Discografia:

-First Year Departure (My Kingdom, 2002)

-Collecting Shells At Lighthouse Hill (My Kingdom, 2005)

Ad oltre tre anni di distanza dal buon debut album “First Year Departure” (che attirò l’attenzione di un po’ tutti gli adepti delle sonorità di Katatonia e Novembre) tornano sulle scene i capitolini Room With A View, con un secondo disco che definire inaspettato sarebbe eufemismo. “Collecting Shells At The Lighthouse Hill” mostra un gruppo ormai sulla via della maturità, che pur mantenendo qualche legame col passato mostra uno sguardo ormai completamente rivolto verso il futuro con inaspettate influenze emo-rock. Ne abbiamo discusso assieme al cantante Francesco Grasso.

Per cominciare, vi farei la canonica domanda sull'origine del vostro nome. Ho visto il film "Camera Con Vista" di James Ivory, tratto dal romanzo di Forster, e mi è piaciuto molto. Cosa vi ha spinto a rendervi omaggio, se è di questo che si tratta ?
(Francesco Grasso) Ad esser sinceri non si tratta di un omaggio né al romanzo di Forster, né alla pellicola di Ivory. Comunque non ci dispiace affatto che in parecchi associno il nostro nome al titolo di due opere così ricche di poesia, atmosfera e sentimento. Se non altro, in questa maniera, il nostro nome riesce a rimanere più facilmente impresso nella mente dell’ascoltatore occasionale, e la cosa non può che farci ovviamente piacere. In realtà il nome “Room WIth A View” è nato per antitesi rispetto al nostro primo moniker “Black Thorns Lodge”. Laddove il vecchio nome rispecchiava perfettamente il sound claustrofobico, opprimente e ortodossamente monolitico che caratterizzava i nostri esordi, il nuovo “Room With A View” doveva servire quasi come rinnovata dichiarazione d’intenti, a testimoniare la nostra voglia di aprirci a nuovi e più stimolanti orizzonti.

Iniziamo a parlare del primo disco, First Year Departure. Saltano subito all'occhio i curiosi sottotitoli: che ruolo svolgono per le canzoni in sé ?
(F.G.) In molti hanno notato questa peculiarità che contraddistingue i titoli del nostro primo album. Il desiderio era quello di arricchire di significati il pezzo, di sottolinearne, amplificarne i contenuti, di esaltarne le combinazioni metaforiche: creare cioè una sorta di segnale guida, capace di stimolare la capacità interpretativa e di suggerire, perché no, anche interpretazioni inedite.

In "Hero" recitate: "I watched you change into a fly / the room is small, the room is bright / tonight I'll dream of hours so long / without (even) trying". E' questa, la camera con vista ?
(F.G.) Se è per questo, nel chorus di “Sometimes Anywhere” canto: “Sometimes I lay / awake in your room / while thinking / that this couldn’t be”, mentre in “Against My Will”, nella strofa: “There’s a room / where lights won’t find you”… Non sono completamente sicuro che questi versi si riferiscano necessariamente alla “camera con vista” da cui prendiamo il nome. Quello che è certo è che non sono un tipo che viaggia molto (fisicamente, s’intende), di conseguenza la maggior parte del tempo lo passo tra le quattro mura delle mia camera, o al massimo della sala prove…

Una canzone su tutte, sfogliando i testi del disco, ha catturato la mia attenzione: Madeleine. In primo luogo, notavo che è l'unica finora se non sbaglio, a parte la voce di sottofondo a "L'Enfante Italie", che riporta un verso in italiano ("Come vorrei/che in fondo fossi ancora qui..."), e vorrei chiedervi come mai avete sempre prediletto questa lingua piuttosto che l'italiano.
(F.G.) Probabilmente il motivo è che non sono (o non mi sento) in grado di scrivere testi decenti in italiano… Non che in inglese vada molto meglio, intendiamoci! Personalmente, il fatto di adottare per i testi una lingua diversa da quella con la quale quotidianamente e normalmente ragiono e comunico è un ottimo modo per potermi esprimere coi Room With A View senza sentirmi necessariamente troppo vulnerabile… È una debolezza, lo so, ma d’altronde non sono neanche troppo convinto di come potrebbe essere accolto all’estero un nostro album completamente cantato in italiano.

In secondo luogo, è stato forte il rimando a Proust: all'inizio di "Dalla parte di Swann" è celebre l'episodio in cui il protagonista, al sapore e alla fragranza dei biscotti noti come madeleine, è pervaso da un piacere straordinario, una felicità inattesa che soverchia l'angoscia per il passato; volendo metaforicamente dimostrare la superiorità della memoria involontaria contro l'insufficienza di quella volontaria. Dato che nel testo di Madeleine si parla di "memorie cancellate", è lecito collegare le due cose ?
(F.G.) Devo farti i complimenti, visto che fino ad oggi ancora nessuno aveva colto questo sottile nesso. Mi hanno sempre affascinato le idee di Proust sul recupero del passato, il fatto che la memoria volontaria non sia da sola in grado di restituirci l'insieme di sensazioni e sentimenti che contrassegnano un dato momento passato come irripetibile; trovo intriganti le teorie sulla memoria spontanea, quella sollecitata da una casuale sensazione, in grado di rituffarci nel passato con un procedimento a-logico, che permette di "sentire" con contemporaneità quel passato, di rivederlo nel suo clima: tutto “First Year Departure” è intrinsecamente legato a queste riflessioni.

Sempre restando in tema Proust: è celebre il suo pensiero "La scoperta non sta nel vedere cose nuove, ma nel vedere le stesse con occhi diversi", ed ho avuto la sensazione che queste parole siano abbastanza complementari con il vostro lavoro attraverso Collecting Shells At Lighthouse Hill, almeno da un punto di vista strumentale, dato che le emozioni alla base delle vostre canzoni restano le stesse, seppur espresse questa volta con uno stile differente. Quanto delle parole di Proust affianchereste alle vostre esperienze compositive ?
(F.G.) Credo che le parole di Proust si sposino alla perfezione col processo evolutivo che abbiamo vissuto in prima persona nei due anni intercorsi tra “First Year Departure” ed il nuovo “Collecting Shells At Lighthouse Hill”. Con quest’ultimo, qualcuno ci ha accusato di esserci troppo allontanati dalle atmosfere retro-futuristiche e malinconiche che caratterizzavano il nostro debut-album, e che in tanti avevano apprezzato. Ed effettivamente i nostri sforzi, per quanto riguarda il nuovo album, si sono concentrati proprio nel tentare di non ripeterci: tutto questo è insito nella nostra indole, non ci piace adagiarci su quanto già fatto in passato, e capisco bene che ciò ci esponga al rischio di non piacere e di perdere fan per strada... Ma, d’altronde, riproporre un album fotocopia di FYD oggi non solo non ci avrebbe dato le stesse sensazioni di eccitazione ed entusiasmo che invece ci comunica un album fresco, dinamico, emozionale (a nostro modo di vedere) come CSALH, ma ci avrebbe anche fatto sentire un po' colpevoli ed insoddisfatti con noi stessi. Sarebbe significato aggrapparci ad una corazza protettiva, rinchiuderci in un comodo e sicuro guscio, una sorta di conchiglia (da qui il titolo dell’album) che avrebbe però finito col soffocarci, impedendoci di metterci nuovamente in gioco, di mettere nuovamente a nudo i nostri sentimenti e i nostri moti d’animo. Non si tratta comunque di un discorso nuovo... anzi, mi sembra di tornare ai tempi della transizione tra Black Thorns Lodge e RWAV, quando ce ne uscimmo con un album, FYD, che nessuno allora si sarebbe mai aspettato da noi, ma che invece era quanto di più spontaneo e vicino alla nostra sensibilità potessimo creare all'epoca! Ecco, in questo senso FYD e CSALH sono due album assolutamente identici, perchè mossi dai medesimi intenti…. Dopo tutto, dietro le note di CSALH ci sono sempre le nostre medesime emozioni, suggestioni, i nostri medesimi stati d'animo, la nostra medesima voglia di stupire e soprattutto stupirci.

Leggendo invece i testi di Collecting Shells At Lighthouse Hill, più consapevoli e forse meno severi e rassegnati dei precedenti, ho avuto l'impressione che siano stati scritti tutti lungo un'estate (un'estate deprimente, per inciso), in uno stesso periodo. Insomma, che non sia stata una gestazione lunga. Sbaglio ?
(F.G.) Non sbagli. È una prerogativa tutta nostra quella di comporre interi dischi solo poco tempo prima di entrare in studio. Ormai ci siamo abituati… Anche se questa volta non è andata proprio così: in realtà, dall’uscita di FYD in poi, non ci siamo mai fermati con la composizione… Solo che siamo arrivati ad un certo punto in cui, guardando indietro il materiale che avevamo realizzato, non eravamo assolutamente soddisfatti della direzione che stava prendendo: ancora troppo legato allo stile del nostro debutto, troppo forzatamente teso nel riproporre atmosfere e arrangiamenti che ormai ci stavano decisamente stretti. Per reazione, abbiamo scritto di getto “Breathe the Water”, quello che poi sarebbe diventato il pezzo d’apertura del disco, uno dei più nervosi e contemporaneamente melodici dell’intero CSALH, nonché il pezzo più vecchio in ordine cronologico a comparire sull’album. Eravamo verso Febbraio 2004, a meno di sei mesi dall’ingresso in studio, ed avevamo finalmente in mente come volevamo suonasse il nostro nuovo album! Eravamo però ancora senza sezione ritmica (i continui problemi di line-up purtroppo sono stati, per lungo tempo, un’altra prerogativa tutta nostra)... Con l’ingresso nel gruppo di Gino (basso) e Piero (batteria), avvenuto solamente poche settimane prima di iniziare le registrazioni, siamo riusciti finalmente ad ultimare e perfezionare gli arrangiamenti di tutte le restanti canzoni, composte da me ed Alessandro grazie ad una serie interminabile di estenuanti e febbrili nottate in bianco a ridosso dell’estate. Estate che si sarebbe poi per fortuna rivelata estremamente lunga e ricca di soddisfazioni… Non ultima quella di volare in Svezia a Settembre per mixare e masterizzare il disco con un guru del mixer come Jens Bogren (Opeth, Katatonia, Soilwork, Pain of Salvation, …). Una soddisfazione enorme che ci ha ripagati di tutti i sacrifici, le rinunce ed il faticosissimo lavoro di gestazione dell’album.

Questo disco è stato anche registrato ad Agosto, per la seconda volta dopo il Promo del 2000 a nome Black Thorns Lodge, il che mi riporta direttamente alle affinità con "Agosto" dei Perturbazione, soprattutto al verso "Agosto è il mese più freddo dell'anno". Avete presente ?
(F.G.) Non conosco la canzone dei Perturbazione. Posso dirti che, per quanto riguarda noi, Agosto è purtroppo l’unico mese dell’anno in cui siamo liberi dagli impegni di studio e lavoro e possiamo concentrarci a tempo pieno sulla musica…

Ho notato una certa complementarietà impressionistica tra i testi e le soluzioni melodiche, come se la malinconica solitudine di fondo sia stata in qualche modo influenzata, in bene o in male, dalla natura circostante o comunque dal "di fuori". Quanto c'è di vero in tutto questo ?
(F.G.) Prestiamo sempre particolare cura al testo in relazione al particolare passaggio strumentale e vocale della singola canzone. Il fine, essenzialmente, è quello di rendere simbiotiche e armoniche le due cose, facendo in modo che si completino a vicenda. In genere, i nostri pezzi prendono forma a partire da un’emozione, un flash catturato ed istantaneamente tradotto in un’embrionale successione di poche note e qualche parola scritta di getto. Successivamente avviene il processo di “codifica” e messa a punto di quel flash, di cui cerchiamo il più possibile di creare, anche e soprattutto attraverso l’armonia della musica con il testo, una valida matrice.

Il salto stilistico di sonorità da First Year Departure a Collecting Shells At Lighthouse Hill va di pari passo con l'evocazione di ambienti diversi proposta anch'essa con un approccio differente. Più rabbiosamente introverso il primo, più aperto e forse sereno il secondo. Anche la solitudine è rapportata in maniera diversa. Cosa influenza di più la composizione, accompagnata agli stati d'animo ?
(F.G.) Tutto ciò che questi stati d’animo contribuisce a formarli e alimentarli… Può essere l’ambiente in cui uno si trova a vivere, le persone che incontra, gli avvenimenti particolari che inevitabilmente scandiscono la vita... A volte ti senti in vena e la concertazione te la crei dal nulla, magari pensando (o sognando) qualcosa che vorresti, ma il più delle volte la composizione è il naturale sfogo di uno stato d’animo. È vero, solitudine e malinconia nei nostri testi restano comunque temi ricorrenti, magari sottesi, ma sempre ed inevitabilmente presenti. A cambiare sono i punti di vista: probabilmente oggi, rispetto al passato, c’è inevitabilmente quel pizzico in più di consapevolezza che deriva da una maggiore esperienza.

Il vostro sound riporta piacevolmente ai My Vitriol e ai Katatonia in primis. Quali credete voi, invece, che siano state le vostre influenze maggiori ?
(F.G.) My Vitriol… Wow! È stato uno dei primi gruppi “new-rock” che abbiamo scoperto e di cui ci siamo innamorati nei mesi subito successivi alle registrazioni di FYD…. Di grande impatto ed emozionanti. Sui Katatonia c’è da fare il solito discorso a parte: è il gruppo col quale siamo nati musicalmente, che più di tutti ci ha influenzato agli inizi, ed è probabilmente è il gruppo al quale, volenti o nolenti, continueremo sempre ad essere accomunati. Per il resto, le nostre influenze attingono tanto dal vecchio (dark-wave, synth-pop) che dal nuovo (emo-indie-rock). Siamo nostalgici degli anni ’80 ma con l’orecchio sempre pronto a captare nuovi input, spesso anche assolutamente insospettabili.

Mi è capitato di osservare qualche bellissima opera di Zaelia Bishop attraverso il suo sito, l'artista che ha curato le illustrazioni del vostro Collecting Shells At Lighthouse Hill. Siete concittadini: com'è nata questa collaborazione ?
(F.G.) Il suo nome mi è stato consigliato dal boss della nostra etichetta. E devo dire che non avrebbe potuto darci consiglio migliore! Ci siamo trovati veramente alla grande a lavorare con lui… Oltre ad un artista talentuosissimo abbiamo incontrato anche una persona stupenda, che si è fatta in quattro per darci una mano e supportarci.

Il vostro ultimo disco trasuda ampia ispirazione, ed ha molto da comunicare. Avete anche un sound molto internazionale. Come vi comparate con gli altri gruppi connazionali ?
(F.G.) Direi che non ci compariamo, abbiamo semplicemente molta stima del lavoro altrui, soprattutto se è ben supportato dalla passione, che in fin dei conti è la cosa che conta. Sono molti i gruppi che meriterebbero maggior esposizione, e noi in un certo senso ci riteniamo dei fortunati. Purtroppo la realtà italiana è troppo chiusa nei propri schemi musicali e, tranne rare eccezioni, non permette, per chi ne abbia voglia e capacità, di emergere con il proprio stile.

That's all folks, grazie mille per il tempo concessoci e buon proseguimento.
(F.G.) Grazie mille a voi per l’intervista. Per chi fosse curioso, è possibile ascoltare alcuni nostri pezzi e lasciarci un messaggio sia sul sito ufficiale www.roomwithaview.info che sul nostro spazio su myspace www.myspace.com/rwav

Tiziana Brombin

www.roomwithaview.info