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Premetto
innanzi tutto di non poter fornire informazioni sulla band, oltre il nome
dei componenti, e gli strumenti suonati, per motivi di sicurezza del mio
pc. Infatti appena ho selezionato il link del gruppo, al quale si rimanda
nell’interno del CD, il computer ha iniziato richiedermi di scaricare un
software per visualizzare meglio i siti degli utenti che si appoggiano ad
un tale server, scatenando l’ira dei miei antivirus e firewall. Capirete
che ho preferito lasciare stare tale viaggio interattivo…così
accontentatevi di sapere che gli Aenigma sono cinque ragazzi, Valerio
(voce), Michele (chitarre – tastiere), Gianni (chitarra ritmica –
seconda voce), Emerico (basso) e Andrea (batteria – seconde voci). Il
demo in questione, se si presenta senza fronzoli all’esterno (custodia
slim, booklet solo a fronte in 3 colori) appare sicuramente di più
complicato approccio al suo interno. Devo ammettere che mi aspettavo, per
via del nome che ricorda vagamente il disco dei Tool “Aenima” e la
grafica simil Alex Grey, con una figura umana invasa da raggi azzurri, un
demo sulla scia della band di Maynard e soci, magari un po’ più
metallaro, ma con gli stessi intenti rock-metafisici. Del resto anche i
titoli delle tre tracce, lasciavano intravedere tali fonti
d’ispirazioni. Invece, ohibò, inserisco l’universale formato audio
nel mio lettore…e cosa ne esce fuori? Una mistura di metal
prog-space-qualcos’altro, un disco a metà strada tra i Dream Theater, i
Voivod (di Killing Technology) e gli Opeth. A questo punto voi
esclamerete: miracolo! In Italia è nata una stella! E qui casca
l’asino! Infatti se le premesse per ben figurare ci sono tutte, a
partire dalla perizia tecnica dei musicisti, quello che manca è, come
dire…proprio l’aenima! Che aenigma! Le tre song rimangono infatti
assai fredde dopo i primi ascolti (e anche dopo i secondi), proprio come
mi succede quando ascolto i dischi di Petrucci & Co. (e vai con gli
insulti!). Bella cavalcate che si intrecciano in trame complicate, canzoni
che nascondono in 10 minuti, riff che riempirebbero un album di Paolo
Meneguzzi, bei soli di chitarra, basso e pure batteria! Tuttavia nè
un’atmosfera accattivante, né una melodia che rimanga in testa. Né
soprattutto (e questa è la vera nota dolente) uno spunto della voce che
sappia metterti i brividi, che sia capace di farti cantare con lei, che
sappia colpirti allo stomaco. Il mio giudizio finale deve quindi essere (a
malincuore) quello, se non di una bocciatura, di (come si faceva ai miei
tempi!) un “rimandati a settembre”. Tuttavia, poiché siamo già ad
Ottobre e non mi va di aspettare un intero anno per risentire i cinque
simpatici ragazzi, diciamo che li aspettiamo con fiducia al Mercato
Invernale di Riparazione, per usare un’altra metafora!
Matthew
Hopkins
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