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Una
romantica e triste orchestra suona un sottofondo adatto alla
contemplazione della luna durante una notte invernale... Una
musica che definirei poesia melodica, antica e decadente è quella
che ci viene proposta da questo terzetto napoletano, gli Ashram,
composti da Luigi Rubino (piano), Sergio Panarella (voce) e
Alfredo Notarloberti (violino), accompagnati da un dolce
violoncello e un sofferente contrabbasso che ci incantano con 15
oscure ballate classiche... Tre ragazzi dotati di grandi doti,
veri musicisti che creano atmosfere dolcissime e indescrivibili...
Sono in grado di emozionare o di commuovere semplicemente con voce
profonda e delicata, un pianoforte malinconico e un violino
passionale e avvolgente... E poi all'improvviso il ritmo
s’incalza, nel mezzo delle loro nostalgiche creazioni… Come se
volessero trasmettere calma e apatia che prendono vigore e si
trasformano in assordante dolore, fuga dalla realtà e corsa
contro il tempo: è una caratteristica che accomuna tutti i brani
di questo disco. Anche il nome del gruppo è alquanto incantato e
pieno di mistero, Ashram, infatti, è un termine indiano che
rappresenta il luogo dove il Guru insegna la ricerca di Dio che
può essere una casa, un giardino, una capanna... Qualsiasi luogo
aperto ad ogni religione. "Forever at your mercy" e
"I've lost myself" sono i brani che meglio di tutti
reincarnano ciò che gli Ashram tentano di trasmettere...
Ispirazione e arte, tradizioni e cultura, sofferenza e rancore,
tentazioni e amori impossibili... E tutto immerso in un elegante e
affascinante capolavoro, sortilegio d'amore...
DyingTear
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