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Dischi
di remix a parte, gli Arcturus erano assenti dal mercato
discografico dal lontano 1997, quando, con “La Masquerade
Infernale”, ci regalarono un album destinato a lasciare una
traccia importante nell’avanguardia metal di questi anni.
Ora,
5 anni sono una enormità per qualsiasi band, (eccetto Manowar ed
Hammerfall)
figuriamoci per gli Arcturus, che hanno sempre dimostrato di
apprezzare l’evoluzione. Voci di corridoio inoltre sembravano
annunciare una vera e propria trasfigurazione musicale verso
sonorità completamente nuove…e come sempre più spesso accade
da quando Internet è diventato un importante mezzo di
comunicazione, si trattava di voci tutte da verificare. In
effetti, quello che è accaduto, è stato “semplicemente” una
evoluzione di “La Masquerade Infernale”, molto pronunciata,
questo si, ma non un completo stravolgimento. Diciamo che il
precedente album resta soltanto come scheletro di questo “Sham
Mirrors”, che apporta miglioramenti di grande valore e ci mostra
che 5 anni non sono passati invano. Meno teatrale e più sognante
del predecessore, questo è uno dei pochi
album di questi tempi non etichettabili neppure
intrugliando 27 nomi di generi musicali. Un disco in cui momenti
classicheggianti, metal di vario tipo, elettronica, sfumature
gotiche e Dio solo sa quanto altro ancora, vengono uniti da legami
che li rendono una cosa sola. Grandissima prestazione di Garm (Ulver)
alla voce, preciso come un orologio svizzero il drumming di
Hellhammer, e con i complimenti mi fermo qui, ma potrei andare
avanti per ore.
Come per il precedente, per quello che riguarda i suoni c’è
un discorso da fare. Questo è un lavoro corale, nel quale le
chitarre (leggermente impastate in verità) non sono pressoché
mai in primo piano e di solito supportano più che guidare il
suono, ruolo spesso lasciato a tastiere varie. A me non è
dispiaciuto affatto, del resto le keyboards svolgono un ottimo
lavoro, ma non sono sicuro questo non farà storcere qualche
bocca.
Eccellente il lavoro di sintesi : nonostante l’album non
sia affatto monotono (ci sono momenti sognanti come “Kinetic”,
cavalcate come “Collapse Generation”, alternanze di furia ed
eleganza come “Radical Cut” ed altro ancora) l’omogeneità
del prodotto è elevata, e così pure la qualità è costantemente
su alti livelli, ci sono appena un paio di piccole cadute di
tensione ampiamente compensate da qualche momento superlativo
(vedi il già citato “Kinetic”… che sia il miglior pezzo
Norvegese da anni a questa parte ? ) . In definitiva, morte e
sepolte quasi tutte le reminescenze Black Metal degli esordi, gli
Arcturus si sono spostati su un Avant-metal (Parafrasando lo
slogan delle barrette di cioccolato, si potrebbe dire “ più
avant e meno metal ” ) molto sognante a prova di imitazione…
hanno osato, ed hanno avuto ragione ancora una volta. Consigliato
a tutti quelli che non hanno bisogno di incasellare la musica per
apprezzarla.
Reje
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