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Piccoli
metallari crescono. Tra un Plasmon ed una banconota da 100 $, il nostro
trio d’eroi sinfonici finlandesi composto da Eicca Toppinen, Paavo
Lotjonen e Perttu Kivilaakso ha fatto il colpaccio, spingendo il loro
giovane becco fuori dal nido e lasciando che i due babbuini più sexy del
pop sbrodolato di metal Ville Valo (voce degli H.I.M.) e Lauri Ylönen
(voce dei The Rasmus) non solo comparissero sul suddetto nuovo album, ma
addirittura duettassero. Già. Duettano sulla canzone ahimè portabandiera
“Bittersweet” che ahimè hanno composto insieme, per la quale è stato
creato un (rigorosamente in bianco e nero) videoclip. Sulle note di
Bittersweet, dedicata ad una ovvia “regina dei miei (suoi) silenzi”,
ho rischiato seriamente di incappare in una sindrome diabetica di non poco
peso. Ma per fortuna questo tipo di brani di norma non dura troppo e
l’incubo è finito presto. Dico ahimè perché ritengo che questo “Apocalyptica”,
diciassettesima su diciotto releases ufficiali (singoli e best of
compresi, eh), depurato di queste ovvie manovre di marketing per
dilettanti sarebbe stato molto, molto più appetibile e gradito. Questo
perché questi bastardi sono bravi, fottutamente bravi coi loro
violoncelli uno più identico dell’altro e basta. Chiudendo ora e per
sempre la parentesi Lauri Ylönen, il disco si apre con una canzone
scritta e cantata dal nostro uomo, “Life Burns!”, e se il binomio
“un uomo una garanzia” più indurre a storcere il naso per il puzzo di
luogo comune qualunquista, beh mi tocca incitare a credere a queste
parole. Preferisco comunque fare finta di aver avuto un altro incubo e
saltare alla traccia successiva. Dalla seconda traccia come per tutto il
disco si sente che questo vuol’essere sul serio un album metal, temprato
dalla batteria di Mikko Sirén, che non rientra nella loro originale
strumentazione ma che per questo album è stata di grande supporto. Ospite
più gradito è Dave Lombardo, che lustra con la sua batteria il brano
“Betrayal/Forgiveness”. Per brani come “Distraction” o soprattutto
“Fisheye” e “Fatal Error” non avrei mai e poi mai creduto che non
ci sia stata traccia di chitarra elettrica alcuna, ma è proprio così.
Questi quattro bastardi suonano il violoncello come fosse una chitarra
elettrica, ed i risultati sono stupefacenti. Che questo entusiasmo sia
giustificato dall’ignoranza in questo campo senza dubbio, ma che dire,
se mi piace, mi piace e basta, il resto non conta. Per cosa vale la pena
acquistare (o chiedere in prestito, o cosa volete) questo disco? Stanotte
ha nevicato che Dio la mandava. Sono uscita di casa alle 7:30, la luce era
rosea e la neve sotto le prime luci profumava di primavera. Ascoltavo
questo disco, e quando sono arrivata a “Ruska” ho avuto 5 minuti di
profonda serenità. Continuava a nevicare, lieve ma imperterrita, e gli
accordi di questi archi mi scorrevano lungo le guance, assieme alle
briciole di neve, e mi sono sentita in Paradiso. Con il pianoforte che
timido si fa spazio tra gli accordi di “Ruska”, spalmando di dolcezza
qualche cicatrice latente, è stato crudele tornare alla realtà. Non so
quanto sia efficace questo brano all’infuori di un contesto tanto
propizio per chi lo sente per la prima volta, ma basta lasciarsi possedere
dalla sua semplicità per apprezzarlo. “Farewell” (che verrà
ripresa per breve sottoforma di “Forgiveness”, parte contigua a “Betrayal”)
l’ascoltai davanti ad una Chiesa, probabilmente per istigazione divina,
probabilmente il contesto perfetto. Meno magnetica di “Ruska”, forse
perché un po’ venata di cattiveria. “Deathzone”, come
profeticamente suggerisce il titolo, pare estrapolata da un contesto
bellico statico, la batteria dipinge una marcia tragica e nota, credo sia
una degna traccia di chiusura. Chiusura in senso lato, perché questo
album compare anche sotto edizione limitata.
L’edizione
limitata include tre tracce extra, “En Vie” (ovvero la versione
cantata di “Quutamo”), “How Far” e “Wie Weit” (quest’ultima
anche nuovo singolo uscito –parlapà- il giorno di San Valentino), ed
una chicca se inserite il disco nel PC: lo skin degli Apocalyptica per il
vostro lettore multimediale preferito. Vov. Il testo di “Wie Weit” ed
“How Far” è stato scritto e recitato dalla fanciulla Marta Jandovà
(direttamente dal gruppo rock alternativo tedesco Die Happy, vagamente
associabile alla compatriota Carmen Consoli per timbro in scale basse,
impressione destinata a durare appena per l’intro di “How Far” e
pronta a scomparire, quasi), mentre “En Vie” proviene dalle manine di
Emmanuelle Monet, voce e chitarra del gruppo francese Dolly. Belle, brave,
tutto quanto, ma l’identità del gruppo passa in decimo piano. Da soli
si lavora bene, i primi dischi parlano chiaro. Dagli esordi, quando
facevano cover dei Metallica (Apocalyptica Plays Metallica By Four Cellos”,
1996), si passò a far cover di Sepultura, Faith No More e Pantera (“Inquisition
Symphony”, 1998), poi cominciò la mania delle collaborazioni (“Path
Vol.2”, ovvero “Path” cantata da Sandra Nasic dei Guano Apes,
conficcò il suo videoclip nella heavy rotation per mesi sui canali
musicali della parabola) e mai più si ripresero. Attualmente sono in tour
come gruppo spalla dei Rammstein, assieme ai quali, nella recente data
milanese al Filaforum (24/02), hanno suonato con graditi risultati “Ohne
Dich”, tratta dall’ultimo disco dei tedeschi “Reise Reise”. Questi
Apocalyptica calzano ogni scarpetta, peccato che le loro le indossino
troppo poco spesso.
Tiziana
Brombin
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