Discografia:

-The End Of The Beginning (Revive, 2002)

-All Is Violent All Is Bright (Revive, 2005)

-A Moment Of Stillness EP (Revive, 2006)

 
English version

“A Moment Of Stillness”, nuovo EP degli irlandesi God Is An Astronaut, si è dimostrato una delle poche uscite recenti meritevoli d’interesse in ambito post-rock, genere che ormai da qualche tempo sta vivendo un poco felice momento di ristagno. L’occasione si è rivelata quella giusta per approfondire un po’ la conoscenza del marchio grazie alle risposte di un disponibilissimo e loquace Niels, bassista/chitarrista della formazione.

Da che ambienti (musicali o non) provenite e come vi siete ritrovati a suonare insieme ?
(Niels) Tutti e tre abbiamo iniziato a suonare quando eravamo ancora ragazzini. Torsten (voce, chitarra, tastiere nda.) ed io siamo fratelli gemelli, ed abbiamo militato insieme in diversi gruppi rock sin dai primi anni novanta; verso la fine di quel decennio abbiamo anche suonato musica dance ed elettronica. Tutto il nostro passato musicale influenza in qualche modo quel che suoniamo oggi. Come God Is An Astronaut nasciamo ufficialmente nel 2002; Lloyd (batteria e synth nda.) si è unito alla band nel 2004: lo conoscevamo dall’inizio dei ’90, ma ci eravamo persi di vista per quasi dieci anni.

Iniziamo ad analizzare “A Moment Of Stillness” partendo dal formato: come mai avete deciso di rilasciare un EP ?
(N.) Scrivere un album è un processo piuttosto lungo per noi. E’ difficile venirsene fuori con una collezione di canzoni che stanno bene insieme, se sono state scritte e registrate in un arco di tempo piuttosto lungo. I pezzi dell’EP sono stati composti ed incisi più o meno uno dopo l’altro, così funzionano bene nel loro complesso; poi è divertente pubblicare qualcosa tra un album e l’altro, così la gente resta interessata a noi!

Come vedi “A Moment Of Stillness” rapportato al precedente album “All Is Violent All Is Bright” ?
(N.) L’album è più intenso dell’EP. Lo scrivemmo sullo sfondo di un conflitto, il titolo dunque è una visione cinica sulla politica mondiale, la scienza, la guerra, etc… (per “From Dust To The Beyond” è stato inoltre girato un videoclip sugli orrori della guerra, nda) Le canzoni più che politiche in senso stretto sono una reazione emotiva a quel che vediamo, suppongo si possano definire come la colonna sonora del mondo visto attraverso la nostra prospettiva. L’EP invece è più riflessivo: volevamo fare qualcosa che fosse più ‘pacifico’, un cambio d’atmosfera rispetto all’album.

Finora avete composto brani strumentali, privi di cantato: credete che prima o poi questo sarà aggiunto?
(N.) Abbiamo suonato in molti progetti musicali che avevano la voce come elemento predominante, coi i God Is An Astronaut invece volevamo semplicemente suonare la musica che più ci piace, le parti vocali non erano importanti. Non nutrivamo aspettative nei confronti dell’industria musicale, come vendere un milione di dischi o qualunque stronzata del genere, volevamo semplicemente goderci di nuovo il processo creativo della musica e pubblicare il tipo di dischi che compreremmo noi stessi spontaneamente. La cosa più importante è riuscire a proiettare noi stessi, le nostre emozioni, all’interno della nostra musica, senza costruire false immagini su chi siamo. Non ci interessa se questo ci porti a dare certe cose per scontate, finché noi rimaniamo onesti.

A differenza di gruppi come gli islandesi Sigur Rós o le Amina, il vostro sound nasce da una strumentazione "standard", senza cioè il supporto di tecniche alternative come per esempio, nel caso dei Sigur Rós, l'archetto utilizzato per suonare la chitarra elettrica. O almeno questo pare non trasparire con evidenza. Se quanto ho detto non è sbagliato, pensate di evolvere in qualcosa di più sperimentale in questo senso ?
(N.) L’idea dell’archetto è in giro già dagli anni ’60, lo usava Jimmy Page ad esempio. Non penso sia rimasto qualcosa di davvero sperimentale ancora da provare. Su alcune canzoni usiamo un capotasto per il basso che tiene premute alcune corde, come ad esempio nel caso dell’arpeggio di basso di “A Moment Of Stillness”, che è in uno stile piuttosto atipico. Per il resto preferiamo fare esperimenti coi suoni, come ad esempio registrare sintetizzatori attraverso amplificatori in overdrive. Essere sperimentali non è la nostra principale aspirazione: gli stili cambiano e invecchiano in continuazione, la musica ben scritta supera la prova del tempo. Il nucleo melodico delle canzoni è la cosa più importante.

Dato che i brani sono strumentali, e quindi privi di liriche, riesce difficile gettarsi in una possibile interpretazione: potreste spiegarci la scelta dei titoli degli album ?
(N.) I titoli dei pezzi dovrebbero dare indicazioni sul tipo di emozioni dal quale scaturiscono le canzoni. I titoli degli album invece dovrebbero dare un’idea generale sugli argomenti che hanno ispirato il disco.

C’è un particolare significato dietro il nome God Is An Astronaut ?
(N.) E’ un nome che ci piaceva molto, un concept moderno ed apocalittico allo stesso tempo. Sentivamo fosse quello più adatto per fare la musica che volevamo.

Se possiamo definire post-rock il vostro sound, quanto vi rispecchiate in tale definizione e come vi definireste voi stessi ?
(N.) Come ti dicevo, abbiamo un background dance/electro ed uno rock. Nei primi anni ’90 abbiamo suonato in varie rock bands, per poi spostarci verso l’elettronica dalla metà del decennio in poi. La musica che suoniamo oggi è influenzata da entrambe le cose, per questo ci descriverei come gruppo ambient/electro/rock. Non amiamo particolarmente l’etichetta di post-rock band, ma è quasi inevitabile finire in questa categoria, suonando musica strumentale.

Ammetterete di proporre un sound che in terra d'Irlanda è decisamente poco diffuso, almeno per quanto riguarda il mainstream. Ci sono altri gruppi accostabili a voi che credete sottovalutati ?
(N.) Come in molti altri paesi, ci sono buone bands anche qui. Purtroppo però solo poche di queste riusciranno mai a pubblicare un disco anche all’estero, dato che si tratta di un paese dal quale è piuttosto difficile sfondare. Senza contare che, essendo l’Irlanda un’isola, è piuttosto costoso per un gruppo avere base qui. Comunque potete consultare la lista dei nostri amici su myspace, i più interessanti gruppi irlandesi che conosciamo sono lì.

Quanto è importante per la musica dei God Is An Astronaut il vostro retaggio culturale irlandese ?
(N.) Siamo sicuramente influenzati dal posto in cui viviamo, ma l’eredità culturale irlandese non gioca alcun tipo di ruolo nella nostra musica.

Nella composizione dei brani, quanto c'è di contributo individuale e quanto di improvvisazione collettiva ?
(N.) Tutti noi apportiamo idee individuali, ma la canzone finale che ascolti su disco origina da un successivo lavoro di gruppo. Credo molte bands scartino idee durante le prove, e scrivano quante più canzoni possibili scegliendo alla fine le migliori. Questo metodo però non fa per noi: di solito scriviamo l’idea iniziale alla chitarra o al piano, poi la portiamo in studio ed iniziamo a lavorare sulle strutture, le melodie e le parti strumentali. Di solito impieghiamo circa un mese a canzone, ma se il risultato non inizia a soddisfarci sin dall’inizio smettiamo di lavorarci poco dopo.

Una delle cose che colpisce nella vostra musica è la facile memorizzazione dei brani, giustificata forse dal fatto che sono composizioni molto semplici e dirette, ma soprattutto molto ispirate ed armoniose: a seconda dell'album, cosa vi ha dato l'ispirazione ?
(N.) Comporre musica per noi è un modo per scappare dalla routine e dal grigiore della vita di tutti i giorni, ogni canzone riflette il nostro umore di quel preciso momento. Non amiamo le strutture tipiche del post-rock con pezzi da 10 minuti l’uno, preferiamo di gran lunga che i nostri brani vadano direttamente al punto.

All Is Violent, All is Bright" esce negli USA con un anno di ritardo: è una coincidenza il fatto che la data di uscita sia l'11 settembre?
(N.) Sì, è solo una coincidenza. E’ importante specificare che non siamo anti-americani o pro-terrorismo. Il titolo dell’album attacca gli uomini di potere che pensano che la guerra risolva i problemi e sia una cosa comune nella vita civile. Il vero male sono gli uomini che hanno bisogno di influenzare e cambiare le credenze delle persone secondo il proprio modo di pensare.

Sempre in tema di "All Is Violent, All Is Bright": la ghost track in coda a "When Everything Dies" ospita un'elettronica che dista parecchio dalle precedenti. Potreste dirci due cose circa quest'appendice ?
(N.) Si chiama “Halo Of Flies” e l’ha scritta Lloyd, che ha un background di musica elettronica. Pensavamo che inserirla sul disco fosse un’idea carina.

L'essenzialità dei vostri brani lascia ampio spazio ad una compensazione di immagini, che in sede live trova ottima realizzazione. Con che criterio accompagnate le due cose ?
(N.) Tutti i nostri live sono accompagnati da una parte visuale: ogni canzone ha il proprio video, le cui scene variano a tempo con la musica. Lo scopo principale è quello di migliorare e completare l’emotività e la struttura delle canzoni e far sì che lo spettacolo dal vivo risulti il più d’intrattenimento possibile, ma la nostra musica resta in piedi anche da sola! I temi delle immagini variano dal conflitto al suicidio, fino a cose atmosferiche come tramonti, etc… Cerchiamo di bilanciare bene luce ed oscurità, ma lo show resta avvolto da un alone apocalittico. L’unico aspetto negativo del portare in scena uno spettacolo multimediale è che, per poterlo sfruttare a fondo, devi per forza di cose suonare in locations di capienza medio-grande, anche quando non hai un seguito sufficiente da riempirle. Inoltre è anche molto costoso: è anche questa una delle ragioni per le quali andiamo in tour meno di quanto ci piacerebbe.

Progetti per il prossimo futuro ?
(N.) Il nuovo album sarà fuori ad aprile 2007, mentre un singolo uscirà ad ottobre 2006. Inoltre teniamo le dita incrociate per poter suonare più concerti all’estero!

Tiziana Brombin | Tony Aramini

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