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Nati nel 1998 in un paesino vicino
Modena, i Browbeat stanno velocemente diventando una delle realtà
più interessanti nell’ambito Hardcore-Metal italiano e
internazionale, grazie soprattutto al loro recente contratto con
la Copro records che, con la pubblicazione dell’album
“Audioviolence” (uscito lo scorso anno), li ha visti da
subito entrare a far parte del vasto panorama musicale europeo.
Ne parliamo con il chitarrista Alberto in occasione del loro
concerto tenutosi di recente a Salerno:
Parlami di Audioviolence: ci sono
stati dei cambiamenti sostanziali rispetto al vostro album
d’esordio?
(Alberto
Gualdi) Beh si, diciamo
che ci siamo un po’ allontanati dalle sonorità del vecchio
album: innanzitutto è un lavoro molto più crossover, abbiamo
inserito delle parti melodiche anche se la ritmica e la violenza
è sostanzialmente la stessa.
Avete
da poco ottenuto un contratto con la Copro records: com’è
stato incidere per un’etichetta così affermata nell’ambito
hardcore per voi che provenite da una scena decisamente più
“underground”?
(A.G.)
Innanzitutto ci ha fatto conoscere all’estero (la Copro viene
distribuita tipo in 40 paesi), il che ci ha permesso e ci
permetterà di fare concerti in mezza Europa e forse oltre, cosa
che ci concederà di viaggiare e di fare molte esperienze.
Ovvio, noi con la nostra musica non ci viviamo, nemmeno ci
sopravviviamo, e non so se ci riusciremo mai a farlo, ma penso
che comunque sia la cosa meno importante in questo ambiente, e
per me va più che bene così.
“Audioviolence”
è stato prodotto da Dave Chang (Stampin’Ground, Earthtone9) ,
com’è stato lavorare con lui? Ha influito in qualche modo nel
vostro “cambiamento” di stile?
(A.G.) No
no, assolutamente, con Chang ci siamo trovati più che bene,
penso che non avremmo potuto trovare di meglio: è stato molto
attento alle nostre scelte e ci ha lasciato la più completa e
totale libertà.
Il
sound del vostro primo album ricorda molto quello di band come
Biohazard e Hatebreed: rientrano nel vostro background musicale?
(A.G.) Mmm…io
personalmente ascolto più roba come Sick of it all o Vision of
disorder, anche se nel gruppo tutti abbiamo gusti abbastanza
diversi, che spesso sono difficili da far confluire in un unico
genere. Comunque apprezzo queste due band, anche se musicalmente
penso siamo molto più vicini ai Biohazard piuttosto che agli
Hatebreed.
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Nei
vostri testi è presente spesso un certo impegno politico e
sociale.Vi considerate una band “politica”?
(A.G.) Beh
no, la nostra musica è semplicemente espressione di noi stessi
in tutto e per tutto, e quindi è ovvio che i nostri testi
rispecchino il nostro punto di vista su vari argomenti; noi non
vogliamo assolutamente imporre le nostre idee, cioè, sono
nostre e ognuno è libero di disprezzarle o condividerle come
gli pare. Noi non siamo una band “politica”, anche se nel
nostro piccolo cerchiamo di fare qualcosa: per fare qualche
esempio facciamo parte di un’associazione chiamata Ekidna (www.ekidna.org),
che va molto nel sociale, cioè si occupa della salvaguardia
dell’ambiente, dei diritti degli animali e di cose del genere;
il 21 gennaio poi faremo un concerto in un canile dalle parti
nostre…insomma diciamo che siamo abbastanza attivi da questo
punto di vista, o almeno ci proviamo.
Avete
di recente sostituito il vostro vecchio batterista (Andrea
Cavani) con un batterista decisamente molto più giovane (Andrea
Tabaglio). A cosa è stata dovuta questa scelta? Avete avuto
qualche problema relativo ad essa?
(A.G.) No
assolutamente, penso che non avremmo potuto trovare di meglio;
Tabby è davvero un mostro sulla batteria, e sin dall’inizio
ci siamo trovati benissimo con lui. Quando l’abbiamo sentito
suonare la prima volta non siamo stati a guardare l’età (16
anni), visto che nella band convivono quattro generazioni e di
certo non è un problema, anzi. Certo, forse non avrà
esperienza, ma ripeto che è stata una fortuna conoscerlo. Con
il vecchio batterista abbiamo passato gran parte della nostra
carriera, era come un fratello per noi e di certo non lo
dimenticheremo mai, ma ci sono state molte divergenze che hanno
fatto si che si allontanasse dal gruppo.
Cosa
ne pensi della scena hardcore italiana, con molti gruppi che
stanno iniziando a farsi strada nel panorama europeo e mondiale,
quali Cripple Bastards o De crew?
(A.G.)
Diciamo che siamo un po’ ‘fuori’ da quest’ambito, anche
se a dir la verità non penso ci sia una vera e propria ‘scena
hardcore’ in Italia… Ognuno va un po’ per la sua strada,
sia per egoismo che per altro, e questo rende la situazione
molto frammentaria.
Egoismo
in che senso?
(A.G.) Beh,
prendiamo ad esempio i Cripple Bastards che tu mi hai appena
citato: loro hanno una strada a parte, e seguono sempre e solo
quella e tutto ciò che vi è connesso, questo fa sì che si
isolino un po’. I de crew li conosco di vista ma anche per
loro penso che valga lo stesso discorso fatto con i CB.
western federal credit unionQuesta
è la seconda volta che venite a suonare a Salerno: come vi
trovate a suonare nel meridione? Che accoglienza avete ricevuto?
(A.G.) Ci
troviamo benissimo, qui il pubblico è molto più caldo che da
altre parti, forse perché non ci sono molti eventi di rilievo,
ma comunque ogni volta riceviamo sempre un’accoglienza
grandiosa, ad ogni concerto c’è sempre gente che poga, che fa
stage diving o cose simili; io personalmente preferisco suonare
sempre in locali piccoli nonostante tutti i problemi che questo
comporta, perché credo che il contatto diretto con il pubblico
sia una cosa fondamentale per un musicista e soprattutto per chi
fa questo genere di musica.
Progetti
futuri?
(A.G.)
Abbiamo un sacco di materiale nuovo, praticamente metà album già
fatto, e speriamo di poter pubblicare il tutto a breve. Abbiamo
ricevuto molte offerte interessanti, dovremo decidere se
rimanere con la Copro oppure vedere quale soluzione si adatta di
più a noi, staremo un po’ a vedere. Intanto il mese prossimo
partiremo per un tour in Inghilterra insieme a Stampin’ Ground
e Kill II This.
Hai
qualcosa da dire per concludere quest’intervista?
(A.G.)
Grazie di tutto, per avermi dato occasione di parlare e di
comunicare queste cose.
Asdomar
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