canzone in grado di
creare un pogo assurdo e di emozionare praticamente
chiunque.
Un
grandissimo concerto suonato con una dedizione che non ha
pari, da parte di una band che per tutti i metallari, più
che una band è un vero e proprio membro di famiglia. I
superlativi per gli Anthrax non sono mai abbastanza.
Il
terzo giorno del Wacken è davvero estenuante per il
numero dei concerti; dopo 3 concerti-pogo, uno di fila
all'altro, ci sarebbe bisogno di una pausa ma, sul Black
Metal Stage, stanno per salire i Cannibal Corpse,
quindi di pause non se ne parla.
Purtroppo,
in Germania, la censura ha colpito i Cannibal Corpse, o
meglio, i loro primi 3 album: nessun brano tratto dai
primi 3 album può essere suonato dal vivo. La band
risponde dedicando "They Deserve To Die" ai
censori ed il pubblico sembra divertito e non sembra
rammaricarsi più di tanto di questa pecca. Anche se, è
bene dirlo, un concerto dei Cannibal Corpse senza nessun
pezzo tratto dai primi 3 album non è un vero concerto dei
Cannibal Corpse. Fortunatamente, noi Italiani non ci
possiamo lamentare, sotto questo punto di vista. Vengono
equamente estratti brani da tutta la restante discografia
della band, con l'ovvia maggiore esposizione verso i brani
dell'ultimo, eccellente, The Wretched Spawn, oltre alla già citata "They Deserve
To Die", suona la title-track e la granitica e
pesantissima "Decency Defied", ovvero: come
devastare i padiglioni auricolari della gente senza
suonare per forza a Mach 3.
Il concerto prosegue come il classico massacro che
la band di Buffalo propina in ogni angolo del globo, da 3
lustri a questa parte; fra riff velocissimi e putrescenti
e racconti di corpi smembrati e vagine aperte da coltelli,
ascoltati da una folla di più di 30.000 persone intente a
mangiucchiare wurstel e crauti, o salsiccio piccante e
hamburger. Oggi la band di Alex Webster non fa più paura
a nessuno, ed anche i ragazzini più inesperti se la
godono con un salsicciotto in mano, ma la resa della band
non ne risente minimanente: non appaiono stanchi, non
appaiono svogliati, non appaiono altezzosi o restii al
convolgimento, anzi! In primis, George
"Agnellino" Fisher, 'canta' ottimamente e non
lesina affatto l'impegno. Chris "pussy" Barnes
sicuramente sul palco apparirà come un dissociato
mentale, ma da queste parti preferiamo il grandissimo e
tenero George, professionale come pochissimi, nel suo
campo.
Chiusura
da cardiopalma con l'opener di Vile, il primo cd dell'era
Fisher: "Devoured By Vermin", suonata con
incredibile violenza e precisione. Il massacro è stato
portato a termine.
A
questo punto, dopo 5 ore ininterrotte di concerti uno più
bello e violento dell'altro, ci voleva una lunga pausa e
l'esibizione dei Nevermore fa proprio al caso mio; li
snobbo di brutto, anche perché essendo umano ho bisogno
di nutrirmi per reggermi in piedi, e mi dirigo, fresco e
riposato, al Black Stage, per la prova degli Hypocrisy.
La
mia venerazione per la band di Peter Tagtgren è totale e
sentire in aprtura "Fractured Millennium" mi
aveva ben disposto per il concerto; purtroppo, però, la
band ha deluso riguardo la scelta della scaletta. Non si
possono lasciar fuori pezzi come "Silent Vanguard",
"Killing Art", "Abducted", "Reborn",
"Legion Descend" o "Blinded". Inoltre,
come se la stupidata di lasciar fuori quelle stupende
songs non bastasse, Peter decide di suonare 5 brani
dall'ultimo, deludente The Arrival. Ad onor del vero, l'opener
dell'ultimo album, è una bellissima canzone, ma se la si
sceglie come saluto nei confronti dei fans si dimezza la
sua resa; tutti i fans si aspettavano una delle prime
songs elencate, non una bella, ma inadatta come chiusura
di un concerto, "Born Dead Buried Alive".
Durante
l'ora a disposizione, Peter non ha lesinato impegno, così
come l'ex Immortal Horgh dietro le pelli, e i momenti
emozionanti non sono mancati del tutto, come non citare,
ad esempio, quella ridicola quanto efficacissima "God
Is A Lie", tratta dal primo, fantastico quanto rozzo
e banalotto "Penetralia".
Tolto
quel picco, personale, perché non è una song come "God
Is A Lie" che fa presa ed emoziona il pubblico, i
momenti clou del concerto si hanno con le uniche "The
Final Chapter" e "Roswell 47", cantate da
un Peter coinvolto ed emozionato e cantate in coro da
tutto il pubblico presente, rapito dalla solennità delle
song.
Nel
complesso, un concerto riuscito a metà: troppi brani
tratti dall'ultimo album, troppe chicche escluse senza un
particolare motivo e posizionamento dei brani in scaletta
senza un ordine preciso o 'logico'. Evidentemente, a Peter,
The Arrival deve esser piaciuto proprio tanto.
Prima
della chiusura del festival, ci sono state le esibizioni
degli Helloween, apparsi come una qualunque cover-band, i
Saxon, tanto coinvolgenti e da brividi per tutto il
pubblico presente, quanto scialbi e privi di feeling per
il sottoscritto, ed i Children Of Bodom.
Avevo
visto la band di Alexi Laiho a Roma, un mese fa. Rispetto
a quel concerto, tutto sommato gradevole, a Wacken la band
ha deluso oltremodo. Le chitarre non 'graffiavano' per
niente, erano leggere come piume; le tastierine della
Chicco hanno erano troppo in risalto e Alexi, in quando a
voce, ha lasciato a desiderare più e più volte. La
scaletta non era delle migliori; mancavano moltissimi
pezzi aggressivi e dal maggiore impatto (i Children Of
Bodom non suonano o quasi canzoni tratte dal primo album)
e sono stati suonati, francamente, troppi pezzi
dall'ultimo "Hatecrew Deathroll".
Tutto
il pubblico, è giusto dirlo, ha gradito moltissimo. Ma è
lo stesso pubblico di adolescenti e ragazzine di 15 anni
che durante tutti o quasi gli altri concerti era a
mangiare chupa-chups o a giocare a pallone con gli
amichetti. Per quella gente, che gradisce album come
Follow The Reaper o HateCrew Deathroll, magari sarà stato
un bel concerto, per chi ha apprezzato moltissimo la band
per dei dischi innovativi e aggressivi (i primi 2), no. E'
anche per questi motivi se il sottoscritto ha passato il
tempo a guardare le tette delle strabiche (ah, in Germania
anche le ragazze strabiche sono belle, alte e pettorute),
in attesa della fiammata (nordica) nel cuore della notte.
Il
concerto dei Satyricon è partito subito alla
grandissima con "Walk The Path Of Sorrow",
direttamente dal debutto Dark Medieval Times. I volumi e
la qualità dei suoni molto alta, oltre ad un palco
addobbato per le grandi occasioni, hanno senz'altro
aiutato la band di Satyr nel rendere un bellissimo
concerto in un qualcosa di straordinario.
Ogni
aspetto è curato in maniera maniacale, si vedeva lontano
un miglio che i Satyricon aspettavano questo concerto da
molto, molto tempo. La presenza scenica di Satyr e dei
guests alle chitarre (A.O Gronbech, e Steinar Gundersen
degli Spiral
Architect) e basso (Lars Norberg, sempre dagli
Spiral
Architect) è da vendere e i nostri riescono a
catturare gli sguardi di ogni presente. Ottimo l'effetto
visivo e sonoro di fiammate ed esplosioni varie, anche se,
almeno stando in prima fila, facevano alzare un pò troppo
la temperatura.
Tornando
a parlare della scelta dei brani per la scaletta, se i 2
gruppi precedenti hanno difettato nella scelta dei brani,
ai Satyricon non gli si può proprio rimproverare nulla,
dato che hanno suonato almeno un brano da ogni loro album,
fatta eccezione per l'EP Intermezzo II. Il concerto
prosegue alternando momenti più epici e fieramente 'nordici',
grazie a brani come "The Night Of The Triumphator"
(tratta dallo Split con gli Enslaved The Forest Is My
Throne/Yggdrasil) o "Hvite Krists Død" (tratta
da The Shadowthrone), ad altri più moderni e dal flavour
punk o thrashy ("Fuel For Hatred e "Rapined
Bastard Nation", tratte dal discusso Volcano).
Ad
un certo punto del concerto, Satyr ha pronunciato questa
frase: "this song is about killing everyone, it's
about grinding the filth", ed il sottoscritto, come
decine di migliaia di altri ragazzi, si è lasciato andare
ad un forsennato headbanging. L'esecuzione di questa
canzone, tratta dal capolavoro Rebel Extravaganza, è
stata perfetta: Satyr riusciva a scaricare con estrema
facilità il suo odio su tutto il pubblico. E' come se
qualcuno avesse premuto un interruttore lasciato spento
fino a quel momento; durante quella song le urla ed il
pogo sotto il palco ha raggiunto picchi veramente alti;
tutto ciò è inusuale, dato che i concerti black metal
vengono veduti senza fare il minimo passo e con le braccia
conserte.
Un
altro merito che va senz'altro dato ai Satyricon è quello
d'esser riusciti a mantenere alto l'interesse della gente
e il non aver mai perso il feeling, pur suonando brani che
centrano poco l'uno con l'altro. Si è passati, in tutta
tranquillità, da brani allegri e divertenti come "Fuel
For Hatred" ad altri tipicamente black metal come
"Forhekset". In teoria, l'unico rammarico
sarebbe la mancanza di brani come "The Dawn Of New
Age", "Nemesis "Divina" o "Du Som
Hater Gud", ma i Satyricon non hanno suonato quei
brani, come tanti altri, solo perché la band black metal
più plagiata di sempre doveva salire sul palco: i Darkthrone.
Erano
anni che l'organizzazione del Wacken Open Air cercava di
portare la band di Fenriz e Nocturno Culto al festival, da
headliner, ma i 2 hanno sempre rifiutato. Nocturno Culto,
però, quest'anno ha cambiato idea, per la fortuna di
tutti i presenti.
Il
palco si svuota, Satyr e compagnia spariscono. Si spengono
le luci. Parte l'inizio di "Kathaarian Life
Code", tratta dal primo di una lunga serie di
capolavori della band ed i brividi provati per migliaia di
volte, al calduccio della cameretta, si materializzano
anche a Wacken, in una calda serata d'Agosto, con più di
30.000 persone attorno. Si accendono le luci, riappare
Nocturno Culto (con un fantastico giacchettino da
pescatore) al centro del palco, con il fido Satyr alla
chitarra. Parte "Kathaarian Life Code" ed è
magia. Si, perché il sound è quello che non ti aspetti,
gelido, brutale ed incazzato come su disco. Frost alla
batteria non sfoggia tecnica, pensa a fare soltanto più
chiasso che può, suonando furiosamente, idem gli altri,
che si scatenano come pazzi. Del resto, una canzone come
questa l'avranno ascoltata milioni di volte anche loro e
si vedeva lontano un miglio che erano mossi da passione.
La seconda canzone è tratta da Panzerfaust; "The
Hordes Of Nebulah", in grado di materializzare tutte
le sensazioni morbose provate durante i ripetuti ascolti.
Solita esecuzione da manuale.
Nocturno
Culto non ha esperienza in fatto di concerti e si vede; si
muove molto poco, è un po' impacciato e sicuramente molto
teso nel trovarsi davanti a così tante persone. Ma
l'impegno nel cantare non è mancato, anzi.
Una
piccola pausa per dedicare l'intero concerto al leader dei
Bathory ed alla sua musica, da cui i Darkthrone tanto
hanno preso. Quorthon, purtroppo, poco teempo fa ha posto
fine alla sua vita e i Satyricon con Nocturno Culto non
potevano omaggiarlo in un modo migliore.
Poco
dopo, si ripartiva con la song che forse, più di tutte,
il pubblico attendeva: "Transilvanian Hunger".
E' davvero strano andare a commentare una canzone del
genere. Sembrava un concerto dei Maiden: praticamente
tutti i presenti accompagnavano Nocturno durante la
canzone e una cosa del genere non te l'aspetti, ad un
concerto di misantropico, grim e frostbitten Black Metal.
Comunque, nonostante il clima molto poco frostbitten,
nonostante un pubblico tutto tranne che misantropico, si
è respirato del vero, grande ed inquietante black metal.
Con
il cervello e la testa ormai chissà dove, perso
nell'estati, ho assistito ad "Under a Funeral Moon".
Il copione è identico ai precedenti. Quattro canzoni,
tranne da quattro capolavori della band. Trenta minuti per
un concerto più unico che raro.
Il
palco si svuota, salgono nuovamente i Satyricon con
Nocturno pronto a ricambiare il favore, imbracciando la
chitarra e cantando nei cori; il brano eseguito dai
Satyricon è "Mother North". L'esecuzione è
stata perfetta, almeno credo. In quel momento, con la
testa, io ero altrove.
Shub
Niggurath
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