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TORI AMOS "Fade To Red" (Rhino/Wea) 2006 |
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DVD 1:
1. Past the Mission DVD 2:
1. Caught a Lite Sneeze |
I greatest hits formato audiovisivo sono spesso più graditi di quelli normali: anche Fade To Red non fa eccezione e ci risulta essere una preziosissima raccolta per ripercorrere attraverso quasi tutti i videoclip la carriera della nostra Tori dagli esordi ad oggi, ossia dal lontano 1992 al 2005. Mancano infatti all’appello quattro videoclip: “Strange Little Girl”, “Jackie’s Strength (Remix)”, “Glory Of The 80s” e “Mary” (quest’ultimo un semplice sunto di video precedenti), e volendo potremmo anche contare “The Big Picture”, che manca per forza dalla raccolta essendo pre-1992 e del periodo Y Kant Tori Read. Ad arricchire il tutto, oltre ai due bonus video di “Professional Widow (Remix)” e “Cornflake Girl (UK Version)” nonché la possibilità di ascoltare il greatest hits senza le immagini (se vi era sfuggito il best of, “Tales Of A Librarian”), c’è il commento di Tori Amos a narrarci ispirazione e realizzazione delle singole pellicole. Vediamo di soffermarci anche noi sulle tappe più importanti presentando il materiale che questo DVD offre scomodamente in ordine cronologico sparpagliato. Past the Mission: Tori passeggia per I campi tenendo per mano due bambine, entrando in un paesino (con tutto lo sfondo del nostro profondo sud) dove le si accodano le genti del posto. Il corteo si ferma quando un giovane prete si para dinnanzi a Tori: dopo un momento di stasi tutti si coricano sulla via per lasciarlo passare. Sono tutti seri e vestiti in bianco o in nero. Oltrepassato il paese entrano di nuovo nella campagna, ed appaiono tutti più felici. Peccato che Trent Reznor, al cui ritornello ha prestato voce, non sia comparso. Crucify: Un’elegantissima Tori si muove sinuosamente attraverso inquadrature multiangolari che la ritraggono in tutta la sua bellezza mentre suona il piano o, semplicemente, canta danzando. In intramezzo, una cascata d’acqua che si schianta dall’alto in una vasca, nella quale la Amos si immerge e si infradicia. Jackie’s Strength: Un omaggio femminista alla famiglia Kennedy in bianco e nero che vede Tori Amos vestita da sposa percorrere le vie di una città in taxi, assistendo dal finestrino a scene di vita critiche vissute dalle donne. Ad un certo punto il taxi si ferma per far scendere Tori, che corre incontro ad una ragazza – sempre lei - e fa volare via il suo velo dal capo. A Sorta Fairytale: Adrien Brody è una testa su un avambraccio, Tori Amos una testa su una mezza gamba: i due sembrano attratti ma lui la deride perché il suo piede presenta un secondo alluce al posto del mignolo. Lei allora scappa via ferita e si butta sulla spiaggia, dove lui pentito la raggiunge ed il potere delle loro effusioni farà crescere dai singoli arti di entrambi il corpo umano per intero. Sicuramente, uno dei video più belli e significativi. Winter: le candide mani di Tori danzano attorno a quelle di giovani fanciulli, spostandosi attraverso bianchi ambienti quadrangolari per poi fermarsi a suonare il piano mentre la natura di accascia sotto la brina dell’inverno. Improvvisamente il bianco si tramuta in nero, ma la conclusione vede il bianco predominare nuovamente. Spark: in un bosco autunnale coperto di foglie morte dove pare l’abbiano abbandonata da poco da una macchina nera, bendata e legata Tori Amos vaga spaesata mentre un altro individuo le si aggira intorno. Giunta in prossimità di un fiume tenta di attraversarlo: quando pare che stia affogando riesce invece a scoprirsi gli occhi e riemerge correndo via, riuscendo a trovare la strada principale dove ferma una macchina per chiedere soccorso. Questo le verrà negato, e lei si ritroverà completamente sola lasciando. L’ultima immagine è del cadere di una goccia di sangue dalle sue mani all’asfalto. Un tormentato video per rendere intensamente l’alone di irrequietezza in cui l’artista stava vivendo. Sleeps with Butterflies: a cingere colori in tonalità cremisi e artificiosissimi fiori ci sono varie proposte di una statica Tori Amos che canta leziosamente e tutta ingioiellata. Dopo aver sfoggiato tutta la sua vanità materialistica, cambia veste in un sottogenere di Madre Natura e trattiene in una bolla invisibile una bruttissima farfalla fatta al computer. Una conclusiva scritta ci tiene a ricordare che il tutto è stato ispirato dall’artwork di Aya Kato. Insipido video per insipida canzone. Corkflake Girl (USA Version): in stile Thelma & Louise, con la sua nota espressione beffarda Tori Amos sta alla guida di un camioncino che, con un gruppo di ragazze irrequiete, percorre un fittizio deserto e ad un certo punto si ferma accanto ad un aitante autostoppista. Il gruppetto danza così in un girotondo all’interno del quale il giovanotto sta cuocendo in un calderone. In intermezzo, immagini di Tori sulle giostrine di uno spurio parchetto per bambini e scene delle ragazze che fanno le spavalde tra loro. Hey Jupiter: mentre una bambina corre per le stanze di un appartamento dagli interni tutti in legno divorato dal fuoco, come una perfetta dea vulcanica (Pele, appunto) in versione moderna Tori Amos se ne sta isolata, seduta ed impassibile, quasi indifferente. Quando la bambina la trova, la prende per mano e la porta fuori dall’edificio che i pompieri stanno cercando di spegnere. Intanto che la folla radunata punta gli sguardi alle fiamme, al sicuro in un’automobile ferma davanti all’edificio Tori riporta la mente alla solitudine in cui si trovava presa poc’anzi. Silent All These Years: il tema portante di “Little Earthquakes”, coi suoi sfondi bianchi e Tori vestita di azzurro, toccava “Winter” come ora tocca “Silent All These Years”, dove troviamo Tori rotolante nel quadrato aperto della copertina dell’album e giocare con dimensioni e geometria. Ad un certo punto l’inquadratura si fissa su un’apertura quadrata dietro alla quale fanno capolino il viso di Tori, un bambino e vari oggetti, tornando poi a privilegiare in chiusura lei che canta con null’altro attorno. L’effetto del movimento è fuori fuoco e a scatti, mentre il bilanciamento cromatico alza la luce sul bianco e sull’arancione. Caught a Lite Sneeze: per quanto riguarda il visionario e l’apparenza di illogicità restiamo in territori noti a “Cornflake Girl”: molto presente tornano ad essere l’acqua ed il cielo in tutte le loro forme, a fare da sfondo a oggetti e persone in movimento ed incostante mutazione mentre le inquadrature capovolgono gli ambienti sottosopra e rendendo piuttosto complicato la descrizione di una possibile trama o, comunque, di una possibile situazione predominante. Il risultato finale è comunque degno di una canzone che, per la Amos, rappresenta una punta di diamante. 1000 Oceans: i giorni passano mentre Tori Amos, in una prigione di vetro nel bel mezzo di una metropoli, assiste tristemente alle scene che avvengono al di fuori (da chi aspetta qualcuno sotto la pioggia ad uno scontro armato di giovani manifestanti contro la polizia), e se dapprima tutti gli occhi erano puntati su di lei, col tempo nessuno le bada più, tranne forse l’ultima famigliola negra in chiusura del video. God: il tema portante è il rituale in tutte le sue forme: dalla cerimonia di una messa ebrea a festini con danze e serpenti, da semplici abitudini come la depilazione femminile alla pratica ascetica dell’autolesionismo, e di tanto in tanto Tori appare china su un cero o seduta a giocare con dei topi in espressione beffarda. Bliss: un collage di molti spezzoni di Tori Amos sul palco, nel backstage e di inquadrature sul pubblico, metà a colori e metà in bianco e nero. China: lungo un lido ghiaioso la nostra onnipresente cantautrice si sposta e si accovaccia, mentre il mare ora burrascoso ora calmo asseconda il ritmo del bel pianoforte di pietra che lei va a suonare. Altro ospite del video è un vecchio signore che erige una costruzione di pietre sullo stesso lido e nel quale lei va, in conclusione, ad infilarvisi sino alla vita. La tecnica di ripresa video è la stessa di “Silent All These Years” (movimento fuori fuoco e a scatti), ma in generale non è certamente tra i clip più memorabili. Raspberry Swirl: si apre il sipario sul ritmo dance della canzone che Tori balla freneticamente in mezzo ad altre persone, quando la sua attenzione è rapita da un uomo catatonico e da un ragazzino che la proietta in un altro contesto, ritrovandosi ad una lunga tavolata ove le bambine presenti –tutte identiche fra loro- giocano a lanciarsi il cibo. Alla fine restano solo più Tori ed il ragazzo che si piegano in un inchino mentre il rosso sipario cala sullo schermo. Talula: la nostra donzella è chiusa in un’area antisettica all’interno di una zona industriale ed una dottoressa la visita con un collega (che queste parole non lascino però spazio alla fantasia, perché di sensuale questo video non ha proprio nulla ed è anzi abbastanza bruttino) per sottoporla forse a qualche esperimento. Dopo fugaci comparsate di una banda di trombettisti e di una trapezista, con l’ausilio di una fiamma ossidrica Tori esce dal quadrato per andare a suonare il pianoforte, rinchiuso anch’esso in quattro teloni di plastica. I due dottori ripiegano così sulla trapezista. Sweet The Sting: l’estrazione giamaicana di questa ballata ben si incastra con le immagini di Tori che suona l’organo elettrico attorniata da un coro di negri, pare in preparazione dell’esecuzione del brano poi dal vivo. Pretty Good Year: in una stanza piena di sole e senza mobili Tori se ne sta rannicchiata su una poltrona bianca, portando la mente ad immagini di lei che guarda il suo uomo dormire, rotolando poi nel quadrato ricorrente di “Little Earthquakes”. All’esplodere della chitarra elettrica nella canzone, Tori improvvisa un balletto con altri ragazzi che la riportano poi sulla poltrona. Professional Widow (Remix) [Bonus Video]: avevamo già parlato della bizzarria di fare il video del remix anzichè della versione normale, in ogni caso come video non presenta novità: la pellicola è un collage delle sequenze più caratteristiche di precedenti video. Riconosciamo “Cruficy”, “Silent All These Years”, “Cornflake Girl (UK Version)”, “Caught A Lite Sneeze” e “Pretty Good Year”. Cornflake Girl (UK Version) [Bonus Video]: sequenze visionarie e simboli apparentemente sconnessi si intrecciano in una dimensione dispersiva, ricordando la Dorothy de “Il Mago di Oz” che viene risucchiata dal tornado che le porta via la casa. Dorothy/Tori Amos dopo aver vagato nell’aria polverosa si trova intrappolata in una grande tela di ragno, mentre tutto continua a librare caoticamente nell’aria. Un bizzarro video per un bellissimo brano.
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