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Dopo
due album carichi di buone promesse gli inglesi Raging Speedhorn
si sono ritrovati ad affrontare i momenti più difficili della
loro relativamente giovane storia. Molti altri gruppi avrebbero
alzato bandiera bianca dopo aver perso il contratto discografico
ed essere stati abbandonati da uno dei chitarristi, loro invece
hanno trovato la forza di rialzarsi e tornare più arrabbiati
che mai con "How The Great Have Fallen", ancora pronti
a divulgare il verbo dello SludgeCore più violento. Ai nostri
microfoni il bassista Darren Smith.
Come
rapporti “How The Great Have Fallen” ai vostri lavori
precedenti ? Maggiori differenze, punti in comune…
(Darren
Smith) E’ un disco prova a prendere il meglio dei primi due
album, abbiamo cercato di dare al risultato un feeling molto ‘live’,
una cosa che la gente sembra apprezzare molto; il nuovo
chitarrista inoltre ha portato influenze musicali inedite per
noi. E’ stato un lavoro molto meditato comunque, essendo
questo il nostro primo disco a beneficiare di una release
mondiale abbiamo preferito dedicarci con attenzione a tutti i
particolari.
Avete
registrato anche quest’album con Joe Baressi, presumo siate
soddisfatti del suo lavoro…
(D.S.)
Sì, pensiamo che sia un produttore fantastico. Ha già fatto il
nostro secondo disco ed è stato grande lavorare con lui. Il
nostro nuovo album è stata la sua prima scelta, pensa che
quando abbiamo registrato lui era al lavoro sul nuovo album dei
Queens Of The Stone Age. Si è preso alcune settimane di break
per volare qui e registrare con noi, dopodiché è tornato in
America per completare il lavoro dei QOTSA! (risate n.d.a.) Era
davvero impegnato, ma ha fatto un ottimo lavoro.
Chi
sono i “grandi caduti” a cui fate riferimento nel titolo del
disco ?
(D.S.)
Dobbiamo tornare indietro al periodo successivo al secondo
album, quando decidemmo di prenderci sei mesi di vacanza dopo
quasi quattro anni di tour ininterrotti. In quel periodo prima
perdemmo il contratto discografico, poi Tony Loughlin (ex
chitarrista n.d.a.) ci lasciò: era praticamente la fine della
band. Decidemmo di tenere duro per riuscire a rialzarci, ed è
parlando di questo che abbiamo composto la prima canzone per il
disco. Un nuovo contratto discografico e l’ingresso di un
altro chitarrista ci hanno riportato linfa vitale. E’ da
questo che deriva il titolo.
Parliamo
un po’ delle nuove canzoni. Chi è il codardo in “Slay The
Coward” ? Vi riferite a qualcuno in particolare ?
(D.S.)
Parla delle persone che evitano di dirti le cose in faccia, per
poi parlare alle tue spalle o fare le cose di nascosto. E’ il
nostro modo per mandarle a quel paese! (risate n.d.a.)
Chi
è invece l’infedele di “The Infidel Is Dead” ?
(D.S.)
Questa è di Jon (Loughlin, cantante n.d.a.), e quasi neanche
lui ha voluto spiegarcela! (risate n.d.a.) Ha un significato
leggermente politico, suppongo. Penso parli della situazione
mondiale di questi ultimi anni, ma nemmeno lui ha voluto dirci
molto di più al riguardo.
C’è
un pezzo dell’album al quale ti senti più legato ?
(D.S.)
Sì, “How Much A Man Can Take”. Parla di come sia
possibile cadere per poi rialzarsi grazie ad una ritrovata
passione, un po’ lo stesso discorso di “How The Great Have
Fallen”.
Come
nasce una canzone dei Raging Speedhorn ? Lavoro individuale o di
squadra ?
(D.S.)
Per i primi due album abbiamo composto i pezzi più che altro in
tour, durante i soundcheck, e alla fine delle date ci siamo
sempre trovati con materiale pronto per essere registrato.
Stavolta le cose sono andate diversamente, perché, come ti
dicevo, ci siamo presi diversi mesi di pausa, ed abbiamo avuto
modo di concentrarci meglio sul processo di scrittura. Ognuno di
noi viene fuori con le sue idee personali, sulle quali alla fine
però lavoriamo tutti insieme.
So
che non amate molto girare video, preferendo invece suonare
quanti più concerti possibile. Pensi sia il modo migliore per
promuovere una band come la vostra ?
(D.S.)
Sì, non sono un grande fan dei video, preferisco di gran lunga
suonare dal vivo perché mi consente di sfamare la folla bramosa
di musica live. Il video resta comunque una parte importante,
visto che nascono sempre più canali televisivi disposti ad
accogliere proposte come la nostra; ad ogni modo venirci a
vedere in concerto resta sempre la cosa migliore.
Per
il vostro album precedente avete lavorato assieme a Billy
Graziadei e Danny Schuler dei Biohazard...
(D.S.)
Abbiamo passato dei grandi momenti con loro, ma anche qualche
piccolo guaio! (risate n.d.a.) Sono dei ragazzi davvero
divertenti, è stato un vero piacere lavorarci insieme.
Purtroppo in quel periodo avevano impegni live, e dunque era
difficile riuscire a vedersi per registrare tutto il materiale,
è per questo che ad un certo punto abbiamo chiamato Joe Baressi
per finire il disco.
Cosa
puoi dirci del tour che supporterà il disco ?
(D.S.)
Presto verremo in Italia. Non c’è ancora nulla di definito,
ma ci stiamo lavorando. Per ora stiamo cercando di farci
inserire nei bill di quanti più festival possibile, dato che la
stagione dei grandi festival sta appunto per iniziare.
Probabilmente inizieremo un tour europeo da soli verso ottobre o
novembre, e l’Italia sarà sicuramente inclusa nelle date.
Dopo
il tour vi prenderete un altro periodo di pausa o inizierete
subito a lavorare al nuovo materiale ?
(D.S.)
Per ora pensiamo solamente a farci il culo in tour, dato che,
come ti dicevo, questa è la nostra prima release mondiale.
Andremo in posti come l’Australia, in cui non siamo mai stati
prima. Dopo il tour europeo poi torneremo negli Stati Uniti,
quindi come vedi saremo molto impegnati on the road. Ad ogni
modo appena finiti i concerti in programma ci dedicheremo
immediatamente alla composizione di nuove canzoni.
Cosa
gira nel tuo stereo ultimamente ?
(D.S.)
L’ultimo degli Isis, “Panopticon”, davvero fantastico.
Penso siano progrediti in una maniera davvero eccezionale, le
loro cose vecchie non mi avevano entusiasmato molto. Il nuovo
dei Converge, “You Fail Me”, è supremo, la sua seconda
traccia è incredibile. Di recente poi siamo stati in America
per degli showcase, ed abbiamo fatto la conoscenza di molti
nuovi gruppi, come ad esempio i Mae. Sono una piccola band,
suonano principalmente negli Stati Uniti, ma mi hanno davvero
spazzato via. Non avevo mai visto nessuno che suonasse con una
tale passione per la musica heavy. Sono fantastici, appena siamo
tornati a casa ho ordinato tutti i loro dischi da internet!
(risate n.d.a.) Mi sono arrivati qualche settimana fa, ed è da
allora che li ascolto di continuo!
Vuoi
aggiungere altro ?
(D.S.)
Sì, mi piacerebbe fare un patto con Dio. Vorrei tanto che
scambiasse Lars Ulrich con Cliff Burton. Per favore, Dio!
(risate n.d.a.)
Tony
Aramini
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