APOCALYPTICA "apocalyptica" (Harmageddon/Universal)

VOTO: 6,5

Piccoli metallari crescono. Tra un Plasmon ed una banconota da 100 $, il nostro trio d’eroi sinfonici finlandesi composto da Eicca Toppinen, Paavo Lotjonen e Perttu Kivilaakso ha fatto il colpaccio, spingendo il loro giovane becco fuori dal nido e lasciando che i due babbuini più sexy del pop sbrodolato di metal Ville Valo (voce degli H.I.M.) e Lauri Ylönen (voce dei The Rasmus) non solo comparissero sul suddetto nuovo album, ma addirittura duettassero. Già. Duettano sulla canzone ahimè portabandiera “Bittersweet” che ahimè hanno composto insieme, per la quale è stato creato un (rigorosamente in bianco e nero) videoclip. Sulle note di Bittersweet, dedicata ad una ovvia “regina dei miei (suoi) silenzi”, ho rischiato seriamente di incappare in una sindrome diabetica di non poco peso. Ma per fortuna questo tipo di brani di norma non dura troppo e l’incubo è finito presto. Dico ahimè perché ritengo che questo “Apocalyptica”, diciassettesima su diciotto releases ufficiali (singoli e best of compresi, eh), depurato di queste ovvie manovre di marketing per dilettanti sarebbe stato molto, molto più appetibile e gradito. Questo perché questi bastardi sono bravi, fottutamente bravi coi loro violoncelli uno più identico dell’altro e basta. Chiudendo ora e per sempre la parentesi Lauri Ylönen, il disco si apre con una canzone scritta e cantata dal nostro uomo, “Life Burns!”, e se il binomio “un uomo una garanzia” più indurre a storcere il naso per il puzzo di luogo comune qualunquista, beh mi tocca incitare a credere a queste parole. Preferisco comunque fare finta di aver avuto un altro incubo e saltare alla traccia successiva. Dalla seconda traccia come per tutto il disco si sente che questo vuol’essere sul serio un album metal, temprato dalla batteria di Mikko Sirén, che non rientra nella loro originale strumentazione ma che per questo album è stata di grande supporto. Ospite più gradito è Dave Lombardo, che lustra con la sua batteria il brano “Betrayal/Forgiveness”. Per brani come “Distraction” o soprattutto “Fisheye” e “Fatal Error” non avrei mai e poi mai creduto che non ci sia stata traccia di chitarra elettrica alcuna, ma è proprio così. Questi quattro bastardi suonano il violoncello come fosse una chitarra elettrica, ed i risultati sono stupefacenti. Che questo entusiasmo sia giustificato dall’ignoranza in questo campo senza dubbio, ma che dire, se mi piace, mi piace e basta, il resto non conta. Per cosa vale la pena acquistare (o chiedere in prestito, o cosa volete) questo disco? Stanotte ha nevicato che Dio la mandava. Sono uscita di casa alle 7:30, la luce era rosea e la neve sotto le prime luci profumava di primavera. Ascoltavo questo disco, e quando sono arrivata a “Ruska” ho avuto 5 minuti di profonda serenità. Continuava a nevicare, lieve ma imperterrita, e gli accordi di questi archi mi scorrevano lungo le guance, assieme alle briciole di neve, e mi sono sentita in Paradiso. Con il pianoforte che timido si fa spazio tra gli accordi di “Ruska”, spalmando di dolcezza qualche cicatrice latente, è stato crudele tornare alla realtà. Non so quanto sia efficace questo brano all’infuori di un contesto tanto propizio per chi lo sente per la prima volta, ma basta lasciarsi possedere dalla sua semplicità per apprezzarlo.  “Farewell” (che verrà ripresa per breve sottoforma di “Forgiveness”, parte contigua a “Betrayal”) l’ascoltai davanti ad una Chiesa, probabilmente per istigazione divina, probabilmente il contesto perfetto. Meno magnetica di “Ruska”, forse perché un po’ venata di cattiveria. “Deathzone”, come profeticamente suggerisce il titolo, pare estrapolata da un contesto bellico statico, la batteria dipinge una marcia tragica e nota, credo sia una degna traccia di chiusura. Chiusura in senso lato, perché questo album compare anche sotto edizione limitata.

L’edizione limitata include tre tracce extra, “En Vie” (ovvero la versione cantata di “Quutamo”), “How Far” e “Wie Weit” (quest’ultima anche nuovo singolo uscito –parlapà- il giorno di San Valentino), ed una chicca se inserite il disco nel PC: lo skin degli Apocalyptica per il vostro lettore multimediale preferito. Vov. Il testo di “Wie Weit” ed “How Far” è stato scritto e recitato dalla fanciulla Marta Jandovà (direttamente dal gruppo rock alternativo tedesco Die Happy, vagamente associabile alla compatriota Carmen Consoli per timbro in scale basse, impressione destinata a durare appena per l’intro di “How Far” e pronta a scomparire, quasi), mentre “En Vie” proviene dalle manine di Emmanuelle Monet, voce e chitarra del gruppo francese Dolly. Belle, brave, tutto quanto, ma l’identità del gruppo passa in decimo piano. Da soli si lavora bene, i primi dischi parlano chiaro. Dagli esordi, quando facevano cover dei Metallica (Apocalyptica Plays Metallica By Four Cellos”, 1996), si passò a far cover di Sepultura, Faith No More e Pantera (“Inquisition Symphony”, 1998), poi cominciò la mania delle collaborazioni (“Path Vol.2”, ovvero “Path” cantata da Sandra Nasic dei Guano Apes, conficcò il suo videoclip nella heavy rotation per mesi sui canali musicali della parabola) e mai più si ripresero. Attualmente sono in tour come gruppo spalla dei Rammstein, assieme ai quali, nella recente data milanese al Filaforum (24/02), hanno suonato con graditi risultati “Ohne Dich”, tratta dall’ultimo disco dei tedeschi “Reise Reise”. Questi Apocalyptica calzano ogni scarpetta, peccato che le loro le indossino troppo poco spesso.

Tiziana Brombin

TRACKLIST

Life Burns
Quutamo
Distraction
Bittersweet
Misconstruction
Fisheye
Farewell
Fatal Error
Betrayal/Forgiveness
Ruska
Deathzone
En Vie
How Far
Wie Wiet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.apocalyptica.com