Se chi legge fosse innamorato degli anni ’80 come lo è il sottoscritto, non ci sarebbe bisogno di alcuna prefazione a quest’intervista. I Real Life sono un nome storico del Synth-Pop di quella decade, arrivati al successo grazie ad una canzone come “Send Me An Angel”, semplicemente splendida ieri come oggi, a quasi vent’anni di distanza. Molti li ricordano solo per quella canzone, in realtà David Sterry e soci, chiusi tutti i rapporti con le major, che non hanno esitato a scaricarli passato il trend del momento, non hanno mai smesso di produrre musica, affrontando un’entusiasmante evoluzione che dimostra come il loro spessore artistico vada ben oltre il singolo di successo centrato in epoca lontana. L’uscita del nuovo album “Imperfection” è ormai imminente, occasione impedibile per scambiare quattro chiacchiere proprio con il succitato David.

David, innanzitutto come vanno le cose con i Real Life? Ho sentito che state lavorando ad un nuovo disco…

(David Sterry) Ciao Tony, innanzitutto grazie per il tuo interesse. Comunque sì, abbiamo registrato nuovo materiale e spero che “Imperfection”, il nostro nuovo album, sia disponibile attraverso il nostro sito durante la seconda settimana di luglio. E’ una release indipendente, scritta, prodotta e mixata dalla band.

La vostra musica si è evoluta molto durante tutti questi anni. Ora sembra che abbiate nei confronti di essa un approccio davvero moderno ed interessante. Cos’ha influenzato nello specifico quest’evoluzione ?

(D.S.) Abbiamo sempre voluto evoluirci riuscendo contemporaneamente a rimanere noi stessi. Quindi non restare perennemente legati ad una decade nella quale abbiamo avuto dei singoli di successo ed allo stesso tempo produrre una musica ugualmente incentrata sui suoni dei sintetizzatori. Inoltre le varie tecnologie di registrazione sono cambiate molto nel corso di questi vent’anni in cui siamo stati sulle scene.

All’ascolto del vostro rinnovato approccio musicale, sarei curioso di sapere quanto hanno influito su di voi generi figli della vecchia scuola elettronica quali Industrial, EBM, ElectroGoth e simili…

(D.S.) Oh sì, abbiamo gusti sofisticati, ma non amiamo comunque apporre etichette su ciò che ci piace. I Real Life sono sempre stati una band basata sulle canzoni, questo significa che proviamo a scrivere musica memorizzabile. Proviamo a mettere insieme una grande melodia con un testo che l’ascoltatore può prendere come rivolto a lui ed in più un beat che non puoi fare a meno di ballare. Non è facile trovare la combinazione giusta, ma quando ci riesci è davvero grande! Amiamo gli Underworld, i Ladytron, St.Germain, Goldfrapp, Moby, Fat Boy Slim, Timo Maas, Kraftwerk, Moloko, Nino Rota, Ennio Morricone, i Led Zeppelin e i Deep Purple!

So che durante i vostri primi anni avete suonato un numero incredibile di concerti, magari supportando anche gente come Rose Tattoo e Midnight Oil che con voi hanno poco o niente a che spartire. Cosa ricordi di quei tempi ?

(D.S.) Con i Rose Tattoo, il cui chitarrista ci amava, ricordo che avevamo tanta paura dei bikers tra il loro pubblico, volevano ucciderci! Anni dopo ho quasi dato fuoco ad Angry (Anderson, singer dei Rose Tattoo nda.) durante un party. Aprire per i Midnight Oil fu davvero divertente. Abbiamo aperto anche per gli Inxs, grandi persone e per i The Church, con cui volevamo iniziare un combattimento a causa del modo stupido in cui camminavano. A volte penso che ci siamo divertiti molto di più prima di avere un singolo di successo. Suonavamo 300 concerti all’anno in quel periodo, Melbourne aveva una fantastica scena live.

Durante il resto degli anni ’80 avete riscosso molti più consensi in America ed in Europa rispetto alla vostra Australia. Come si spiega secondo te tutto ciò ?

(D.S.) In un certo senso perché eravamo troppo diversi dagli altri nel nostro paese. Volevamo essere come le grandi bands internazionali che vedevamo in concerto. Oltre a suonare, volevamo anche imparare ad intrattenere la folla. Inoltre l’Australia all’epoca aveva una popolazione che contava solo 15 milioni di abitanti e ci guardava piuttosto con diffidenza, come se non fossimo all’altezza di più quotati acts di provenienza anglosassone. Comunque tutti gli artisti australiani devono provare a sfondare in Inghilterra o America anche solo per recuperare i costi sostenuti per le spese di produzione. Pensa che un disco d’oro in Australia lo ottieni con sole 35000 copie, mentre in Nuova Zelanda ne bastano addirittura soltanto 7000.

Questa è una domanda che ultimamente sto ponendo a diversi esponenti di musica elettronica, ci tengo ad avere un’opinione su quest’argomento da più di un personaggio coinvolto in prima persona. Oggi più che mai, grazie alle nuove e sofisticate apparecchiature, produrre musica elettronica è diventato molto più semplice. Purtroppo la presenza di tali strumenti, corredati da innumerevoli samples pre-registrati, dà l’opportunità a chiunque di produrre musica di un certo tipo. Il tutto ha portato la qualità a cedere il passo alla quantità, fatte le debite eccezioni, grazie ad innumerevoli dischi che non fanno altro che ripercorrere le stesse vie, già vagliate in precedenza da altri con maggior successo ed innovazione. Non ti sembra che il progresso elettronico e tecnologico abbia danneggiato paradossalmente ed in maniera notevole un genere musicale che proprio sull’elettronica è poggiato ?

(D.S.) Penso sia una cosa che vada oltre lo schiacciare semplicemente dei bottoni un po’ a caso. Abbiamo appena finito il nostro nuovo album, registrato interamente al computer. Questa è la prima volta che non abbiamo usato nastri di alcun tipo. Abbiamo speso molto tempo affinché tutti i suoni che avevamo programmato funzionassero, ma alla fine è risultato tutto molto musicale. E’ grande avere la possibilità di registrare quando ne hai voglia, stando comodamente a casa tua. Ho registrato tutte le parti vocali all’interno del mio appartamento, c’erano solo i miei due gatti ad ascoltarmi. Posso lavorare fin quando sono felice e mi sento di farlo, senza spendere migliaia di dollari in uno studio di registrazione e alla fine non essere neanche totalmente convinto del risultato. Anche se hai un computer, devi comunque scrivere ed eseguire, hai comunque bisogno di grande musica. Ad ogni modo amo il fatto che non è più obbligatorio un contratto discografico per fare un disco. La musica può essere fatta da chiunque ne coltivi il sogno.

Il gruppo Industrial norvegese Zeromancer ha realizzato una cover del vostro classico “Send Me An Angel”, l’hai ascoltata ? Sarei curioso di sapere cosa ne pensi…

(D.S.) Yeah, l’ho ascoltata, non è male, anche se la mia preferita resta la versione Punk realizzata dai Thrice. Dovrebbero esserci almeno venti cover differenti in giro in questo momento, e ne siamo molto onorati. L’anno prossimo quella canzone compierà vent’anni, forse dovremmo inciderne ancora un’altra versione. Magari qualcosa sul Country & Western…

Piuttosto, avete intenzione di pubblicare finalmente “Heartland” su cd ? Non sai quanto mi piacerebbe averlo…

(D.S.) In realtà l’abbiamo già fatto, è disponibile sul nostro sito! (ho già la bava alla bocca… nda.)

La musica di oggi è dominata dalle major discografiche. Loro decidono cosa deve e non deve passare Mtv. Tutto si è ridotto ad un business da milioni di dollari, indipendentemente dalla qualità artistica, e proprio per questo ad una label indipendente risulta sempre più difficile pubblicare buona musica. Dov’è l'intoppo secondo te ?

(D.S.) E’ verissimo. Una major deve spendere una vera fortuna per consentire ad un nuovo act di sfondare. Spendono più loro in video e pubblicità che l’artista stesso per registrare il disco. E lo stesso artista, prima di vedere un centesimo dalle vendite, deve riuscire a rientrare da quelle spese.  Purtroppo è la triste realtà, non puoi combatterla, ma puoi girargli intorno. Internet ha totalmente rivoluzionato i modi di comprare ed ascoltare musica. Vendiamo i nostri dischi solo attraverso la rete. Non ne venderemo la stessa quantità rispetto a quanti ne venderemmo se fossero distribuiti nei negozi, ma almeno i soldi finiscono tutti nelle nostre tasche. Anche cose come Napster hanno danneggiato notevolmente le grosse compagnie discografiche. I profitti calano, così loro hanno sempre meno voglia di dare una possibilità a bands e sonorità “alternative”. Napster era buono per giovani artisti emergenti sconosciuti, ma per bands come i Real Life è stato solo un modo per continuare ad imbrogliarci come ha già fatto la nostra casa discografica.

Ok David, con questa chiudiamo…c’è qualcosa che vuoi dire in conclusione a chi qui in Italia si ricorda ancora di voi ?

(D.S.) Cercate il nostro nuovo album “Imperfection” sul nostro sito a partire dalla seconda settimana di luglio. Viva Italia!!!! (in italiano nda.) Se tu che leggi sei un giovane artista ricorda, non mollare mai i tuoi sogni, non accettare un “no” come risposta e soprattutto continua a fare grande musica. Vivo a Carlton, un quartiere molto italiano di Melbourne, e spero di poter passare più tempo lì in Italia. Continuerò a sperare, tanti saluti a tutti i lettori… Ciao! (ancora in italiano nda.)

Tony Aramini

 

www.reallifemusic.net