Discografia:

-RUE MORGUE BLUES – 1989, Normal Records
-EARL'S WORLD – 1990, Normal Records
-SECOND REVELATOR – 1991, Normal Records
-SPIRITUAL THIRST – 1993, Normal Records
-STATIONS OF THE CROSS – 1994, Normal Records
-VALLEY OF LIGHT – 1996 – Glitterhouse
-WET DREAM – 1997, Glitterhouse
-CHEMICAL WEDDING – 1998, Glitterhouse
-LAST FRONTIER – 1999, Glitterhouse
-LONG TIME AGO – 2001, Glitterhouse
-GOLDSTREET SESSIONS - 2003, Glitterhouse
-THE MEROLA MATRIX - apr 2004 Helixed/Desvelos
-AMBUSCADO - 2005, Glitterhouse
-TAOIST PRIESTS - 2006, Glitterhouse

 
English version

Venticinque anni da stachanovista ai limiti dell’ubiquità: tra Australia ed Europa fin’oggi Hugo Race si è impegnato in moltissimi progetti, i più noti dei quali col supporto dei True Spirit e qualche volta anche avanti coi tempi. Amabile e loquace, ecco cosa ci ha raccontato sul suo passato e presente per l’uscita dell’ultimo “Taoist Priests”.

Hai alle spalle una lunga discografia di circa 14 elementi netti: quale album ti dà più soddisfazione aver realizzato oggi ?
(Hugo Race) In realtà non ascolto quasi per nulla i miei vecchi album. In linea di massima, una volta ultimato il missaggio sento che la missione è compiuta: da un lato provo un po’ di tristezza per dover abbandonare quelle canzoni, dall’altro un piccolo sollievo per la fine dei lavori. Evito completamente i miei dischi più vecchi, suonano come se fossero stati composti da qualcun altro. Immagino sia ciò che accade di solito quando come persona cresci davanti agli occhi di un pubblico, ma sono ben consapevole delle storie dietro ogni album, del contesto in cui le canzoni furono composte e registrate. Con i True Spirit ho sempre inciso in situazioni abbastanza precarie, mentre eravamo ‘on the road’, in studios presi in prestito o improvvisati sul momento, usando raramente lo stesso ingegnere del suono sia per le registrazioni che per il missaggio; abbiamo prodotto canzoni che sono delle istantanee di momenti e luoghi specifici. Gli album per me sono un po’ come capsule del tempo, pieni di ricordi ed associazioni. D'altro canto, le mie canzoni vivono di una loro identità che talvolta può essere multipla, a seconda se sono state realizzate solo da me, con una delle varie line-up dei True Spirit, o con un altro progetto tipo Sepiatone. Non saprei se sono davvero orgoglioso di qualcosa, più che altro sono contento quando un disco mi riesce bene, nel senso che sono in grado di non allontanarmi con le parole da ciò che davvero intendo dire. I miei dischi preferiti comunque sono, prevedibilmente, sempre quelli più recenti, nello specifico “Ambuscado”, “Dark Summer” dei Sepiatone e Taoist Priests. Tra quelli degli anni ’90 preferisco “The Last Frontier”: è davvero lo-fi in alcune cose, ma ha delle storie che scorrono davvero bene.

La tua voce negli anni si è fatta più roca e meditabonda, in "Taoist Priests" ricordi per certi versi Mark Lanegan persino. Quanto cavolo fumi ?
(H.R.) Ha! Può esserci un collegamento tra fumare molto e le più profonde voci maschili, anche se non sempre funziona così. Fumo, ma non pesantemente, e credo che la tua voce, come il tuo corpo, nel corso della tua vita cambi a seconda di come la tratti e come la usi. Dopo anni di uso la mia voce si è espansa e rispetto a prima rappresenta molto meglio ciò che sono; la tua voce è l’espressione della tua anima. Se hai paura di essere chi sei, la tua voce non si manifesterà mai.

C’è davvero un’ispirazione religiosa sotto “Taoist Priests” ?
(H.R.) Da dove incominciamo ? C’è un fondo di spiritualità in ogni cosa che facciamo… Fondamentalmente direi che c’è una radice religiosa in tutto ciò che esiste, e la musica rock’n’roll non è che uno dei tanti casi. Su “Ambuscado” rivisitiamo gospel ed elettronica trascendentale, cercando di dare al tutto un’atmosfera mistica. Su “Taoist Priests” continuiamo in quella direzione e troviamo la religione come arma politica nelle guerre del nuovo millennio. In altre parole: noi siamo spiritualisti (True Spirit) che rinnegano le rigide strutture delle religioni convenzionali dichiarandone la vacuità e cercando di riesumarne le radici. Il concept dietro “Taoist Priests” arriva da due diverse direzioni che sono in realtà due facciate della stessa medaglia: il taoismo come via d’equilibrio (in un mondo di paradossi ed estremismi) e ‘prete taoista’ come il fuoco d’artificio illegale differente solo in scala di misura dai missili che vediamo ogni sera al telegiornale. I True Spirit sono un gruppo di musicisti cresciuti insieme: facciamo casino con le nostre idee cosmiche e col nostro humour nero allo stesso modo in cui gli altri gruppi lo fanno coi riff di chitarra.

Album dopo album pare che la tua musica abbia voluto calcare il "surround", l'atmosfera strumentale intendo: prendo per esempio “Ambuscado o l'ultimo “Taoist Priests”, in cui i suoni sono molto dilatati. Il comporre anche colonne sonore si è riflesso molto nella tua composizione solista ?
(H.R.) Una specie. In realtà abbiamo iniziato a sperimentare con ciò che tu chiami ‘dilatazione’ nel 1995, in un disco chiamato “Wet Dreams” e costruito prevalentemente a mano (fu l’ultima volta che montammo manualmente dei nastri analogici, in effetti). Eravamo indecisi, credevamo di dover pubblicare solo il tipo di dischi che pensavamo potessero piacere al nostro pubblico e che volesse pubblicare la nostra casa discografica. Poi dischi come “Chemical Wedding” e “Last Frontier” iniziarono ad allontanare un po’ del nostro seguito perché stavamo esplorando nuovi territori, ma non ci eravamo ancora spinti abbastanza in là! Così iniziai a sviluppare musica dalle atmosfere più visionarie in progetti come Transfargo o Merola Matrix, e così facendo la mia mentalità è cambiata, arrivando ad un punto di non ritorno. Quando iniziai a scrivere “Goldstreet Sessions” avevo già idea di come avrebbero dovuto suonare pezzi come “Is Your Love Strong” e “Ramacca”, e poi finalmente ci siamo resi conto che alla gente iniziava a piacere ciò che stavamo facendo. Forse eravamo davvero avanti coi tempi a metà degli anni ’90, o più semplicemente non avevamo sufficiente coraggio da investire nelle nostre convinzioni e dovevamo imparare a seguire di più il nostro intuito.

Come si muove il ruolo ed il contributo dei True Spirit in questo senso ?
(H.R.) Di solito non scrivo con la band. Compongo da solo, provando a creare pezzi che posso suonare anche senza l’ausilio di una band; ho fatto concerti da solista per vent’anni e devo dire che suonare da solo ha profondamente influenzato i miei testi e la mia musica, dato che non hai nessun posto in cui scappare e nessun altro dietro cui nasconderti. O sai esattamente quel che devi fare oppure no, ed è così che mi sono reso conto di ignorare molte cose. I musicisti dei True Spirit non sono conoscenze casuali, sono tutti miei amici molto intimi; ascolto molto seriamente cos’hanno da dire sulle mie canzoni, e quando lavoriamo insieme cerco di non interferire. Ad un certo punto gli Spirit diventano una zona franca, non gli dico neanche cosa suonare. Michelangelo Russo, Chris Hughes e Bryan Colechin giocano tutti un ruolo importante nelle sonorità dei miei dischi, ed hanno voce in capitolo anche quando si tratta di selezionare quali delle canzoni che ho scritto finiranno sugli album. Ci sono molte cose che ci accomunano, storia, interessi...per non parlare di politica e senso dell’umorismo. Siamo una band, ma non nel senso più comune del termine; siamo più una gang, per certi versi. Abbiamo i nostri codici, le nostre etiche, le nostre ragioni, e tutto ciò si è evoluto nell’arco di 20 anni.

Dalla pubblicazione di “Ambuscado” a “Taoist Priests” sono passati appena quattro mesi, eppure la diversità tra i due si sente. Avevate molto materiale accumulato o è stato qualcosa di imprevisto?
(H.R.) E’ perchè “Ambuscado” è basato su una raccolta di registrazioni pre-esistenti scelte dall’archivio degli Spirit ed incise a partire dal 1989. Le abbiamo riesumate, e abbiamo passato 12 mesi a lavorarci, perfezionandole e sovraincidendole. Durante quel periodo iniziai a scrivere ciò che è diventato “Taoist Priests”, mentre non ho composto nulla di specifico per “Ambuscado”. Hughes mi mandava tracce di batteria elettronica, Colechin cercava in archivio registrazioni che avremmo potuto riprendere e Russo si dava da fare con la sperimentazione dei suoni. Il mio ruolo era più che altro di scolpire tutto questo fino a trasformarlo in un lavoro criptico e spiritualistico. Al contrario, per “Taoist Priests” ho composto una serie di canzoni, e quando loro erano pronti abbiamo registrato e mixato tutto in otto settimane, che è anche il tempo medio che impieghiamo normalmente a fare un disco.

Nel 2004 hai pubblicato “The Merola Matrix”, un disco davvero atipico in cui campionavi e decostruivi vecchie canzoni di Mario Merola: come nacque un’idea simile ?
(H.R.) Prima ti dicevo che ad un certo punto la classica concezione di musica rock ha incominciato a starmi stretta, così iniziai a cercare stimoli per nuove idee e nuove sonorità. Questo accadeva circa nel ’99, subito dopo la pubblicazione di “The Last Frontier”. Iniziai a fare spettacoli dal vivo in cui creavo sul momento delle spontanee ‘sculture sonore’ mixando suoni presi delle radio con loops pre-registrati e cose del genere. Una volta per fare questo stavo usando l’impianto audio di un circolo d’arte di Palermo, nel cuore della Vucciria, e alcuni ragazzi del posto vennero a vedermi mentre producevo questi suoni; mi prestarono delle cassette di Mario Merola perché non gli piaceva la roba mia e volevano convertirmi ‘alla vera musica’… Beh, iniziai a mixare Merola con ciò che stavo facendo e non solo suonava davvero bene, ma era anche affine a più livelli con la mia esperienza nel sud Italia.

Se non sbaglio non avete girato molti videoclip per le vostre canzoni: è perchè non ne siete molti inclini o semplicemente non ne avete avuto occasione?
(H.R.) Per un po’ la cosa non ci ha interessati: non siamo un gruppo commerciale e le possibilità di andare in onda sono ridotte. Poi Nico Mansy (altro componente dei True Spirit, nda.) iniziò ad interessarsi di regia e prima girò il video per “Ghosting The Cities” durante il nostro Long Time Ago Tour in Europa centrale, poi montò dei filmati girati a Berlino, Praga e Melbourne da Chris Hughes, Bob King ed Hellcat per trarne dei video per “A.M. Radio” e “LSD Is Dead. (Tutti i video sono scaricabili da YouTube, nda.) Fu così che iniziammo ad interessarci di nuovo alla cosa; Bryan Colechin ha già montato tre video da “Taoist Priests” finora, e in archivio c’è così tanto altro materiale che manca tempo a sufficienza per editarlo tutto! Nel frattempo, stiamo cercando di realizzare un DVD di “Taoist Priests” entro la fine dell’anno.

A distanza di vent'anni ti vengono rivolte ancora molte domande riguardo al tuo contributo nei Bad Seeds o che addirittura venissi considerato ancora come uno di essi ?
(H.R.) Sai, la gente è molto curiosa su quest’argomento, ed è bello, perché essere stato accanto a Nick Cave ai suoi esordi è stata una grande esperienza sia nel bene che nel male: i Man Or Myth, così erano chiamati inizialmente i Bad Seeds, Nick e i Birthday Party sono tutti di Melbourne come me. Veniamo dalla stessa piccola scena, condividevamo molte influenze. E’ divertente, perché nonostante sia passata praticamente una vita sembra essere una cosa ancora molto importante per la gente. Spesso quando provano a capire la mia età si chiedono come facessi ad essere in tour negli Stati Uniti coi Bad Seeds nel 1984 se poi ho fatto questa o quell’altra cosa… Il punto è che ho iniziato a lavorare con Nick quando ero solo poco più che un bambino! Mi diverte tutto questo.

Hai collaborato con moltissimi artisti in ambito internazionale: quali ricordi conservi più vividi ?
(H.R.) Alcuni highlights fondamentali: quando Mick Harvey si unì ai Plays With Marionettes, la mia prima band a Melbourne nell’81, dopo che fummo costretti a mandare via il nostro batterista originale; registrare “Box For Black Paul” di Nick Cave in uno studio di Londra con Blixa Bargeld; improvvisare “Rue Morgue Blues” con Alexander Hacke al Loft Club di Berlino nel 1989; registrare “Guns’n’Ammo” con Nikki Sudden sempre a Berlino; cantare “Lost” con Marta Collica in uno studio siciliano per “Last Frontier”; presentare “Transfargo” con Dimitri de Pierrot al Torn Art Festival di Berna nel 2000, dopo sole due settimane di registrazioni; lavorare a “Closet Meraviglia” di Cesare Basile durante un cupo inverno catanese, quando Roy Paci si unì a noi; Giovanni Ferrario che componeva la linea di basso di “Hush Money” nello studio allestito nel seminterrato di Droge all’interno dei quartier generali della Gestapo a Berlino; registrare un duetto inglese/arabo con Faisal dei Dounia in Sicilia nel 2003; restare a Milano bloccato dalla neve e finire per errore a far registrare la chitarra su “Hyenas” degli Afterhours; vagare con Roberto Binda per le nebbie sataniche oltre l’aeroporto di Malpensa; la teoria di Robert Forster sulla canzone perfetta; “Demon Alcohol” di Bambi Lee Savage all’Old Preussenton studio; Tony Cohen che lavora al missaggio di “Valley Of Light”; le session con John Parish a Copenaghen nel 2004; il debutto in studio di mia figlia che ha cantato dei cori su “Taoist Priests”…

Nel tour del 2006 avete toccato molte volte l'Italia, ma queste date non sono state granché pubblicizzate, e in molti hanno perso a malincuore l'occasione di vedervi dal vivo perchè semplicemente non ne erano al corrente. Pensate di promuovere eventi simili maggiormente in futuro ?
(H.R.) Sicuramente ci spero. So che ci sono stati dei problemi, nel mondo della musica a livello indipendente ce ne sono spesso… Se la gente vuole sapere a cosa stiamo lavorando può connettersi ai nostri siti internet: www.helixed.net e www.myspace.com/hugoraceandthetruespirit

Tiziana Brombin

www.helixed.net