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Ora
ogni tassello è al suo posto e tutto appare chiaro, anche se ci sono voluti tre
anni… Tre lunghi anni dal disperato “Alternative 4” targato Anathema. Oh
no, non poteva essere la speranza di “Judgement” a mettere tutto in ordine,
poiché il tunnel era troppo profondo per risollevarsi così in fretta. “Duncan
Petterson”… Questa era la soluzione; quello era il suo mondo, in cui i suoi
vecchi compagni d’avventura erano solo dei semplici ospiti consenzienti. A
dimostrarcelo è il fantastico “Saviour”, nuovo progetto dell’ex bassista
degli Anathema, fuoriuscito dal gruppo dopo “A4”. E proprio da quei solchi
ricomincia il discorso, dall’urlo soffocato di “Feel” ma, soprattutto, dai
brividi mai cicatrizzati della decadente “Lost Control”. Certo, l’uscita
è più vicina, in fondo al tunnel ora filtra un po’ di luce affievolita dalla
nebbia. Quel che non è cambiato è il silenzio delle lacrime di un uomo che ha
avuto il coraggio di riaffrontare il proprio mondo. Dolci note acustiche, il
buio che avanza, l’inquietante angoscia che prende possesso di un angelo puro…
E basterà chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dalla musica,
assolutamente incontrollabile ma veramente espressiva. Giochi continui di
oscurità e luce (soprattutto le belle vocals femminili di Michelle Richfield)
ed esplosioni improvvise, con una batteria programmata e degli organi abili nel
togliere il respiro. Ma quando è l’elettronica a farla da padrone si riescono
a vivere momenti di puro trip hop di scuola inglese, capaci di mischiarsi e
sfumare in passaggi ambient, opera del sempre bravo Les Smith, autore di un’altra
ottima prova alle tastiere. Insomma una dolce, lunga e sofferta ninna nanna all’interno
di un incubo…
David Scalet
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