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-Indicazioni.
Il nuovo album dei parigini Arkhon Infaustus è indicato a chi non ha paura d'addentrarsi in boschi tutt'altro che ameni, di notte, in solitudine e con una bistecca grondante sangue appesa dietro al culo. Queste persone fanno parte del 'Gruppo A'. Tutte le altre persone fanno parte del 'Gruppo B'.
-Controindicazioni.
Conati di vomito, "vibrazioni" (non so come chiamarle) allo stomaco (come se foste dei Gremlins bagnati dall'acqua), fitte lancinanti ai testicoli e voglia di piangere. Questo è ciò che ho provato dopo i primi 3-4 minuti di questa "musica".
-Avvertenze.
L'uso smodato di "Perdition Insanabilis" può provocare spiacevoli conseguenze. A seconda della persona. A me capita di girarmi indietro perché chiamato da qualcuno. Se capita di giorno e fra la folla, tutto sommato è ok. Se capita alle 3 di notte, con la stanza vuota e buia, vengo sopraffatto dall'ansia e scoppio in lacrime per la troppa paura. Provo le stesse sensazioni di Kirsty quando le fanno visita i Cenobiti. Mi sento osservato, col fiato sul collo, scruto l'angolo più buio della stanza ma non trovo niente (di diverso dal solito). Ed è in quel preciso istante che un odore pungente proveniente dai quarti inferiori affiora: mi sono cagato addosso un'altra volta, sob. Dalla paura, ma sempre sporco di merda sono. Quindi, se non siete i Waco Jesus non ascoltate quest' album.
-Dose e tempo di somministrazione.
Gruppo A: come e quanto vi pare. Tanto voi adepti alle arti nere non avete paura di un cazzo. Nondimeno, se vi piacciono i gruppi che ricordano gli Incantation più sofferti e inclini al black metal, gli Isacaarum più schizzati e la musica lancinante in genere, avrete di che godere con quest'album.
Gruppo B: il meno possibile, se tenete alla vostra vita. Altrimenti, durante "genesis of loss" sentirete delle presenze attorno a voi, ma voltandovi non troverete nessuno (e giù biastime, naturalmente). Sentirete le voci. Inizierete a pensare "questo disco è OLTRE". Durante "absurd omega revelation" vi verrà in mente Roberto Lato che fa il saluto fascista e vi rivela, quasi con un sogghigno sul volto, che in realtà Hendrik Mobus è LUI.
Shub Niggurath
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