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Gli
Aisling sono un sestetto triestino che piacerà sicuramente a tutti gli
estimatori di bands quali Graveland e Primordial.
Anche nei nostri non manca una marcata componente pagana, infatti non nascondono di nutrire ancora forti legami
nei confronti delle
tribù celtiche
che fondarono la loro città oltre 2000 anni fa. Musicalmente si
muovono su territori black metal con influenze celtico-pagane,
senza però arrivare al Pagan Black in senso stretto. Per intenderci, i richiami alla
tradizione folk sono meno pesanti (magari in Tir Na N’og è
udibile qualcosa sul generis) rispetto ad esempio a bands come
i citati Primordial. L’alternarsi di momenti tirati
a breaks acustici e rilassati spezza il ritmo del disco e
lo rende vario al punto giusto, riducendo al minimo le possibilità
di eventuali cali di tensione. Personalmente è proprio nei momenti più introspettivi
che gli Aisling mi hanno maggiormente
impressionato, a partire dalla ottima intro pianistica, fino
agli stacchi di “Misanthropic Salvation” ed alle atmosfere eteree di “Duan Amhairghine”. Ovviamente si tratta
di una semplice preferenza personale, in quanto anche negli
attimi più violenti e tirati i nostri reggono molto bene.
Tecnicamente c'è da dire che anche se talvolta il lavoro di
produzione presenta qualche imperfezione (ma è normale,
d’altronde sono un gruppo al primo vero album, per di più
totalmente autofinanziato), possiamo comunque soprassedere,
visto che alla fine "Aisling" riesce ugualmente a suonare meglio di tanti
prodotti dello stesso genere che magari escono anche per label importanti. Un
plauso anche al godibilissimo artwork, ben curato e bello a
vedersi, in particolar modo la suggestiva copertina. Se siete
appassionati del
sottogenere in questione amerete
questo disco, ma non mancherete di apprezzarne le molteplici
qualità anche se siete amanti del black metal più in generale.
Tony Aramini
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