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C'era una volta un trio inglese post-rock noto come Fridge: da essi si staccarono il chitarrista Kieran Hebden per formare i Four Tet e il bassista/polistrumentista Adem Ilhan, che nel 2004 esordisce da solista con l'album Homesongs sotto la Domino Records. L'impressione definitiva verso Homesongs oggi, in confronto all'ultimo lavoro Love And Other Planets, è quella del solito ubriacone che fa l'indiboi acustico e che si sente abbastanza potente da emulare lo spirito del songwriter per antonomasia, finendo con il risultare un surrogato di Nick Drake o di un Thom Yorke molto più svantaggiato (non che lo siano, intendiamoci). Fortunatamente in due anni Adem ha avuto tempo per ampliare i suoi orizzonti esplorando sonorità cantautorali elettro-acustiche meno monotone di quanto era solito fare (ringraziando anche gli ospiti presenti, tra cui Alex Thomas, Emma Macfarlane, Emma Smith fino all'ex compagno Kieran Hebden), definendo egli medesimo questo Love And Other Planets come un "concept accidentale", tratteggiando tematiche sentimentali lungo atmosfere siderali seguendo ad hoc la logica del titolo. Il missaggio come la qualità effettiva è di gran lunga migliorata così come l'arricchimento strumentale (oltre alla canonica chitarra acustica compaiono shakermaker, campanelli, xilofoni, archi, pianoforte e più percussioni) ha giovato parecchio, ma sarà colpa anche della sua voce acerba e marcata di artificiosa stanchezza che tende a smorzare il potere strumentale, che alla fine della fiera l'impressione generale è quella di un qualcosa che non riesce ad esprimersi al meglio di sè, di spento, talvolta di involontariamente sonnolento. Ammesso non concesso che questo sia sintomatico di una richiesta di ascolto più attento, anche dopo un numero di ascolti sufficiente ad entrare nell'ottica dell'album si ha molta difficoltà ad individuare un momento clou. In momenti come "Lauch Yourself", in cui la sua voce sovrapposta appesantisce un giro melodico goffamente ipnotico, è persino un po' fastidioso e insomma pare proprio che sia lui la sua stessa rovina: se a concatenarsi nella base strumentale fosse stata una voce di donna, o perlomeno una voce più delicata, credo che sarebbe stato potenzialmente molto più meritevole. Leggendo varie opinioni in giro per la rete ne ho trovate di tutti i colori: "slanci solari", "percezione monoaurale", "geometrie astrali". E come no, in un bel paio di palle così.
Tiziana Brombin
Voto:
5
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