Discografia:

-Job (2001, Fridge)

-Cuckoo Boohoo (2004, Urtovox)

Già il primo album "Job" aveva messo in mostra buone qualità, il secondo "Cuckoo Boohoo" ha infine confermato che quello degli A Toys Orchestra è un nome da tenere d'occhio all'interno del panorama Indie nazionale. Abbiamo scambiato qualche battuta con la polistrumentista Ilaria D'Angelis.

Il 2004 è stata un’annata importante per gli A Toys Orchestra, ti andrebbe di farne un piccolo bilancio ? Ti aiuto: avete registrato un ottimo disco, l’avete pubblicato per un’etichetta che sa il fatto suo, si fa un gran parlare attorno al vostro nome… Dall’esterno pare abbiate vissuto parecchi momenti positivi quest’anno, confermi ?
(Ilaria D’Angelis) Non potrei che confermare, è stato un anno pieno di soddisfazioni e in verità siamo anche noi molto sorpresi dei risultati, hanno superato le aspettative e non potevamo che sperarlo, perché abbiamo lavorato molto a quest’ album. Diciamo che il 2004 ha concatenato una serie di situazioni positive per …a Toys Orchestra, l’ incontro con Urtovox soprattutto e con Locusta, con gli Alpha Dept Studios e anche con Fabio Luongo, poi, chiaramente, l’inaspettato presentarsi di un così consistente numero di concerti e l’ ottima risposta del pubblico a questi.

Com’è maturato il vostro approdo su Urtovox ? Tra le giovani etichette indipendenti italiane è senza dubbio una delle più quotate e professionali, siete soddisfatti del lavoro che sta svolgendo ?
(I.D.) L’ approdo è avvenuto semplicemente con una demo, continuato poi come costruttiva collaborazione. E’ maturato soprattutto come rapporto personale, di amicizia, con Paolo, lui è Urtovox e il lavoro che svolge per i suoi gruppi va ben oltre la soddisfazione, Paolo lavora ad ogni suo progetto con la medesima passione dei musicisti stessi delle band. Per noi è il sesto toy.

La cosa che mi preme sottolineare è che la Urtovox è distribuita da Audioglobe, il che garantisce a “Cuckoo Boohoo” una reperibilità nettamente superiore alla media delle produzioni indipendenti italiane. Spesso capita che i dischi di giovani realtà nostrane siano di difficile reperibilità a causa di distribuzioni deficitarie o praticamente inesistenti, il vostro invece può essere acquistato facilmente e senza troppi patemi d’animo: mi sembra un ottimo punto di partenza per incrementare la vostra popolarità, non credi ?
(I.D.) Chiaramente per la vita stessa di un disco fondamentale è la diffusione delle copie. Audioglobe è uno dei più efficaci distributori italiani indipendenti e, nonostante le difficoltà di reperibilità che continuano a sussistere nel mercato italiano, ci sentiamo in una buona posizione.

Cosa puoi dirmi della promozione estera riservata al vostro nuovo lavoro ? So che Urtovox ha rapporti con la Glitterhouse per queste cose…
(I.D.) Si sono appena viste le prime recensioni d’ oltralpe. In questi stessi giorni Urtovox e Locusta stanno definendo i termini della promozione estera sia per quanto riguarda la distribuzione sia per il tour. Il tutto dovrebbe essere operativo per ottobre.

La realizzazione tecnica di “Cuckoo Boohoo” è stata praticamente opposta a quella del vostro esordio “Job”, che avete registrato praticamente tutto da soli. Quali sono secondo te i pro e i contro delle due situazioni ?
(I.D.) Opposta non direi. Quando dico che abbiamo lavorato molto a quest’album voglio dire che tra “Job” e “Cuckoo Boohoo” intercorrono tre anni e noi abbiamo lavorato molto innanzitutto a maturare ed appropriarci delle nostre influenze, perché la musica fosse veramente la nostra. Abbiamo sperimentato e osato di nuovo, ma in maniera diversa, questa volta arrendendoci al fatto che certe canzoni nascono pianoforte e voce per restare tali, dando soprattutto ascolto a ciò che il pezzo stesso richiedeva, o rifiutava, quasi questi vivesse di una vita propria. Opposto è sicuramente il fatto che se prima eravamo maggiormente concentrati sulla destrutturazione stilistica, ora lo siamo più sulla melodia, ma comunque ancora una volta abbiamo voluto assolutamente preservare e sottolineare l’amore per l’aspetto immediato, spontaneo della musica, già mostrato in “Job”. Per questo “Cuckoo Boohoo” è stato registrato in dieci giorni e non ce ne sarebbe voluto uno in più, la fotografia di un istante del nostro percorso musicale. Un’opera di produzione supermeticolosa avrebbe sicuramente rischiato di falsare l’emotività dei pezzi.

Nei testi del vostro ultimo lavoro uno dei temi ricorrenti è il flusso del tempo, come vi rapportate ad esso ?
(I.D.) Non nella maniera autocommiserativa di chi è dedito solo a piangersi addosso, ma solo di chi è innamorato dell’unicità di ogni istante di una vita, e si sa che l’amore a volte può diventare triste e nostalgico, una specie di malattia che ti porta in alto, in basso e di nuovo in alto… e in basso…

Il discorso potrebbe essere ampliato parlando di come vi rapportate al vostro passato. Se ripensate agli A Toys Orchestra di tre anni fa vedete qualcosa di molto diverso da ciò che siete oggi ? Non intendo musicalmente/tecnicamente, quanto le vostre idee, il vostro modo di porvi nei confronti della musica…
(I.D.) Quando abbiamo cominciato insieme il progetto, nel 97/98, eravamo poco più che un gruppo di adolescenti a cui piaceva suonare rock ‘n roll. Il nostro rapportarci alla musica è cambiato gradualmente, di pari passo al modo di rapportarci alle nostre vite, abbiamo cioè dovuto arrenderci al fatto che la musica era quello che volevamo fare “da grandi” e abituarci ancora a che questo causasse non poca sorpresa nelle persone che ci sono intorno.

Mi è capitato di leggere alcune dichiarazioni in cui vi dicevate contrari alla tecnica strumentale accademica e fine a sé stessa. Sei d’accordo se dico che è inutile suonare solo per dimostrare al mondo quanto si è precisi e veloci, se poi non si hanno idee da comunicare o emozioni da esprimere ?
(I.D.) Suonare uno strumento è diverso da fare musica. Diversamente la musica non la si può imparare, si può imparare a capirla, credo, andando alla ricerca di una concezione creativa che vada al di là del meccanico concatenare parti, sovrapporre arrangiamenti, che veda cioè la dimensione stessa del pezzo, dell’album, cosa chiede, cosa rifiuta cosa lascia vedere di noi.

Le difficoltà strutturali e logistiche che incontra chi prova a fare musica di un certo tipo un po’ in tutto il sud Italia sono risapute, tuttavia ultimamente abbiamo assistito a qualche piccolo segno di vita: pensi che le cose stiano lentamente cambiando o è solo una piccola illusione ? Un disco come “Cuckoo Boohoo” dimostra che l’impegno e la voglia di fare alla fine pagano, se alla base ci sono buone idee…
(I.D.) Da quaggiù bisogna stare molto attenti a non lasciarsi illudere dal fatto che le cose stiano oggettivamente cambiando. Stiamo parlando infatti ancora di fenomeni localizzati, di centri in cui si sta inaspettatamente radicando, ancora giovane, un interesse, un avvicinamento ad una cultura musicale che prescinde il mainstream, dove radio, festival, stampa (cartacea e web), promuovono a livello locale gruppi, etichette, filoni musicali di scena nazionale ed internazionale. Ma è ancora una realtà frammentaria e, come dicevo prima, da quaggiù guardiamo tutto ancora da molto lontano. Infatti il lavoro live che viene proposto oggi ad un gruppo, e che del gruppo è la vita stessa, si svolge soprattutto nella zona centro-nord della penisola e questo causa difficoltà pratiche che possono compromettere l’attività di promozione che è di rito per un disco e per cui magari in altre nazioni nessuno deve scomporsi più di tanto. Sembra strano ma la distanza fisica è ancora distanza. Di fatto l’unica maniera veramente valida di promuovere la propria musica in Italia resta ancora “suonare, suonare, suonare”.

Che obiettivi vi prefiggete di raggiungere in questo 2005 ?
(I.D.) Concludere la tournèe per fine anno con i concerti all’estero e tornare al lavoro di studio: “suonare, suonare, suonare”.

Siamo alla fine: c’è altro che ti andrebbe di aggiungere ?
(I.D.) It’s only rock ‘n’ roll, but I like it!

Tony Aramini

www.atoysorchestra.com