|
Una carriera più che brillante è da tracciarsi per le Amína, quartetto di giovanissime e belle polistrumentiste fresche del Reykjavík College of Music che dal 1998 decide di conglobare le proprie idee e capacità e presto si ritrova a supportare il tour del '99 dei Sigur Rós per Ágætis Byrjun, procedendo non solo accompagnandoli fino ai giorni nostri (si ricordino le recentissime date italiane del tour nelle quali figurano in supporto), ma anche collaborando con altri gruppi come gli Album Leaf ("In A Safe Place") e gli Efkerlang ("Tripped"). E' proprio dalla storica cooperazione coi Sigur Rós album dopo album che nasce in loro la voglia di esprimersi autonomamente, ed il risultato sono questi splendidi venti minuti scarsi di EP, che aspettò un anno dalla pubblicazione in madrepatria e UK (2004, in edizione limitata di 1000 copie) prima di sbarcare nel resto del mondo, ed al quale presto seguirà un attesissimo full-length, pubblicato anch'esso per la neonata etichetta Worker's Institute che al momento accoglie appena un altro artista: Jóhann Jóhannsson (uno dei più grandi musicisti della scena underground scandinava, precedentemente sotto la Touch). E' stato per loro preferenza non ospitare i Sigur Rós per questi lavori indipendenti, ma che ciò non sconforti i fan, perchè già da questi pochi ma più che esaurienti quattro brani di EP che non si allontana dalla tradizione islandese (legata ai Múm, a Björk, ai Bang Gang, ai Gus Gus ed ai pluricitati Sigur Rós) quanto piuttosto va ad arricchire ed impreziosire, abbiamo l'opportunità di porci ottime aspettative (siamo anche molto curiosi riguardo alle linee vocali, che per il momento non figurano propriamente).
Viole, violini e violoncelli sono solo gli strumenti più normali che queste vi troverete: seguono vibrafoni, campanellini, cristalli, arpe, chitarrine, sonaglini, carillon, tastierine e molto altro, dall'artigianalissima sega di metallo alle combinazioni elettroniche di un MacIntosh. Problematico catalogare la loro musica: possiamo definirla avant-garde atmosferico, post-rock da camera che se non fosse per impercettibili cori (mascherati a Theremin) sarebbe completamente strumentale in sostanza "l'atipico al servizio della semplicità" come ha riuscitamente detto qualcuno, ma sarebbe limitante e forse anche un po' fuorviante: resta quindi il piacere di godersi queste dolcissime fascinazioni ambient infantili ed agresti che María Huld Markan (violino), Hildur Ársælsdóttir (violino), Edda Rún Ólafsdóttir (viola) e Sólrún Sumarliðadóttir (violoncello) sanno esprimere con tanta naturalezza, in attesa di avere tra le mani l'imminente full-length.
Tiziana Brombin
Voto:
7,5
|