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La
scena alternativa di Chicago ci sta regalando parecchie
soddisfazioni ultimamente, dopo gli
ottimi
Breather (di cui
attendo con ansia l’ormai imminente nuovo full-lenght), ecco
spuntare uno strano figuro a nome Ahab Rex.
Sebbene il titolo
del disco lasci presagire un lavoro di gruppo, l’unico titolare
del progetto è quest’oscuro (è proprio il caso di dirlo)
personaggio.
Il
presente
EP di quattro brani segna il suo
primo
passo
da
solista, dopo essere stato impegnato negli anni passati in un
indefinito (ma consistente) numero di progetti e collaborazioni.
Il risultato, va detto, non è affatto male per essere un esordio,
soprattutto vista la particolarità della proposta. Per una volta
ispirarsi a Seattle non è sinonimo di cotanto scempio visibile su
Mtv, infatti Ahab Rex rilegge il Grunge nelle sue varianti più
pesanti
e claustrofobiche (come alcune cose dei Mudhoney per intenderci), e
contestualizza il tutto in una realtà
dalle
sfumature piuttosto oscure.
Ovviamente è d’obbligo l’uso di forti distorsioni per i suoni
di chitarra e (soprattutto) di basso, non a caso in coda viene
proposta “Plastic People”, che originariamente si chiamava
“The Bomb” ed era la b-side del 7”
'Andres' (del quale
conservo gelosamente la copia n. 3536 di 5000 in vinile verde)
delle L7. Da apprezzare inoltre la naturalezza con
cui Ahab Rex riesce a gestire le differenti atmosfere che vanno a
dare spessore e consistenza ai vari brani. Sia quando prova a
cimentarsi con richiami più moderni (le vocals filtrate di
“[Undertow] no. 5”), che con gli ammiccamenti Pop di
“Vertigo” (il cui coro femminile è altamente catchy) o con l’ossessiva “The Surgeon’s Photo”, il
risultato è sempre più che apprezzabile. Come esordio siamo ben
sopra la media abituale, quattro pezzi che offrono ottimi spunti
ed una speranza in più per il futuro. Attendo al varco il
fatidico full lenght, ammettendo comunque la tangibilità
dei presupposti necessari a dar vita a qualcosa di valido.
Tony Aramini
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