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Chi avrà letto la recensione del debutto dei 1349 (sempre su queste pagine), saprà cosa penso del gruppo, quindi è facile immaginare quante aspettative io possa aver nutrito per questo disco (poche). E non sono mai stato così felice nell'esser smentito. I difetti che imputavo alla band non ci sono più. Il debutto era un disco crudo e grezzo al punto giusto, ma con una produzione per niente al passo con i tempi e, soprattutto, con un songwriting troppo monotono. Sia chiaro, vado ghiotto di dischi 'da cantina' e senza fronzoli, ma ciò può andar bene per una clone-band qualsiasi, non per una band che annovera fra le proprie fila Frost, che nella sua lunga carriera ha partecipato quasi sempre a capolavori o comunque a dischi mai canonici, mai banali. La band si è spinta in avanti cercando d'essere più distinguibile e più personale. La prima variazione sul tema risiede nella produzione, migliore rispetto al debut. In questo modo fra l'altro si rende giustizia sia al furioso lavoro di Frost, sia al lavoro delle chitarre. Oltre a questo, vanno aggiunte delle influenze dei Gorgoroth (periodo "Destroyer"), dei Celtic Frost ed in generale del thrash anni '80. Quindi niente di nuovo sotto il sole, ma ciò non è un problema quando un cd è così ricco di spunti interessanti e pieno di variazioni rispetto alle semplici canzoni con 2 riff, magari uno simile all'altro. Un pregio di questo disco è il non perdere l'impatto e la rabbia, pur avendo molti cambi di tempo. Sembra quasi che i 1349 abbiano badato alla 'forma canzone' e che si siano sforzati nel dare un'identità ad ogni singolo brano. La band il passo in avanti l'ha fatto, per ora va bene così. Al prossimo disco chiederemo una maggiore personalità ed altre variazioni sul tema.
Shub Niggurath
Voto:
7,5
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